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Ciclismo, il Giro d’Italia è di Egan Bernal. Caruso guadagna ancora: è secondo. Crono finale a Ganna

La Republica News
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Troppo più forte, e allora la sorte ha provato a fare lo scherzetto a Filippo Ganna: un vetro che c’era ma non ci doveva essere, proprio all’ultimo dei 30 km della crono finale del Giro d’Italia. Preso, foratura: significa fermare una corsa lanciatissima, cambiare bici, ripartire, riprendere il ritmo e superare lo sconforto. Un inconveniente che stava per costare carissimo al piemontese: Remi Cavagna è andato fortissimo, se la sarebbe giocata sul filo dei millesimi. Condizionale, perché il francese – e qui la sorte c’entra poco – a 500 metri dall’arrivo commette un errore tecnico inusuale per questi livelli: prende una curva facendola dritta e finendo per terra. Il re resta Ganna quindi: per 12 secondi sul francese, che per centesimi resta davanti ad un ottimo Edoardo Affini. E che dire di Matteo Sobrero: quarto a 13’’, nelle ultime curve ha dovuto dribblare due ammiraglie che gli hanno praticamente occupato interamente la sede stradale. Sarebbe arrivato sicuramente secondo. A Milano vince Ganna dunque: negli ultimi due giri il campione del mondo di specialità ha conquistato tutte e 5 le prove contro il tempo. Per trovare un nome diverso bisogna andare indietro di due anni, l’ultima di Verona nel 2019 vinta dallo statunitense Chad Haga.

(ansa)

<<La cronaca della cronometro>>

Bernal sigilla il Giro, ma Caruso lo avvicina ancora

La crono non scalfisce posizioni definite nella generale. Egan Bernal si prende il Giro d’Italia, è il secondo colombiano a farlo dopo Nairo Quintana: due settimane all’attacco, una in difesa. Non è stato il corridore pazzesco del Tour de France 2019: nella sua avventura in giallo, pur giovandosi della squadra, talvolta aveva dato la sensazione di potersela cavare anche senza, stavolta meno. Martinez e Castroviejo in salita, uno strepitoso Filippo Ganna in pianura (‘sfruttato’ in maglia rosa a tirare mezza giornata nella tappa di Sestola) sono stati fondamentali. Una squadra fortissima non l’ha avuta Damiano Caruso (a parte Pello Bilbao nella tappa dell’Alpe Motta): il ciclismo italiano in questo Giro è stato lui, il gregario senza macchia e senza paura, splendido anche nell’ultima cronometro, in cui ha rosicchiato altri trenta secondi a Bernal ed ha lasciato ancora più dietro il terzo nella generale, Simon Yates (primo podio al Giro al quarto tentativo.  Dovendo scegliere un paragone con il passato, le tre settimane di Caruso hanno ricordato quelle di Miro Panizza, che al Giro del 1980 fece tremare sua maestà Bernard Hinault. Ma è chiaro che non è lui che può risolvere la carenza dell’uomo delle corse a tappe nel nostro ciclismo. A Nibali, torturato da cadute di tutti i tipi, va fatto un monumento all’orgoglio: ma l’eroe è stanco e, fermi restando i segnali importanti arrivati con 7 vittorie di tappa italiane, il problema resta.



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