Ciclismo Pogacar tornera al Tour Le accuse di Roglic e Dumoulin La mia vittoria non e stata incredibile solo inattesa

Ciclismo, Pogacar tornerà al Tour: “Le accuse di Roglic e Dumoulin? La mia vittoria non è stata incredibile, solo inattesa”

La Republica News
Pubblicità
Pubblicità

175539416 fdba2cef 0301 4d50 967a 8ee18033c753

UAE Tour, Strade Bianche, Tirreno-Adriatico, Tour dei Paesi Baschi, Amstel Gold Race, Freccia Vallone, Liegi-Bastogne-Liegi, Delfinato, Tour de France, Giochi Olimpici e Vuelta. Nel disegno della stagione di Tadej Pogacar non c’è il Giro d’Italia. Un po’ si sapeva, un po’ si era anche sperato che, anziché difendere il titolo al Tour, il 22enne fenomeno sloveno puntasse a espandere le sue conoscenze in materia di grandi corse a tappe. Il menù del suo 2021 contiene comunque molta Italia e non contiene la parola “appagamento”. Da Abu Dhabi, dove è in ritiro con la sua UAE Emirates ed ha già ricevuto la prima dose del vaccino anti-Covid, Pogi racconta gli ultimi frenetici mesi della sua vita. Compreso il suo settembre, giallo da impazzire.

Ciclismo: più crono, doppio Ventoux e gran finale sui Pirenei. Svelato il Tour 2021

Com’è cambiato il suo rapporto con la gente e come vive questa improvvisa popolarità?

«Con normalità, come tutto il resto. È vero, ho più richieste da stampa e sponsor e più gente mi ferma per strada per chiedermi una foto. Io cerco solo di mantenere il mio equilibrio interiore».  

Come ha festeggiato l’incredibile successo al Tour?

«Ho regalato un orologio a ognuno dei miei compagni e un paio di cene fuori alla mia fidanzata Urska. Nient’altro di avventato. Vivo sempre nello stesso appartamento di Montecarlo accanto a Davide Formolo e Valerio Conti. Non sento l’esigenza di qualcosa di più grande. La mia vita va bene così com’è».

Ora arriva il difficile, confermarsi. Svolgerà, oltre alla preparazione fisica, anche un percorso di natura psicologico-motivazionale in vista dei grandi obiettivi dell’anno?

«No, credo che la preparazione fisica sia essenziale nel ciclismo e che la mente segua il corpo. Mi sto allenando meglio che nel 2020 e ho ancora più voglia di fare bene rispetto allo scorso anno».

Ciclismo, la guerra fredda dei docu-film tra Roglic e Pogacar: sfida infinita dopo il Tour

La natura della sua vittoria al Tour, con quella clamorosa rimonta nell’ultima cronometro alla Planche des Belles Filles, ha scatenato qualche diceria. Roglic e Dumoulin, nel documentario “Codice giallo” pubblicato dalla tv olandese Nos hanno parlato di una prestazione “incredibile” da parte sua, quel giorno. Lei come risponde?

«Quelle di Roglic e Dumoulin sono state frasi pronunciate a caldo. La mia prestazione non è stata né incredibile, né assurda, ma solo inattesa. Eppure quel giorno lo spazio per recuperare il mio distacco da Roglic c’era: la salita era dura e la combinazione tra una mia supergiornata e una pessima di Primoz dall’altra ha scavato il solco. Per me quel giorno ha funzionato tutto: avevo preparato bene la tappa in ricognizione, ho effettuato un cambio di bici superveloce ai piedi della salita e sono andato molto forte. Anche nelle tappe precedenti avevo sempre attaccato. Non so dire se loro abbiano commesso un errore di valutazione del pericolo che potevo rappresentare per la loro vittoria. Io non mi sono mai accontentato».

La UAE si è molto rafforzata con gli arrivi di Hirschi, Majka, Trentin. Il confronto con la Jumbo quest’anno sarà maggiormente equilibrato?

«La nostra squadra è migliorata rispetto al 2020, di anno in anno stiamo crescendo e sono fiducioso di poter lavorare bene con i nuovi compagni e di riuscire a gestire una corsa impegnativa come il Tour. Ma io credo che, come uomini, siamo già più forti della Jumbo».

Le piace il percorso 2021 della Grande Boucle?

«Il Tour rimane la corsa più dura del mondo, anche se il percorso è molto diverso rispetto a quello del 2020. Ci saranno più tappe pianeggianti e soprattutto due cronometro piatte, la prima già alla quinta tappa. Questa potrebbe da subito spostare gli equilibri della corsa. Sto già lavorando su materiali e posizione da crono in pianura. Dovrò crescere molto».

Tornare al Tour da campione in carica è una motivazione o un motivo di stress?

«È la prima volta che mi capita in carriera, è una cosa completamente nuova, ma sono molto motivato. È anche vero che manca tantissimo tempo al Tour e che la stagione non è ancora iniziata. Il Tour si vince a Parigi, non all’inizio della stagione. Vedremo come arriveranno anche i miei principali avversari. Sarà una corsa molto aperta e il ciclismo è imprevedibile: si può cadere e mandare all’aria mesi di preparazione. La sfortuna è la cosa che mi spaventa di più in assoluto nella vita».



Go to Source