Ciclismo, vietato lanciare borracce ai tifosi. Ma i corridori insorgono: “E’ un rito in gara”

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Fausto Coppi la passava a Gino Bartali (o viceversa, mai si è capito come sia andata) sul Col du Telégraphe al Tour de France del 1952. Nello scatto storico la protagonista isospettabile era una borraccia, un oggetto di culto che tanti campioni in sella hanno lanciato ai tifosi come souvenir. Non accadrà più. Piuttosto, bisognerà smaltirle nelle green zone, oppure consegnarle agli assistenti di squadra sul ciglio della strada nei punti di rifornimento della gara. La norma, in vigore dal 1 aprile, varata dall’Unione Ciclistica Internazionale (Uci) che impedisce ai corridori di lanciare le borracce (e qualsiasi tipo di oggetto o rifiuto) ai tifosi sulla strada durante le competizioni, ha provocato una mobilitazione nel mondo del ciclismo, colpito nella sua simbologia.

Tour de France 1952: Fausto Coppi e Gino Bartali si passano la borraccia sul Col du Telégraph 

La misura voluta dall’Uci per alzare la soglia della responsabilità ambientale delle due ruote non è per nulla condivisa dagli atleti. Il caso scatenante è stata la squalifica al Giro delle Fiandre dello svizzero dell’AG2R Michael Schar per aver lanciato a terra (invece che nella zona di competenza) la sua borraccia, affinché fosse raccolta da un gruppetto di tifosi. La questione è ancora sul tavolo, anche se l’Uci ha deciso di rivedere le sanzioni: per le gare di un giorno, la prima infrazione porterà a una multa e riduzione punti nella classifica Uci e solo la seconda infrazione produrrà una squalifica.

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Per le corse a tappe, multa alla prima infrazione con deduzione di punti Uci, penalità di tempo (un minuto) per la seconda infrazione, alla terza ecco la squalifica. Dunque, un primo passo in avanti, che ha tenuto conto della  posizione del sindacato del ciclisti che chiedeva una soluzione, tenendo conto anche dell’abitudine dei corridori a lanciare la borraccia mentre sono in gara.

Tour de France 2015 
Lo stesso Schar, dopo la squalifica ricevuta, ha scritto una lettera aperta all’Uci, spiegando che dal lancio di una borraccia da parte di un corridore, nel Tour de France del 1997, ha avuto inizio il sogno di diventare un ciclista professionista. Il corridore elvetico ha anche proposto un piccolo adattamento alla regola, consentendo ai corridori di lanciare le borracce solo nelle zone dove sono presenti gli spettatori. “Sono contro anche all’ammenda ai corridori, tante volte si è visto, anche in tv, che i ciclisti lanciano la borraccia ai tifosi affinché diventasse per loro un ricordo, un cimelio da portarsi a casa – spiega il commissario tecnico della nazionale italiana di ciclismo, Davide Cassani -, non era giusto squalificare un corridore per la borraccia ai tifosi, piuttosto è un gesto per far felice qualcuno”.

Oltre al ct della nazionale, in appoggio a Schar si sono schierati diversi ciclisti, tra cui Chris Froome, quattro volte vincitore al Tour de France,  che su Twitter ha definito “ridicolo” il divieto imposto dall’Uci, rilanciando un filmato in cui si nota il suo lancio della borraccia a un tifoso durante una gara in Spagna di fine marzo. Insomma, condivisione del ciclismo sport ecosostenibile, ma applicazione del buonsenso, piuttosto che norme punitive.

La misura anti-borracce al pubblico non è piaciuta neppure a Claudio Chiappucci, più volte sul podio nella classifica finale al Giro d’Italia e al Tour de France negli anni Novanta, idolo sulle strade, soprattutto nelle tappe in salita: “E’ eccessiva, comprendo benissimo l’esigenza di lanciare segnali e azioni concrete per la tutela dell’ambiente ma la borraccia è un pezzo importantissimo della storia del ciclismo, è un simbolo. Già i tifosi sono in fuga dal ciclismo, perché sport non molto legato all’evoluzione tecnologica, ora ai tifosi togliamo anche le borracce? Assicuro inoltre che le borracce lanciate dai corridori non restano in terra, anzi sono preda dei fan che vogliono cimeli da portarsi a casa”. Per Chiappucci la soluzione potrebbe essere “la borraccia biodegradabile, una buona idea per il ciclismo che tiene conto delle esigenze ambientaliste e per i tifosi, che non perderanno un pezzo di storia delle due ruote”.

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