Cina 17 novembre un anno fa il primo contagio. Ma e ancora mistero sulle origini del Covid 19

Cina 17 novembre, un anno fa il primo contagio. Ma è ancora mistero sulle origini del Covid-19

La Republica News
Pubblicità

NANCHINO – Un anno. La prima persona infetta dal virus che in seguito avremmo battezzato Sars-Cov-2 risale al 17 novembre 2019, esattamente un anno fa. Un signore di 55 anni dello Hubei, la regione di Wuhan. I medici che lo curarono, ovviamente, non potevano capire di avere di fronte un nuovo e pericolosissimo patogeno, i sintomi erano comuni a tante altre malattie. A riavvolgere il nastro fino a quel paziente, a quel 17 novembre, sono state le successive ricerche delle autorità cinesi, almeno stando a un documento interno rivelato dal quotidiano South China Morning Post. Neppure quella data però è un punto fermo. Non può esserlo, perché le indagini sull’origine di un virus sono complicatissime e perché quelle sugli inizi di Sars-Cov-2 di fatto devono ancora partire. Né è detto partano davvero, visto il valore politico di cui sono caricate. 
Coronavirus, i segreti di Wuhan e quei 65 giorni che hanno cambiato il mondo
Carlo Bonini ,  Filippo Santelli ,  Federico Rampini ,  Anais Ginori ,  Tonia Mastrobuoni ,  Antonello Guerrera ,  Cosimo Cito 13 Maggio 2020
Da una parte gli Stati Uniti, che hanno cercato in ogni modo di attribuire alla Cina la responsabilità dal contagio, anche puntando il dito, senza prove, contro il laboratorio di Wuhan. Dall’altra Pechino, che di quella responsabilità cerca in ogni modo di liberarsi. In mezzo l’Oms, incaricata da maggio di una “indagine indipendente” sulle origini del virus che dopo diversi mesi ancora deve muovere i primi passi. La Cina, come sempre quando si tratta di ispezioni straniere sul proprio territorio, fa ostruzionismo. Non è ancora chiaro quando la squadra di esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità potrà sbarcare nel Paese. Ma è già chiaro, secondo quanto rivelato dal New York Times, che non saranno loro a occuparsi delle indagini a Wuhan, primo focolaio conosciuto del virus. Di quella delicatissima parte si occuperanno gli esperti cinesi.
Nel frattempo la Cina, che al suo interno ha contenuto il contagio, continua la sua campagna di propaganda, molto poco scientifica, sul virus “importato”. Siccome Sars-Cov-2 è stato rilevato su una serie di prodotti surgelati in arrivo dall’estero, i media di regime hanno avanzato l’ipotesi che anche a Wuhan il patogeno possa essere arrivato da fuori, magari da oltre confine. Scienziati che fiutano il vento politico si prestano ad accreditare la tesi, colleghi anche autorevolissimi come il luminare Zhong Nanshan dicono mezze verità utili alla causa: “Non è detto che il virus sia nato in Cina”. Infine, ricerche tutte da verificare come quella appena pubblicata dell’Istituto tumori di Milano, secondo cui il virus circolava in Italia già a settembre, vengono citate dai media cinesi come prove che è nato altrove.  La politica si infila nei vuoti, fisiologici, lasciati dalla ricerca scientifica. Ma, quel che peggio, le impedisce di colmarli. Eppure quei vuoti non sono assoluti, qualcosa sappiamo. Per esempio che il mercato di Wuhan, il luogo a cui all’inizio tutti avevamo guardato, con tutta probabilità non è quello dove il virus è passato all’uomo. Che la stessa città di Wuhan probabilmente non è il luogo del primo contagio, ma solo della sua emersione. Uno studio inglese sulle mutazioni di Sars-Cov-2 sostiene in maniera convincente che il virus sia passato all’uomo tra l’inizio di ottobre e l’inizio di dicembre, con grande probabilità in Cina. Quel che sarebbe accaduto dopo è storia nota.   


Go to Source