Cina, i timori sulla crescita allontanano i capitali esteri. E scatta il sorpasso degli altri Paesi emergenti

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MILANO  – I timori di un rallentamento dell’economia cinese cominciano a contagiare anche gli investitori. Per la prima volta da sei anni a questa parte gli acquisti esteri sui mercati azionari emergenti asiatici al di fuori della Cina hanno superato gli afflussi verso Pechino. È quanto sottolinea il Financial Times evidenziando come negli ultimi 12 mesi gli afflussi netti dall’estero verso i mercati emergenti asiatici “ex-Cina” siano stati di oltre 41 miliardi di dollari, superando gli afflussi netti di circa 33 miliardi di dollari verso le azioni della Cina continentale attraverso il sistema di scambio Stock Connect di Hong Kong, secondo i dati Goldman Sachs.

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Una netta inversione di tendenza se si pensa che nei 12 mesi precedenti nei mercati emergenti il saldo era stato negativo, cioè con un deflusso netto, di 76,6 miliardi, mentre per la Cina il dato era stato positivo per 42,8 miliardi.

Il cambiamento – sottolinea il quotidiano londinese – riflette le delusioni sulla ripresa della Cina dal periodo delle restrizioni Covid-19 e mette in luce  come le economie dell’area stiano beneficiando dello spostamento delle catene di approvvigionamento e della forte domanda di semiconduttori negli Stati Uniti.
 

“Se si guarda all’intera regione, ci si orienta maggiormente verso i mercati più sensibili alla crescita degli Stati Uniti”, ha spiegato Sunil Koul, analista per l’Asia-Pacifico di Goldman Sachs, contrapponendo la lenta ripresa della Cina alla forte crescita di altre aree della regione e alle crescenti speranze che gli Stati Uniti possano evitare la recessione quest’anno.

Il raffreddamento degli investitori sulla Cina emerge anche dall’ultimo sondaggio condotto da Bank of America tra i gestori di fondi asiatici, da cui è emerso che una leggera maggioranza dei circa 260 intervistati – con un totale di oltre 650 miliardi di dollari di asset in gestione – ha ridotto la propria esposizione alla Cina.

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