Cingolani: “Il clima è ormai un’emergenza come il Covid. Puntiamo sulle tecnologie”

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GLASGOW — Bastano davvero i soldi che — improvvisamente — non sono più un problema, per cambiare le sorti del pianeta? Bastano gli investimenti a 9 cifre di miliardari sbarcati alla Cop26 con i loro jet privati per ottenere quel che fin qui non si osava sperare? Roberto Cingolani sta per lasciare Glasgow dove tornerà venerdì per presentare il manifesto di Youth for Climate. A quell’iniziativa, che l’Italia renderà periodica con uno stanziamento iniziale di 4 milioni di euro, il ministro della Transizione ecologica — e il premier Mario Draghi — tengono molto. «Aiutiamo i ragazzi a passare dalla protesta alla proposta — dice Cingolani — forniamo loro una piattaforma per poterlo fare».

Non è che il focus sui finanziamenti privati serve solo a coprire le mancanze degli Stati?
«Qui a Glasgow c’è un senso di urgenza manifesto e condiviso. Non era scontato. Al G20 abbiamo ottenuto un grande risultato: l’accordo sul tetto di 1,5 gradi. È normale che sul quando ci siano differenze tra economie diverse, ma è comunque un passo avanti. Così come lo è la consapevolezza che non si può più pensare nell’ottica dei 100 miliardi promessi ai Paesi in via di sviluppo, ma di almeno 1000 miliardi l’anno. Qui entrano in gioco la filantropia, le banche, l’interazione tra pubblico e privato che non serve solo alla transizione energetica, ma a colmare diseguaglianze colossali».

Basta?
«No, ma è la condizione senza cui non possiamo fare il resto. Poi servono i rapporti internazionali, un investimento epocale in tecnologia. L’impegno di net zero al 2050 è molto gravoso. Net significa netto, il bilancio tra quello che emettiamo e quello che intrappoliamo di C02 deve essere zero. Per farlo bisogna accelerare sul fronte delle tecnologie. Come per il Covid il senso di urgenza nato dalla pandemia ha portato a un vaccino in 18 mesi, sul clima deve accadere qualcosa di simile. Operazioni come la Global Energy Alliance possono essere acceleratori formidabili. I soldi sono la benzina, bisogna costruire la macchina».

Modi ha rivisto l’impegno dell’India al 2070. Il premier indiano guida il fronte di una parte di mondo che non vi segue.
«Modi dice “Voi avete occupato lo spazio del carbonio anche per noi”. Ha ragione e a questi argomenti si risponde, ad esempio, investendo in India su comunità energetiche elettrificate fornendo rinnovabili, accumulatori. È un’operazione colossale, ma è l’unico modo per poter avvicinare quel 2070 al 2050».
A che punto siamo in Italia con la dipendenza dalle fonti fossili? Per l’Ilva di Taranto, le promesse di una riconversione sostenibile sono state finora sempre tradite.
«Proprio sull’Ilva ci vedremo in questi giorni al ministero. Lì bisogna passare dal carbone all’elettrico: inizialmente si farà col gas, ma bisogna subito predisporre il passaggio all’idrogeno. Che deve essere verde. Non si fa in un anno».

In quanti?
«Forse in tre puoi passare al gas. Per l’idrogeno, bisogna capire quanto verde si riesce a mettere in piedi».

Gli obiettivi del Pnrr sono ambiziosi. Tutto a posto con le resistenze delle Regioni di cui si era parlato in questi mesi? E con il popolo dei “Nimby”, “Non nel mio cortile”?
«Stiamo creando un tavolo con le Regioni, ho parlato con Fedriga. Serve una riflessione per arrivare a un accordo che è interesse di tutti».

Non rinuncia alle sue idee sul nucleare di quarta generazione.
«Facciamo finire alla commissione la nuova tassonomia».

Tradotto: la commissione dirà nei prossimi mesi se può considerarsi energia “verde”. E poi?
«Poi gli Stati faranno le loro valutazioni. Si tratta di tecnologie non mature, da non confondersi con quelle su cui abbiamo fatto il referendum. Dopo la tassonomia, serviranno anni di studio per valutare tre cose: la sicurezza, il costo e la quantità di scarto radioattivo per energia prodotta. Giappone, Stati Uniti, Regno Unito e Francia stanno già facendo questi studi. Vedremo che cosa esce da questi numeri e, semmai ci vorremo pensare, ci penseremo con i dati in mano».

Nonostante i pericoli?
«Se è considerato verde puoi pensare di investirci, altrimenti no. E magari nel frattempo scopriremo qualcosa di completamente nuovo che renderà questa discussione inutile».

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