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Cinque milioni sono tornati a scuola. In classe infanzia, elementari e medie

ROMA – Cinque milioni, scarsi, sono tornati a scuola. Oggi alle 8, in alcuni casi otto meno o più qualcosa, hanno varcato portoni e cancelli delle scuole alunni e studenti delle scuola dell’infanzia, della primaria, delle medie. Le superiori no, si decide lunedì 11, e molte sono le defezioni annunciate in partenza (Veneto, Friuli, Piemonte, Marche, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sardegna).

Anche sul rientro dei cicli inferiori, questa mattina, ci sono state variabili. In Campania il presidente Vincenzo De Luca ha spostato a lunedì 11 il ritorno dell’infanzia e delle prime due classi delle sculle elementari, con un ritorno nelle due settimane successive, rispettivamente, delle restanti elementari (terze, quarte e quinte) e delle superiori (di primo e secondo e grado). Ancora, il presidente del Molise Donato Toma, con la sua regione vicina alla soglia d’allerta, ha dato libero rientro per oggi solo agli asili, ma poi ha lasciato ai sindaci la possibilità di consentire singolarmente la presenza alle elementari. Anche in Puglia, oggi, didattica a distanza per tutti (la scuola dell’infanzia, che funziona solo in presenza, di fatto è semplicemente ferma). Il presidente pd Michele Emiliano ha voluto specificare – nella sua ordinanza che porta un sapore dei primi cinque stelle – che chi vuole portare comunque il figlio in classe deve fare una richiesta “esplicita e formale” al dirigente scolastico, “richiesta che sarà valutata da quest’ultimo sulla base dei criteri dell’alleanza scuola-famiglia. Antonio Spirlì, via Facebook, ha fatto sapere che in Calabria anche i primi cicli, infanzia ed elementari, non si vedranno in classe fino al 15 prossimo.

 

Anche la Sicilia verso lo stop per i più grandi

Se la Liguria, con un presidente Giovanni Toti critico verso la gestione scolastica di governo di questi giorni, ora è intenzionato a riportare le superiori in classe al 50 per cento dall’11, il Comitato tecnico scientifico della Regione Sicilia, invece, suggerisce agli assessori Roberto Lagalla (Istruzione) e Ruggero Razza (Salute) provvedimenti più restrittivi, “alla luce della crescita esponenziale di contagi” e ad attendere “sulla riapertura di tutte le scuole, comprese quelle primarie e secondarie di primo grado”. I primi cicli, in verità, anche in Sicilia sono rientrati in presenza, ma per le superiori è probabile la Dad per tutto gennaio.

Nelle due province autonome di Trento e di Bolzano oggi rientro per tutti i primi tre cicli e al 75 per cento per le superiori.

Decisivo, per comprendere gli orientamenti delle nove regioni che vogliono rientrare lunedì prossimo con metà superiori in presenza (Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Umbria, Abruzzo con la Basilicata ancora incerta), è il report settimanale dell’Istituto superiore di sanità di domani attraverso il quale si decideranno i colori delle regioni rispetto al livello di contagio e seguendo i nuovi criteri.

La nota del Mi: “In area arancione possibile presenza al 50 per cento”

Il ministero dell’Istruzione, nel frattempo, ha emanato una nota in cui specifica – di fronte ai dubbi – che per decreto nazionale con la zona arancione (indice di contagio compreso tra 1 e 1,25) si potrà fare lezione in presenza al 50 per cento. Con la rossa obbligatoria la Didattica a distanza a partire dalla seconda media mentre le regioni gialle potranno fare scuola in presenza al completo. E’ una precisazione necessaria visto il susseguirsi di decreti Dpcm che dal 6 novembre avevano mandato gli studenti in Dad e introdotto l’Italia a colori.

Scrive il capo dipartimento Max Bruschi: dal 7 al 16 gennaio “la scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo grado continuano ad operare secondo quanto stabilito dal Dpcm 3 dicembre 2020 (zone gialle e arancioni, 100 per cento in presenza; zone rosse, 100 per cento in presenza per i servizi educativi, la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e il primo anno della scuola secondaria di primo grado, integralmente a distanza per il secondo e terzo anno della scuola secondaria di primo grado). Nelle zone arancioni si possono adottare forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica garantendo almeno al 50 per cento della popolazione studentesca la lezione in presenza. Lo stesso ministero, che non farà ricorso nei confronti delle ordinanze regionali, ricorda che “sono da osservarsi le eventuali diverse determinazioni più restrittive deliberate dalle Regioni e dagli Enti locali nell’esercizio delle rispettive competenze”.



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