Ciro Grillo cambia linea e si smarca dai tre amici. Ipotesi rito abbreviato

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GENOVA — L’ultima difesa dei quattro amici di Genova accusati di stupro è scivolata via nel nulla. Il mea culpa collettivo recitato ancora due mesi fa davanti ai magistrati per le foto e il video osceni con una delle due ragazze che dormiva sul divano — episodio solo in apparenza minore perché equiparato dal Codice Roso alla violenza sessuale — è stato vano. «Quel filmato era una cosa goliardica, non lo rifarei», metteva a verbale Ciro Grillo lo scorso aprile. «Una stupidaggine che non rifarei perché credo di essere maturato in questi due anni», giurava Edoardo Capitta. «L’abbiamo fatto per gioco e senza alcun sfondo di natura sessuale», ribadiva Vittorio Lauria. Non è servito a niente.

Come inutile è stato il tentativo del figlio di Beppe Grillo di prendere le distanze dagli altri, senza rompere il fronte delle difese ma comunque cercando dei distinguo. Che non ha trovato. «Con le foto non c’entro, dormivo», ha ripetuto qualche giorno fa ai carabinieri della Compagnia San Martino di Genova. Ma il procuratore capo di Tempio Pausania Gregorio Capasso e la sostituta Laura Bassani hanno chiesto per tutti il rinvio a giudizio. L’udienza preliminare è il 25 giugno e i legali dei ragazzi stanno valutando se, in caso di processo, proporre alla gup Caterina Interlandi (giudice a Milano nei casi Mills-Berlusconi e Cia-Abu Omar) il rito abbreviato: consente lo sconto di un terzo di pena ed evita il dibattimento in aula.

Gli inquirenti dunque credono a Silvia, studentessa milanese che sostiene di essere stata violentata in un appartamento di Cala di Volpe prima da Francesco Corsiglia poi, in gruppo, dagli altri tre. Le sue contraddizioni e qualche amnesia in una testimonianza non ricordava di aver dato un bacio a Ciro al Billionaire e ha negato di essere andata con loro a prendere le sigarette dopo il primo rapporto sessuale con Corsiglia, circostanza documentata da una foto), non ne hanno minato l’attendibilità. Né gli indagati sono riusciti ad alleggerire le loro posizioni con gli interrogatori di due mesi fa.

Quando si siedono per l’ultima volta davanti ai pm di Tempio (Capitta, Lauria e Corsiglia il 9 aprile, Grillo jr il 15 aprile), sanno già il loro destino. Hanno letto gli atti, le intercettazioni, le chat, le testimonianze, le informative dei carabinieri. Per i due episodi di sesso contestati, sanno di dover puntare sulla consensua-lità, pur consapevoli che difficilmente i pm si convinceranno. Corsiglia sembra il meno compromesso: era da solo con Silvia e, a differenza degli altri, non ha girato un video col telefonino durante il rapporto. «Io e lei, dopo aver mangiato, ci siamo appartati nella stanza priva di porta e coperta dalle tende… Non ho mai subito calci da Silvia nel tentativo di allontanarmi ». I pm ascoltano, ma non gli credono. Lauria e Capitta esordiscono riaffermando che Silvia «era consenziente e non ubriaca».

L’interesse però si concentra sul video sconcio fatto con Roberta alle 6.15 della mattina del 17 luglio, e le tre foto scattate tra le 6.29 e le 7.15. Qui le versioni di Capitta e Lauria diventano un pasticcio per Grillo. Dice infatti Lauria: «Inizialmente eravamo io e Capitta e ci scattiamo le foto a vicenda, poi arriva Grillo e credo che la foto gliel’ha scattata Edoardo ». Capitta è dello stesso avviso: «Le abbiamo fatte un po’ tutti. Anzi, Ciro ha anche un video. Quando parlo di “tutti” intendo io, Lauria e Grillo, perché Corsiglia non c’era». Detta altrimenti, tirano dentro Ciro nella vicenda delle foto da cui lui si ritiene estraneo. Ecco le sue dichiarazioni del 15 aprile: «Non mi sono mai avvicinato a Roberta nel modo descritto e le foto, della cui esistenza ho appreso solo dopo la visione degli atti, non mi riguardano. Non sono io. Mi ero fatto fare un video, per scherzo e stupidamente, che mi ritraeva seminudo vicino a lei, ma a una distanza debita. Il video è delle 6.25. Quando sono state scattate le foto, invece, io dormivo». Per i pm di Tempio, tuttavia, quel filmato basta e avanza.

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