Claudia, vigilante e mamma coraggio morta sul lavoro: “Noi vivremo anche per lei”

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Repubblica dedica uno spazio fisso alle morti sul lavoro. Una Spoon River che racconta le vite di ciascuna vittima, evitando che si trasformino in banali dati statistici. Vite invisibili e dimenticate. Nel nostro Paese una media di tre lavoratori al giorno non fa ritorno a casa e “Morire di lavoro” vuole essere un memento ininterrotto rivolto a istituzioni e politica fino a quando avrà termine questo “crimine di pace”.

“L’ultima sera che l’ho vista ho fatto una scenata, una delle mie solite…Rimpiango di non averla abbracciata. Sappiamo solo noi quanta fatica abbiamo fatto per arrivare fino a qui. Ora cercheremo di viviere la vita per lei, ha visto tanto dolore nella sua esistenza e lei non si è fermata. Perchè adesso dovremmo farlo noi?”. Valentina ha 14 anni e quando dice “noi” si riferisce a lei e al fratello Nicola, appena maggiorenne, che è lì nella chiesa parrocchiale San Michele Arcangelo di Bassano Bresciano dove si celebra il funerale della mamma Claudia. Fino a qualche giorno prima nel “noi” era compresa anche lei: Claudia Pini, 51 anni, morta sul lavoro a Agnosine. “Noi tre”. Una madre coraggio e due ragazzi, una piccola squadra che ha affrontato una vita difficile: Claudia è stata operaia, ha svolto altri lavori, infine ha ottenuto l’abilitazione per l’attività di guardia giurata. Tutte le notti in auto per i giri di controllo di cantieri e edifici. Come la notte della fine: l’automobile parcheggiata fuori da un cantiere prende velocità perchè il freno a mano non è innestato, Claudia viene travolta. “Non si dovrebbe permettere a un collega di uscire in pattuglia da solo e da solo percorrere tanti chilometri di notte”, protestano i sindacati del settore. Parole al vento, come tutte quelle che si dicono dopo ogni morte sul lavoro. Intanto Valentina e Nicola si rimettono in cammino: “Noi due”.

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