Colossi del web, in tre anni oltre 36 miliardi di tasse non pagate. Nel 2022 frena la crescita e la Borsa li punisce

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Oltre 36 miliardi di imposte non versate grazie alla capacità di ‘giostrare’ la propria fiscalità e spostarla laddove le regole sono meno pesanti. E’ quanto sono riuscite a fare le 25 maggiori società WebSoft, i colossi tecnologici che operano da Internet al software, scandagliati nel consueto report di Mediobanca sul settore.

Dallo studio emerge che nel 2021 circa il 30% dell’utile ante imposte delle 25 maggiori Websoft mondiali è stato tassato in paesi a fiscalità agevolata, con conseguente risparmio fiscale di 12,4 miliardi di euro. Risparmio che sale a 36,3 miliardi nel triennio 2019-2021. Secondo l’indagine, l’aliquota media risulta pari al 15,4% nel 2021, inferiore a quella teorica del 21,9%. Nel periodo 2019-2021 la tassazione in paesi a fiscalità agevolata ha determinato per Tencent, Microsoft e Alphabet un risparmio fiscale rispettivamente di 13,4, 6,9 e 5,2 miliardi, per intendersi.

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In Italia nel 2021 le filiali dei giganti del Websoft hanno versato al Fisco quasi 150 milioni per un tax rate effettivo del 25,1%. Questa cifra è riferita tuttavia solo alle Websoft con una filiale in Italia, mentre non ricomprende i gruppi stranieri che operano in italia tramite branches e che potrebbero aver pagato le tasse in altri paesi. Sempre secondo Mediobanca, considerando anche l’accantonamento per il pagamento della digital service tax, il tax rate salirebbe al 33,5%. Nel 2021, Amazon, che è presente in Italia con 10 società, ha pagato 35,5 milioni di euro con un tax rate del 32,9% mentre Ibm ha versato al fisco 44,5 milioni con un tax rate del 19,5%. Segue Microsoft con 22,6 milioni e aliquota del 32,8%.

Gli altri numeri indagati da Mediobanca riguardano il giro d’affari. Prendendo il dato aggregato dei 25 colossi mondiali, quelli che superano i 12 miliardi di euro di ricavi, arriviamo a quota 1.584 miliardi di euro, pari al 90% del Pil italiano. In un quadro di forze consolidato da tempo, Stati Uniti (dove hanno sede 11 dei colossi del websoft) e Cina (9) si sono spartiti la quasi totalità dei ricavi: il 67% del fatturato Websoft è stato generato dai colossi statunitensi, il 28% da quelli cinesi e solo il 5% dai gruppi che hanno sede negli altri paesi, ovvero Germania (2), Giappone (2) e Corea del Sud (1).

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A livello di trend, la pandemia ha ulteriormente evidenziato il divario di velocità di crescita tra le Websoft e le multinazionali manifatturiere: mentre le prime hanno accelerato (+50% i ricavi 2019-2021), le seconde hanno segnato solo un +7,6%. Il giro d’affari è sempre più concentrato: i primi tre player – Aamazon, Alphabet e Microsoft – rappresentano la metà dei ricavi aggregati, con il colosso dell’e-commerce (414,8 miliardi di euro, di cui il 50,9% generato dal retail), in prima posizione dal 2014, che ne concentra da sola oltre un quarto. A fine 2021 la forza lavoro delle Websoft contava quasi quattro milioni di persone in tutto il mondo, in aumento di oltre un milione di unità sul 2019, di cui 810mila dalla sola Amazon, regina indiscussa per numero di occupati: 1,6 milioni a fine 2021.

Questo trend di crescita inarrestabile ha dato segni di cedimento nei nove mesi del 2022, con una crescita di fatturato aggregato ‘solo’ del +9,5% su anno. Il ritorno alla normalità si riflette nel rimbalzo dei comparti più penalizzati dalla pandemia: sharing mobility (+111,6% di ricavi su anno) e vendite online di viaggi (+55,5%). Più contenuti gli incrementi per quei settori che avevano beneficiato dei cambiamenti nelle abitudini dei consumatori: food delivery (+27,0%), cloud (+21,3%) ed e-commerce (+3,8%). I comparti con maggiore incidenza sul fatturato sono l’e-commerce (37%), la pubblicità (25%) e il cloud (19%). Nello stesso periodo risulta in contrazione la redditività operativa (-5,5% il mon sui primi nove mesi 2021) e crollano gli utili netti (-42%), con ogni società che ha mediamente prodotto un utile netto giornaliero di 16 milioni di euro rispetto ai 27 milioni del 2021. In calo anche la liquidità (-11,9%) che resta comunque ancora sostenuta, con un’incidenza sul totale attivo del 23,4% a fine settembre 2022 (dal 28,0% a fine dicembre 2021, superiore al 14,4% della grande manifattura).

Le Borse hanno preso atto di questo rallentamento:  dopo aver raggiunto il picco di capitalizzazione nel dicembre 2021 a 8.628 miliardi di euro, nel 2022 i giganti del Websoft hanno registrato la prima flessione significativa con un crollo del -29,2% al 18 novembre 2022.

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