Come si forma una supercella temporalesca e perché è pericolosa

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Le ondate di calore perduranti e un insieme di fenomeni che si verificano nella Pianura Padana sono all’origine dello sviluppo delle supercelle temporalesche che stanno flagellando il Nord Italia in questi giorni. Gli studi di Marcello Miglietta, dirigente di ricerca dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima, si concentrano proprio sulle supercelle e sui tornado, oltre che sui cosiddetti “Medicanes” i cicloni mediterranei simili a quelli tropicali. L’esperto ci aiuta a definire meglio le caratteristiche delle supercelle.

Come si sviluppa una supercella

“Partiamo da una cella temporalesca normale – spiega Miglietta – che si sviluppa perché l’aria calda che si alza dal suolo si scontra con l’aria fredda in quota. Quando si raggiunge la saturazione dei cumulonembi si ha la pioggia. La supercella temporalesca si differenzia perché ha un ingrediente in più, il vento non è costante con la quota ma tende a intensificarsi. Nel normale temporale, nella fase di dissolvimento l’aria più calda viene trascinata verso il basso e va a raffreddare l’aria più fredda, nella supercella questo non succede perché il vento ha un’inclinazione trasversale, chiamata wind shear”.

(Infografica: wunderground.com)

La differenza di durata

È questa rotazione del vento che fa durare di più i fenomeni connessi alla supercella. “In virtù del wind shear si verificano movimenti di aria rotatori all’interno della supercella, detti mesocicloni. Questo sistema rotatorio di venti inclinati – semplifica Miglietta – alimenta la nube e quindi i fenomeni della supercella possono durare anche ore”.

Si può riconoscere l’arrivo di una supercella?

“I nostri strumenti sempre più sofisticati, come i radar doppler, ci consentono di verificare la velocità del vento e di individuare con rapidità la natura di un fenomeno. A occhio nudo ci vuole comunque una certa esperienza – continua l’esperto – si può individuare una rotazione, una forma più estesa, una diversa colorazione del cielo con sfumature diverse dal bianco e il grigio e poiché di solito sono associate precipitazioni grandinigene si può avere un fronte più biancastro”.

Quali sono i pericoli?

“Le supercelle sono più pericolose perché ad esse si associano fenomeni più violenti: il wind shear è associato a grandine, tornado e downburst, cioè raffiche di vento discensionali con moto verticale”.

Le supercelle riguardano soprattutto le pianure?

“Una tesi a firma di Francesco De Martin dell’università di Bologna, alla quale si sta lavorando per la pubblicazione e ha già ricevuto numerosi premi, ha chiarito perché nella pianura Padana si creano tre condizioni particolarmente favorevoli alla formazione di supercelle – spiega Miglietta -. In questa zona si scontrano vento caldo secco in discesa dagli Appenini, aria più fredda da Nord e aria calda umida dall’Adriatico, creando così una configurazione particolarmente favorevole alla comparsa di questo fenomeno”.

La formazione delle supercelle è più frequente negli ultimi anni?

“Di sicuro è aumentato l’interesse scientifico su questi fenomeni, che riusciamo a descrivere in maniera sempre più accurata anche grazie al progresso tecnologico. Le supercelle si cono sempre state, ma è chiaro che con le ondate di calore e soprattutto con il notevole aumento delle temperature del mare si sviluppa più energia e quindi più fenomeni intensi”.

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