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Comunali: le primarie del centrosinistra un affare da uomini, dopo Roma anche a Torino niente donne

La Republica News
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Certo non si può pensare di introdurre le quote rosa nelle primarie del centrosinistra, ma è clamoroso come, appena si entri in un campo in cui non esistono regole che obblighino i partiti ascegliere donne, le donne spariscano dalla scena politica. È successo anche per le comunali di Torino. Quattro uomini in gara per conquistare la candidatura a sindaco, neanche una donna. Ora dicono ci sia imbarazzo nel centrosinistra torinese, sono tutti dispiaciuti e pronti a riequilibrare, se verranno eletti, con una squadra a forte presenza femminile. Eppure una possibile candidata c’era, la dem Gianna Pentenero, ex assessore regionale; ma si è ritirata poco prima che partisse la raccolta delle firme, in nome dell’unità del partito. Un sacrificio che invece non ha ritenuto di dover fare un altro dem, Enzo Lavolta, ex assessore comunale, che correrà contro il candidato spinto dal pd torinese Stefano Lo Russo. Insieme a loro il civico Francesco Tresso e il radicale Igor Boni.

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Ma si sa, le donne sono abituate a fare un passo indietro: in nome del bene comune, dell’unità del partito, o magari della famiglia. Del resto qualcosa di molto simile è accaduto anche alle primarie del centrosinistra per la scelta del sindaco di Roma, dove la senatrice dem Monica Cirinnà ha rinunciato a correre per sostenere il candidato ufficiale del Pd, l’ex ministro Roberto Gualtieri. Indicato dal leader Enrico Letta come il nome unitario su cui convergere in vista di una gara, quella per il Campidoglio, che si presenta tutta in salita.

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Certo Letta è anche il segretario che, appena arrivato, ha imposto, una vice e due capogruppo donne. Un gesto forte, l’unico possibile vista la mancanza di regole per una parità di genere nelle cariche interne al partito e nelle candidature. E in assenza di una vera battaglia delle donne all’interno della sinistra. 

L’unica presente nelle primarie del centrosinistra è, a Bologna, la sindaca di San Lazzaro, Isabella Conti: è sostenuta da Italia viva ma ha aperto una polemica definendo “sintomo di una cultura maschilista” il fatto che venga definita con l’etichetta di “renziana”.

Il tema dell’assenza di donne nelle candidature della sinistra è probabilmente aggravato nel quadro attuale dalla difficoltà dei partiti a trovare candidati sindaci forti, a sinistra come a destra, (dove ancora mancano nomi per Roma e Milano). In alcuni casi più che una gara a candidarsi si è assistito ad una corsa a sfilarsi, come se fare il sindaco fosse diventato ormai, tra dissesti finanziari delle città, intralci burocratici e rischi giudiziari, un mestiere impossibile.

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