Comunali Milano, Sala contro Bernardo: “Chi non ha coraggio di dichiararsi antifascista indegno di guidare la nostra città medaglia d’oro della Resistenza”

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Sul caso del porto d’armi e della pistola di Luca Bernardo, Beppe Sala aveva deciso di non attaccare lo sfidante di centrodestra limitandosi a invocare la “trasparenza totale” come requisito per chiunque decida di fare politica. Ma questa volta, davanti al suo avversario che dichiara di non “distinguere fra fascisti e antifascisti ma tra le persone”, il sindaco dice basta.

E il fronte che disegna non solo per la maggioranza che guida Palazzo Marino ma per Milano è invalicabile: “Sono convinto in modo assoluto che chi non ha il coraggio di dichiararsi antifascista non sia degno di guidare la nostra città, Medaglia d’oro della Resistenza”.

Milano verso le Comunali, Bernardo: “Non distinguo le persone tra fasciste e antifasciste”

E’ dura, la reazione di Sala. E soprattutto non sembra voler ammettere sfumature o ambiguità. La premessa è sempre quella: il sindaco-ricandidato ha promesso di non alimentare le polemiche durante questa campagna elettorale e lo conferma: “Il Dottor Bernardo è uno dei miei competitori all’elezione a sindaco di Milano. A lui e agli altri ho deciso di non rispondere mai. Porterò avanti le mie idee e poi decideranno i milanesi chi è più degno di guidare Milano fino al 2026”, scrive sui suoi profili social.

Eppure, quel non voler segnare demarcazioni tra fascisti e antifascisti rivendicato da Bernardo portano Sala a dettare una replica decisa. Perché qui, è il messaggio, non c’è una differenza di visione sulla mobilità o la sicurezza, sulle piste ciclabili o la movida, per citare alcuni dei punti su cui Bernardo lo ha attaccato. Qui, dice, entrano in gioco valori non negoziabili e su quelli non si può non esprimersi con chiarezza: “Certi valori non sono mode – continua Sala -, sono il frutto del sacrificio di nostri concittadini per garantire la democrazia contro ogni forma di dittatura. Di cui godiamo anche oggi”.

Lui e la città Medaglia d’oro della Resistenza, insomma, sanno da che parte stare e chiunque non esprima con altrettanta fermezza la stessa condanna “non è degno” di rappresentare Milano. 

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