Comunità di Bose, l’appello di Enzo Bianchi su Twitter: “Solo e in esilio, venite a pranzo da me”

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Un appello a non essere lasciato solo è stato lanciato dall’ex priore della Comunità di Bose, Enzo Bianchi, su Twitter: “Cari amici, sono invecchiato e ho difficoltà a venirvi a trovare. Vivo in esilio a Torino, da solo ma la mia vocazione è comunitaria, non eremitica. Perciò venite voi e a pranzo  troverete piatti gustosi e converseremo in pace. Oggi peperoncini dolci farciti di carni e aromi” è l’invito corredato da una foto in cui mostra la pietanza preparata.

Il trasloco di Enzo Bianchi, dopo l’allontanamento disposto dal Vaticano con un “decreto singolare”, è avvenuto  il 30 maggio scorso in un alloggio di Torino messo a disposizione da amici dopo una rapida ristrutturazione. Il monaco, astigiano di Castel Boglione, 78 anni, prolifico saggista e divulgatore, soffre di un’ernia discale e ha una insufficienza renale. Viene assistito da due confratelli.

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Molta parte della sua biblioteca è rimasta ancora nella casetta poco distante da Bose, dove gli è stato concesso di lasciarli. Chi gli è vicino parla di una soluzione ponte, in attesa di poter approdare in una cascina o in qualche realtà abbandonata dove dare vita a una nuova comunità, magari già nel 2022: con i monaci e le monache – circa una dozzina – pronti a distaccarsi, non senza problemi e difficoltà.

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Anche allora Bianchi aveva ricorso a Twitter per annunciare il trasloco: “Cari amici, care amiche – ave a scritto – per alcuni giorni sono stato silente e non vi ho inviato i pensieri emersi nel mio cuore. Ma un faticoso, sofferente trasloco me lo ha impedito: per noi vecchi migrare è uno strappo non pensabile anche perché ci prepariamo all’esodo finale, non a cambiar casa e terra”.

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In giugno Enzo Bianchi è apparso in pubblico alla manifestazione Torino Spiritualità con l’intervento “Non privarti di un giorno felice”: dal versetto del libro di Siracide “Non privarti di un giorno felice, non ti sfugga nulla di un legittimo desiderio”, ha riflettuto sull’idea, “tanto limitante quanto diffusa, della religiosità come elenco di obblighi e divieti eretti contro la forza delle passioni umane. Al centro una domanda: è davvero questo la religione?”

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