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Concerto Primo maggio al via, diretta tv dall’Auditorium di Roma

La Republica News
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Il Concertone del Primo maggio al via ma in posizione eretta. Dopo la finta diretta dello scorso anno, per la lunga maratona musicale si torna in presenza, gli artisti salgono su un palco vero, di fronte al pubblico in platea anche se distanziato ogni due poltrone e su file alterne. Certo, dai 500 mila spettatori che solitamente si ritrovavano a seguire il Concertone in piazza San Giovanni ai 500 spettatori scarsi della Cavea, il palco al Parco della Musica di Roma, il passo non è affatto breve e le differenze davvero molte. Di mezzo ci si è messa una pandemia che ha steso a terra l’intero mondo degli spettacoli dal vivo ormai da un anno e mezzo.

Nessun pullman, nessun treno speciale, dunque, in arrivo a Roma da altre città come negli scorsi anni per trasportare comitive di ragazzi in gita musicale e per celebrare tra le bandiere in piazza la Festa del lavoro con i sindacati confederali. Quest’anno per la diretta sulla Rai organizzata da iCompany ci sono soltanto spettatori su invito, ospiti degli sponsor, ospiti dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, ospiti degli artisti, oltre a addetti ai lavori e a qualche giornalista Rai in platea. Per il resto della stampa, tv e siti c’è soltanto la galleria, senza possibilità di movimento.

Le esibizioni si svolgono in diretta per quasi tutti gli artisti ma non per tutti: saranno registrate il mini show dall’Inghilterra di Noel Gallagher con i suoi High Flying Birds, quello dall’America della cantautrice LP, quello dal Belgio dei Balthazar, ma anche quelli tutti italiani di DiMartino e Colapesce e della Rappresentante di Lista. Finta diretta, per loro, scelte non solo artistiche ma anche di scaletta. Diretta vera, invece, per tutti gli altri dal palco della Cavea, mai così illuminato dai riflettori come per questa diretta curata da Rai3 e dai microfoni di Radio 2, sempre visibile poi anche su RaiPlay.

Tutto è iniziato con un monologo di Ambra Angiolini: “Cos’è l’Utopia, l’utipa è là all’orizzonte, mi avvicino e si allontana, per quanto cammini mai la raggiungerò e allora a che serve l’utopia? Serve a camminare”, poi ecco la sigla con l’Orchestraccia, in piazza davanti alla Basilica romana di San Giovanni. Ambra e Stefano Fresi leggono un testo di Giorgio Gaber poi il via alla musica con Alex Britti e la sua Gelido.



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