Confartigianato: “Intelligenza artificiale: 8,4 milioni di colletti bianchi a rischio”

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Uno scenario quasi apocalittico quello descritto da un rapporto di Confartigianato che analizza il grado di esposizione all’Intelligenza artificiale del nostro mercato del lavoro. Secondo lo studio sarebbero quasi otto milioni e mezzo i posti di lavoro a rischio per effetto della diffusione dell’intelligenza artificiale. A farne le spese dovrebbero essere i cosiddetti “colletti bianchi”: l’associazione di categoria ritiene che le occupazioni più a rischio siano quelle che richiedono elevate competenze intellettuali e amministrative, dai professionisti dell’informatica ai dirigenti amministrativi e commerciali, dagli esperti in discipline commerciali e amministrative a quelli delle scienze e dell’ingegneria, fino ai dirigenti del settore pubblico. Al contrario, le professioni meno esposte coinvolgono attività manuali non standardizzate.

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I lati positivi dell’automazione

A corredo dello studio, però, Confartigianato fa un passo indietro mostrando che non si parla prettamente di sostituzione del lavoro umano con l’intelligenza artificiale, bensì di profondo impatto sulle mansioni dato dalle trasformazioni tecnologiche e dai processi di automazione. Il rapporto ne mostra anche gli aspetti positivi sull’ottimizzazione del lavoro e le performance delle imprese italiane: il 6,9% delle nostre piccole aziende utilizza robot, superando il 4,6% della media europea e, in particolare, doppiando il 3,5% della Germania. Inoltre, il 5,3% delle Pmi usa sistemi di intelligenza artificiale e il 13% prevede di effettuare nel prossimo futuro investimenti nell’applicazione dell’Ia.

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“L’intelligenza artificiale – sottolinea il presidente di Confartigianato Marco Granelli – è un mezzo, non è il fine. Non va temuta, ma governata dall’intelligenza artigiana per farne uno strumento capace di esaltare la creatività e le competenze, inimitabili, dei nostri imprenditori. Non c’è robot o algoritmo che possano copiare il sapere artigiano e simulare l’’anima’ dei prodotti e dei servizi belli e ben fatti che rendono unico nel mondo il made in Italy”.

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Territorio e confronto con il resto d’Europa

A livello territoriale, la maggiore percentuale di personale in bilico si registra nel centro-nord, con in testa la Lombardia (35,2% degli occupati assunti nel 2022 più esposti a impatto Ia), seguita dal Lazio (32%), Piemonte e Valle d’Aosta (27%), Campania (25,3%), Emilia Romagna (23,8%), Liguria (23,5%).

Nel confronto internazionale, la quota di occupati più esposti è massima, ben il 59,4%, in Lussemburgo, mentre si registra la minima esposizione per la Romania, con una quota più che dimezzata (25,8%). In Germania sarebbe a rischio il 43% dei lavoratori, in Francia il 41,1%, in Spagna il 35,2%.

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