Contagi in salita, è arrivata l’ora di Immuni

La Republica News

Speravamo tutti che non sarebbe servita. Sapevamo che probabilmente non era vero, che era assurdo soltanto pensarlo. Eppure ci siamo cascati lo stesso. Abbiamo voluto crederci. Un atto di incoscienza, più che di ottimismo. O anche solo un bisogno di leggerezza dopo la pesantezza del lockdown. Tanto Immuni non serve, abbiamo pensato. Io quella app mica la scarico. Ecco, forse è arrivato il momento di farlo. I contagi stanno ripartendo, inevitabile con tante persone in movimento e distanziamento sociale praticato da pochi. Ci vorrebbe una app per tenere traccia dei contagi, per fermare i focolai prima che sia troppo tardi. Avete presente gli incendi estivi che anche in questi giorni stanno colpendo molte zone del paese dove il caldo non dà tregua? La app funziona così: non impedisce che una scintilla appicchi un incendio, quello non può farlo; ma lo circoscrive e lo delimita in modo che sia più facile spegnerlo e contenere i danni: in questo caso i morti, i feriti e il rischio di un nuovo lockdown che sarebbe fatale per l’economia del paese. Ci vorrebbe una app e per fortuna la app già c’è. Si chiama Immuni (il nome non è granché ma pazienza, non è il caso di andare per il sottile in questi casi). E’ stata sviluppata in primavera fra mille polemiche e allarmi di cui sono adesso si percepisce fino in fondo l’insensatezza (c’è chi per fuggevole un tornaconto politico si è prestato a campagne denigratorie davvero sconsiderate). Non ci è costata nulla, il che per la storia dell’informatica pubblica italiana, fatta di grandi ritardi e sprechi colossali, è una cosa abbastanza rara. E funziona. Secondo la pagella stilata a livello globale su tutte le app di tracciamento contagi, quella italiana è fra le pochissime ad avere avuto il massimo dei voti in tutte le categorie. Come quando alle Olimpiadi c’è una gara di tuffi e si vedono i membri della giuria sollevare una paletta ciascuno con un voto: per Immuni sono tutti 10. Compreso il tema, spinoso e serio, della privacy. Visto che si parla della riservatezza dei nostri contatti e dei dati sanitari. 10 vuol dire che sono al sicuro, molto ma molto di più di tutti gli altri dati che produciamo andando sui social o navigando il web.Riepilogando. Abbiamo una app ben fatta, sicura, che ci avvisa in maniera riservata se nei 14 giorni precedenti una persona che ci è stata vicino per un po’ ha successivamente scoperto di aver contratto il covid-19. Qual è il problema? Che dall’inizio di giugno ad oggi l’hanno scaricato solo 5 milioni di persone e perché la app sia davvero efficace dovrebbero essere 20 milioni. Il fatto è che finora Immuni è stata snobbata, prima ancora che dai cittadini, dal governo stesso. A parte la ministra dell’Innovazione, gli altri hanno fatto come se non esistesse. Citata distrattamente in un discorso più ampio giusto perché nessuno potesse dire che non l’avevano ignorata. Forse perché temevano che fosse un flop o che non funzionasse, oppure non avevano capito davvero come funziona. Un paio di giorni fa però il Comitato Tecnico Scientifico – il consesso di saggi che da febbraio ci indica la strada maestra – ha invertito la rotta: a proposito della imminente riapertura delle scuole, con tutti i rischi e le apprensioni che ci sono in questo momento, ha detto che sarà decisiva la app Immuni per tutti gli studenti dai 14 anni in su. Decisiva. Insomma speravamo tutti che non sarebbe servita. E invece no. Per gestire i prossimi mesi in attesa del vaccino senza altri lockdown, serve anche una app di tracciamento contagi. Per fortuna c’è. Scarichiamola.


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