Cop26, da Sydney a Parigi in marcia per il clima. Deforestazione: l’Indonesia boccia l’accordo

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Dopo l’appello all’azione per fare fronte alla crisi climatica da parte dei giovani che hanno protestato ieri a Glasgow, tornano le manifestazioni di piazza in tutto il mondo. Da Parigi a Sydney, passando per Londra, Nairobi e Messico, più di 200 gli eventi previsti secondo i movimenti per l’ambiente. La mobilitazione per la “giustizia climatica” insiste per misure immediare in aiuto alle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo, le più colpite dagli eventi catastrofici legati al riscaldamento globale.

8:30 – Deforestazione, l’Indonesia boccia l’accordo: “È ingiusto”

Quarantacinque Paesi partecipanti si impegneranno oggi alla Cop26 a rafforzare le misure per la conservazione della natura e a rivedere le pratiche agricole per ridurre le emissioni di gas serra. I leader del mondo hanno sancito nei giorni scorsi l’urgenza di agire per frenare il riscaldamento globale alimentato dall’agricoltura, dalla deforestazione e daaltri usi del suolo che rappresentano circa un quarto delle emissioni per il riscaldamento del Pianeta. Oggi i colloqui tra delegati si concentreranno sulle strategie per limitare l’aumento delle temperature globali a 1,5 °C al di sopra dei tempi preindustriali, l’obiettivo più difficile dell’accordo sul clima di Parigi del 2015, visto che le temperature medie di superficie sono già aumentate di circa 1.2 °C. “Per restare al di sotto di +1,5 °C è necessaria un’azione rapida a livello globale, compresa un’urgente trasformazione nel modo in cui gestiamo gli ecosistemi e coltiviamo, produciamo e consumiamo cibo su scala globale”, ha dichiarato il segretario per l’ambiente del Regno Unito, George Eustice. “Dobbiamo mettere le persone, la natura e il clima al centro dei nostri sistemi alimentari”, ha aggiunto.

Ma dall’Indonesia arriva un “no” all’accordo per la deforestazione. A criticare i termini dell’obiettivo di porre fine alla deforestazione entro il 2030, sottoscritto a Glasgow dai leader di 131 Paesi, che contengono oltre il 90% delle foreste della Terra, è il ministro dell’Ambiente Siti Nurbaya Bakar che in un post su Facebook ha affermato l’impossibilità di realizzare il target. “Non possiamo promettere ciò che non possiamo fare”, ha scritto il ministro definendo l’accordo “chiaramente inappropriato e ingiusto”. Nonostante il presidente Joko Widodo abbia firmato il Forest Pledge annunciato lunedì scorso a Glasgow, Siti Nurbaya Bakar ha affermato che lo sviluppo resta la massima priorità dell’Indonesia. L’accordo è stato il primo annuncio importante della Cop26 e promette di porre fine e invertire la deforestazione entro il 2030 mettendo sul tavolo circa 14 miliardi di sterline (19,2 miliardi di dollari) di fondi pubblici e privati.

Il commento

Cop26, l’accordo di Glasgow sulla deforestazione è una buona notizia

8:00 Glasgow torna in piazza, il mondo non resta a guardare

 “Basta bla bla bla, passiamo all’azione” è uno degli slogan lanciati dai giovani in corteo a Glasgow, dove oggi sono attese 50mila persone che sfileranno di nuovo di fronte al centro congressi che ospita la Cop26. “E’ chiaro che la Cop26 è un fallimento”, ha detto ieri Greta Thunberg, l’attivista svedese che ha definito il summit il “festival del greenwashing”. Nella giornata dei lavori dedicata alla deforestazione e alla conservazione della natura, i movimenti per l’ambiente tornano quindi a ribadire che “non bastano le belle parole, ma servono progetti concreti”.
 

Tante le sfide della Cop26 in un contesto di pandemia che nel mondo ha indebolito ancor di più i paesi Poveri, già vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici. Ai tavoli del summit circa 200 delegazioni stanno studiando come limitare, come previsto dall’accordo di Parigi, il riscaldamento globale ben al di sotto di +2 °C, e se possibile a non più di +1,5 °C. Ogni decimo di grado in più di riscaldamento globale porta con sé ondate di calore, incendi o inondazioni. Secondo le ultime stime dell’Onu, il mondo si sta attualmente muovendo verso un riscaldamento “catastrofico” di +2,7°C. E secondo un recente studio, le emissioni globali di CO2, il principale gas serra, sono rimbalzate nel 2021 a livelli vicini ai record registrati prima della pandemia di Covid-19.

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