Cop26, l’Italia aderisce all’alleanza per smettere di produrre gas e petrolio. L’appello del Papa: “Il tempo sta finendo non sprechiamo questa occasione”

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Le città, le regioni e l’ambiente edificato sono i temi dell’unidicesima giornata della Cop26 di Glasgow. È la penultima della conferenza e l’ultima a tema. Ma è probabile che l’attenzione sarà catalizzata dalle trattative fra gli Stati sulla bozza di documento finale. L’obiettivo, dice la presidenza britannica, è “tener vivo il target di 1,5 gradi”.

Nella notte è stata diffusa la bozza di documento sulla trasparenza, cioè sulle regole comuni che, secondo l’Accordo di Parigi, gli Stati devono osservare per comunicare i loro progressi nella decarbonizzazione. In plenaria il presidente della Cop26 Alok Sharma inconterà i ministri che ciascun stato ha delegato a seguire la Cop. Non c’è un delegato italiano: saramo rappresentati dalla Ue.

Fra i negoziatori, il clima è positivo. Nonostante la complessità dei dossier e la difficoltà delle decisioni politiche da prendere, viene rilevata la voglia di tutti di arrivare a risultati concreti. L’accordo annunciato fra Stati Uniti e Cina su azioni comuni per il clima è stato un segnale rassiciurante.

Oggi nelle sessioni si confronteranno rappresentanti di città, regioni, stati subnazionali, stati nazionali e settore privato, per discutere su come l’ambiente edificato può e deve cambiare per fronteggiare la crisi climatica. Sarà lanciata la Under2Coalition High Ambition fra regioni e città, promossa dai governi di Scozia, Galles e Irlanda del Nord.

Alle 16:30 ora italiana, le 15:30 in Scozia, la giovane attivista Vanessa Nakate commenterà in plenaria i temi principali della conferenza con il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, la segretaria generale dell’Unfccc (la Convenzione dell’Onu sui cambiamenti climatici), Patricia Espinosa, la prima ministra scozzese Nicola Sturgeon.

11.56 – Italia aderisce alla Boga per uscire dalla produzione di gas e petrolio

L’Italia ha aderito alla Beyond Oil and Gas Alliance (Boga), un accordo fra Paesi per uscire dalla produzione di petrolio e gas, lanciato da Danimarca e Costarica. L’accordo fra l’altro vieta nuove licenze e concessioni per nuove esplorazioni di petrolio e gas sul suolo italiano. L’annuncio è arrivato dal ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani in diretta da Glasgow al programma del National Geographic Fest 2021.

“Sono appena uscito dalla ministeriale e ho comunicato al collega danese la nostra adesione” afferma Cingolani sottolineando che rispetto a questo programma “l’Italia è persino più avanti. Siamo molto avanti sul phase out del carbone e sul gas abbiamo le idee chiare: abbiamo il più grande programma di rinnovabili al momento scritto che prevede 70 miliardi di watt in più di impianti rinnovabili nei prossimi 9 anni. Il nostro obiettivo è arrivare al 2030 al 70% di energia elettrica rinnovabile” .

11.17 – Cina: “La dichiarazione con gli Stati Uniti è un esempio di cooperazione”

La dichiarazione congiunta Cina-Usa maturata a sorpresa sui cambiamenti climatici “è il prodotto di scambi sinceri e sforzi attivi per espandere il consenso” tra le parti. Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Wang Wenbin ha osservato nel briefing quotidiano che “questo dimostra ancora una volta che Cina e Stati Uniti possono cooperare su questioni di importanza globale e realizzare grandi cose a beneficio di entrambi i Paesi e del mondo”.

10.25 – Papa Francesco: “Il tempo sta finendo, non sprechiamo quest’occasione”

“Imploriamo i doni divini di saggezza e forza su coloro che sono incaricati di guidare la comunità internazionale mentre cercano di affrontare questa grave sfida con decisioni concrete ispirate dalla responsabilità verso le generazioni presenti e future. Il tempo sta finendo; questa occasione non dev’essere sprecata, a meno di dover affrontare il giudizio di Dio per la nostra incapacità di essere amministratori fedeli del mondo che lui ha affidato alle nostre cure”, ha scritto il Papa nella lettera inviata ai cattolici di Scozia in cui esprime il suo dispiacere per non aver potuto partecipare alla Cop26.

10.10 – Il Regno Unito lancia un piano per città e regioni dei Paesi emergenti

Il governo britannico ha lanciato un nuovo programma chiamato Urban Climate Action per sostenere le città e le regioni dei Paesi in via di sviluppo più colpite dai cambiamenti climatici nella loro transizione verso le emissioni zero di gas serra con l’obiettivo di raggiungerle entro il 2050. Si prevede lo stanziamento di 27,5 milioni di sterline (32 milioni di euro) nell’ambito dell’impegno internazionale per il clima del Regno Unito. Il progetto è rivolto a sostenere le città di Africa, Asia e Sudamerica per affrontare il cambiamento climatico e creare un futuro sostenibile. Fra i centri coinvolti ci sono Nairobi, Kuala Lumpur e Bogotà: verranno avviate iniziative per sviluppare sistemi di trasporto pubblico a basse emissioni, migliorare la gestione sostenibile dei rifiuti e la pianificazione del rischio climatico. A oggi oltre mille città e regioni in tutto il mondo – oltre un quinto della popolazione urbana globale – si sono impegnate a raggiungere l’obiettivo del ‘net zero’ entro il 2050.

9.45 – Tuvalu lavora per rimanare uno Stato anche se verrà sommerso dall’innalzamento del mare

Tuvalu sta lavorando per capire come mantenere la statualità anche nel caso in cui venga completamente sommerso dall’innalzamento delle acque a causa del cambiamento climatico. “Stiamo immaginando lo scenario peggiore quando saremo costretti a spostarci o le nostre terre saranno sommerse”, ha spiegato il ministro degli Esteri Simon Kofe. Lo Stato del Pacifico, formato da 1.156 isole, è infatti considerato uno dei territori più a rischio di scomparsa a causa dell’innalzamento del livello del mare. “Stiamo guardando strade legali per mantenere la proprietà delle nostre zone marittime, il riconoscimento come Stato sulla base del diritto internazionale”, ha sottolineato.

Il ministro di Tuvalu con l’acqua alle ginocchia: “Ecco gli effetti della crisi climatica. Da Cop26 servono azioni coraggiose”

9.14 – Le bozze sui 3 meccanismi di mercato del carbonio

Sono tre i meccanismi di mercato internazionale delle emissioni di carbonio previsti dall’articolo 6 dell’Accordo di Parigi, sui quali si sta trattando alla Cop26. Le tre bozze dei documenti per l’attuazione di questi meccanismi sono state pubblicate sul sito della conferenza. Tutti e tre i sistemi secondo l’Accordo debono essere realizzati, perché si integrano fra di loro.

Il primo meccanismo, al paragrafo 2 dell’articolo 6, è simile all’Ets dell’Unione europea. Prevede un scambio di quote di emissioni fra gli stati. Il secondo meccanismo, al paragrafo 4, è di tipo progettuale, cioè basato su progetti: prevede che uno stato possa realizzare un intervento di decarbonizzazione in un altro stato (una centrale solare o eolica o un impianto di riciclo, ad esempio), e questo compensa in una misura prestabilita le sue emissioni. I primi due meccanismi sono di mercato, mentre il terzo, al paragrafo 8, è definito di “non mercato”. Non è basato su scambi economici come gli altri, ma sulla cooperazione internazionale. Uno stato può realizzare un intervento di decarbonizzazione all’estero, e questo viene quantificato come un suo contributo al fondo da 100 miliardi di dollari all’anno per gli aiuti sulla decarbonizzazione ai paesi meno sviluppati, previsto dall’Accordo di Parigi. Il fondo doveva essere attivato già nel 2020, e a Glasgow l’obiettivo è di farlo partire entro il 2023.

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