Cop26, Obama: “Progresso solo se alle promesse seguiranno i fatti”. Greta Thunberg torna a casa

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La seconda e ultima settimana di lavori alla Cop26 di Glasgow si apre con la giornata dedicata all’adattamento al cambiamento climatico e alle perdite e ai danni che comporta. Barack Obama, ex presidente degli Stati Uniti, è a Glasgow per una tavola rotonda con una decina di giovani attivisti ambientali di tutto il mondo. Il tema è come le giovani generazioni possano far sentire le loro voci e spingere all’azione. Qui avrebbe dovuto incontrare anche Greta Thunberg, ma la giovane attivista svedese avrebbe abbandonato la città scozzese e fatto ritorno a casa.

Durante i lavori della Cop rappresentanti dei Paesi più colpiti dal riscaldamento globale racconteranno le loro esperienze. Quindi i ministri e gli esperti discuteranno di come affrontare le perdite e i danni e saranno mostrate le buone pratiche di adattamento, con un focus su come la finanza climatica può sostenerle.

14.08 – Obama: “Negli Stati Uniti i progressi sul clima si sono fermati con Trump”

“Negli Stati Uniti, alcuni dei nostri progressi sulla lotta al cambiamento climatico si sono fermati quando il mio successore ha deciso di ritirarsi unilateralmente dall’Accordo di Parigi nel suo primo anno di mandato. Non sono stato molto contento di questo”, dirà Obama nel suo intervento secondo quanto anticipato dalla Cnn che ne ha ottenuto una copia.

13.42 – Obama: “Misure insufficienti ma la direzione è giusta”

“Con le misure attuali non riusciamo a contenere l’aumento delle temperature entro 1,5 gradi”, ha detto Barack Obama. “Non è abbastanza, ma ci muoviamo nella direzione giusta”. E ha aggiunto: “Se tutti gli annunci audaci e tutte le promesse che sono state fatte avranno un seguito allora sarà vero progresso”

13.35 – Obama: “I Paesi ricchi devono aiutare i più vulnerabili”

“Tutti noi abbiamo un ruolo, lavoro e sacrifici da fare. Ma quelli di noi che vivono nelle nazioni benestanti e che hanno aggravato hanno un onere in più: garantire la collaborazione, l’aiuto e l’assistenza a coloro che sono meno responsabili di questa crisi climatica e meno in grado di affrontarla, ma più vulnerabili”, ha dichiarato Barak Obama.

13.18 – Sopre i 2° aumentano i poveri a rischio disastri

Sempre secondo la ricerca di McKinsey & Company se il riscaldamento globale al 2050 supererà i 2 gradi dai livelli pre-industriali (l’obiettivo minimo dell’Accordo di Parigi), fra le popolazioni più povere del mondo le persone esposte a rischi climatici saranno il doppio rispetto a oggi.

13.10 – Obama arriva al summit: “Le isole sono campanello d’allarme della crisi climatica”

“Le isole sono il campanello d’allarme della crisi climatica”. Barak Obama, island kid (bambino isolano) nato e cresciuto alle Hawaii, ha preso la parola durante una sessione per le nazioni insulari del Pacifico, la cui esistenza è minacciata dall’innalzamento degli oceani mentre la Terra si surriscalda.

12.59 – Con 1,5° in più metà dell’umanità a rischio siccità e alluvioni

Secondo una ricerca di McKinsey & Company se si superano 1,5 gradi di riscaldamento dai livelli pre-industriali, nel prossimo decennio quasi metà della popolazione mondiale sarà esposta al rischio di ondate di calore, siccità, inondazioni o carenza d’acqua, contro il 43% a rischio oggi.

11.47 – Greta Thunberg torna a Stoccolma

Greta Thunberg non ha aspettato Barack Obama e non si incontrerà con l’ex presidente americano. A quanto apprende Repubblica, la 18enne attivista svedese ha lasciato la Scozia nel weekend per raggiungere, in treno, la sua Stoccolma. La motivazione della dipartita sarebbe nel fatto che Thunberg “ha già perso troppi giorni di scuola”, secondo una fonte. Dopo aver accusato più volte Cop26 di essere un fallimento, Greta avrebbe inoltre deciso di non tornare neanche a fine settimana, quando il meeting dovrebbe concludersi. 
(dal nostro inviato Antonello Guerrera)

11.07 – Anche Taiwan si impegna per raggiungere le zero emissioni entro il 2050

Taiwan è determinata a contribuire maggiormente per il raggiungimento delle zero emissioni nette entro il 2050 e chiede di fare parte della Cop 26. Lo scrive su Twitter la presidente dell’isola Tsai Ing-wen, con un messaggio a cui allega un video. “Taiwan, come parte integrante della comunità globale, sta cercando di avere un ruolo e dare maggiori contributi a questo importante sforzo”, dice Tsai, aggiungendo che Taipei “è determinata a lavorare per l’obiettivo delle emissioni nette zero entro il 2050”.

9.21 – Dal Regno Unito 290 milioni di sterline ai Paesi poveri per gestire la crisi climatica

Il Regno Unito promette di dare 290 milioni di sterline, pari a circa 338 milioni di euro, ai Paesi poveri per aiutarli a gestire l’impatto dei cambiamenti climatici. La maggior parte di questo contributo sarà destinata ai Paesi asiatici e del Pacifico affinché possano pianificare un’azione climatica, tutelare l’ambiente e promuovere una economia con bassi livelli di emissioni di anidride carbonica. L’Ufficio Esteri per il Commonwealth e lo sviluppo ha definito lo stanziamento come un “nuovo finanziamento”.

6.57 – Il cambiamento climatico metterà in ginocchio i Paesi più vulnerabili

I Paesi vulnerabili più colpiti dalle conseguenze del riscaldamento climatico potrebbero vedere il Pil pro capite crollare di oltre l’80%. Lo sostiene un rapporto della Ong Christian reso pubblico a Glasgow. Su 65 Paesi esaminati, fra quelli poveri e quelli composti di piccole isole, il calo medio del Pil pro capite sarà del 19,6% nel 2050 se non ci saranno cambiamenti rispetto all’attuale traiettoria del riscaldamento, e del 63,9% alla fine del secolo. Se l’obiettivo ideale dell’accordo di Parigi di mantenere l’aumento della temperatura a +1,5  rispetto all’era pre industriale fosse raggiunto, questi crolli della ricchezza sarebbero rispettivamente del 13,1% nel 2050 e del 33,1% nel 2100. Ma per 6 dei 10 Paesi più colpiti, la flessione del Pil pro capite supererebbe l’80% nello scenario peggiore. Si tratta di Sudan, Mauritania, Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad, Gibuti, Suriname, Guiana e Guinea.

6.06 – L’Australia insiste: “Venderemo carbone per decenni”

Dopo avere rifiutato di firmare l’impegno a eliminare l’uso del carbone concordato da 40 Paesi, l’Australia rincara la dose, sostenendo che continuerà a vendere carbone “per decenni nel futuro”.  L’Australia non è il solo grande Paese a non aver firmato: anche Cina e Stati Uniti, grandi consumatori di carbone, non si sono uniti ai 40 partner internazionali.

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