Coronavirus: anatomia della terza ondata. I passi falsi in Europa

Pubblicità
Pubblicità

L’inizio della primavera, con il suo implicito messaggio di rinascita, ha coinciso con una settimana particolarmente tempestosa per l’Europa nella lotta contro il coronavirus. Da un lato, la terza ondata del Covid-19 si manifesta in tutto il continente, con nuovi lockdown in Francia, Italia e Polonia. Dall’altro, la sospensione del vaccino AstraZeneca da parte di numerosi paesi della Ue, per ripristinarlo pochi giorni dopo, ha creato confusione e imbarazzo, finendo per aumentare i dubbi sull’opportunità di vaccinarsi tra gli strati dell’opinione pubblica che erano già più scettici. “La vacillante campagna di vaccinazione europea crea un’immagine di leader agitati, a cui saltano i nervi mentre la pandemia peggiora”, riassume il quadro stamane un’inchiesta del Financial Times.

Coronavirus, Merkel apre al vaccino russo Sputnik: “Senza ordini europei potremmo procedere da soli”

Non c’è due senza tre

Nell’ultima settimana il tasso di incidenza (numero di casi per 100mila abitanti) ha continuato a salire, con un incremento del 34% nel continente secondo l’European Center for Disease Prevention and Control (Ecdc). La cartina aggiornata è quasi tutta rossa. Negli ultimi dati aggregati pubblicati dal centro ben venti paesi della Ue registrano un aumento nel numero di contagi giornalieri, spesso combinato a un incremento del tasso di positività. Due indicatori che si traducono già un forte impatto sugli ospedali. Quindici paesi dell’Ue, secondo il rapporto dell’Ecdc, hanno visto aumentare ricoveri ospedalieri e posti letto occupati nei reparti di terapia intensiva. “I valori assoluti degli indicatori rimangono alti, suggerendo che la trasmissione sia ancora diffusa” scrivono gli esperti dell’European Center for Disease Prevention and Control.

Made with Flourish

Turismo, Biden vuole riaprire le frontiere con l’Europa a metà maggio

L’effetto della variante inglese – ormai maggioritaria in molti paesi – nell’aumento dei contagi è assodato dagli esperti. La variante rappresenta oltre due nuovi casi su tre in paesi come la Francia e Germania. Ma forse non basta a spiegare l’arrivo della terza ondata. Diversi esperti ricordano fattori come la densità di popolazione o le condizioni metereologiche. 

AstraZeneca, ora le dosi scarseggiano anche nel Regno Unito. Rallentata la campagna vaccinale

La terza ondata non è omogenea in tutta la Ue. Da gennaio, i primi due paesi colpiti da questo terzo rimbalzo sono stati Spagna e Portogallo che hanno registrato un picco molto alto delle loro curve epidemiche, ricalcando quello del Regno Unito, con qualche giorno di sfasamento. Anche in Germania a cavallo delle feste è cominciato un aumento dei casi, ma non esponenziale come nel Regno Unito o nella penisola iberica. Lo stesso vale per Italia e Francia dove i contagi hanno cominciato ad aumentare ma in modo progressivo, su un “plateau” sempre più alto.

Protesta contro le restrizioni a Kassel, Germania, il 20 marzo 2021. (reuters)

Beaune: “L’Europa è in ritardo, ma ha protetto i cittadini. Giusta la strategia di Draghi sui vaccini”

“Sono due mesi che siamo dentro a una situazione estremamente instabile” osserva Guillaume Rozier, data analyst francese, che ha creato il popolare sito CovidTracker. “Mentre per le prime due ondate di primavera e autunno la curva saliva verso un picco e poi scendeva, questa volta non c’è un’impennata”. Rozier insiste sulla difficoltà di fare paragoni tra i vari paesi Ue, dove non c’è la stessa strategia per test (la Francia è uno dei pochi che offre tamponi gratuiti e senza prescrizioni per tutti). Ed è difficile anche giudicare i lockdown approvati tra Italia, Francia o Germania. “Le restrizioni adottate dai governi sono diverse, ma anche e soprattutto il rispetto da parte dei cittadini”. 

Avanti, pianissimo

La terza ondata coincide con una campagna di vaccinazione che va avanti pianissimo. Il ritardo dell’Unione Europea rispetto ad altre democrazie industriali si riflette in un dato inoppugnabile riportato dal Financial Times: mentre sino a sei mesi or sono nell’occhio del ciclone sembravano esserci Stati Uniti e Gran Bretagna, oggi la situazione appare rovesciata, con 40 dosi di vaccino somministrate per ogni 100 abitanti negli Usa, 34 ogni 100 nel Regno Unito (dove di fatto già più di metà della popolazione britannica ha ricevuto almeno una dose, tenuto conto che i cittadini al di sotto dei 16 anni non verranno vaccinati), ma soltanto 12 su 100 nella Ue.

(agf)
La decisione di sospendere il vaccino AstraZeneca non poteva venire in un momento peggiore, concordano vari esperti. Numerosi paesi europei sono nel mezzo di quella che sembra una nuova ondata del virus, la terza, alimentata dalla cosiddetta “variante inglese”, più aggressiva della forma iniziale, come oggi nota fra gli altri il quotidiano spagnolo El País. Polonia, Italia e gran parte della Francia sono state costrette a chiudere nuovamente tutto, la Germania dovrà probabilmente rivedere i propri piani per fare ripartire le attività. “La ripresa economica è in pausa”, scrive il giornale della City, “mentre cresce la paura di un’altra estate perduta, con il rischio di paralizzare i paesi dell’Europa meridionale più dipendenti dal turismo”.

Proteste contro le restrizioni del Covid-19. Amsterdam, 20 marzo 2021. (afp)
Il clamoroso ritardo nella campagna di vaccinazione nei paesi Ue, combinato alle restrizioni per combattere la terza ondata adottate in diversi paesi, rischiano di far perdere all’Europa il treno della ripresa. Qualche giorno fa, dopo il piano di spesa approvato da Joe Biden, l’Ocse ha rivisto al rialzo le previsioni globali sulla crescita del Pil degli Stati Uniti e di gran parte dei paesi del G20. Non per i paesi dell’eurozona. “In Europa, a causa del ritardo sulla campagna di vaccinazione – osserva Laurence Boone, chief economist dell’Ocse – ci sono ancora molte restrizioni all’attività, l’economia è ancora molto frenata e la disoccupazione comincia ad aumentare leggermente nonostante gli ammortizzatori sociali. Più si perde tempo, più aumenta il costo economico e sociale”. Quest’anno l’eurozona crescerà del 3,9%, con differenze tra Germania (3%), Francia (6%), Italia (4%). “Sono tassi di crescita che permettono di recuperare solo in parte la caduta registrata nel 2020 – prosegue Boone -. Mentre gli Stati Uniti già entro l’autunno potranno dire di aver colmato la perdita di crescita dell’anno scorso, l’Europa lo farà solo alla fine del 2022”

Polemiche infinite

Dietro la sospensione del siero AstraZeneca da parte di alcuni governi europei, hanno scritto il Guardian e il New York Times, si intravedono motivi più politici che scientifici: il timore di diffondere ancora più dubbi tra larghe fasce della popolazione di per sé scettiche sui vaccini in generale. “È vero che, se si fosse permesso di proseguire le vaccinazioni di AstraZeneca, quel 5-10 per cento della popolazione che appartiene ai no-vax sarebbe insorta”, commenta il professor Beate Kampmann, direttore del Vaccine Centre alla London School of Hygiene and Tropical Medicine, una delle facoltà universitarie più avanzate del mondo in questo campo. “Ma la posizione dei governi sarebbe apparsa più chiara alla maggioranza della popolazione. Lanciare un messaggio di dubbi anziché di certezze ha favorito i no-vax”.

Come se non bastasse, osserva il quotidiano finanziario britannico, Ursula von der Leyen ha scelto questa settimana per minacciare il blocco delle esportazioni di vaccino verso Stati Uniti e Gran Bretagna per assicurare maggiori forniture ai paesi europei. Un “rumore di sciabole”, afferma l’inchiesta del FT, che ha diviso le capitali europee: “In un incontro a porte chiuse di ambasciatori della Ue, alcuni hanno ammonito che la minaccia potrebbe ritorcersi contro l’Unione”. Jacob Kirkegaard, analista del Peterson Institute for International Economics, osserva che il tempismo scelto dalla presidente della Commissione Europea per il suo attacco è “quantomeno strano”, perché von der Leyen avrebbe potuto piuttosto diffondere un messaggio positivo sulle riserve di vaccino, avendo appena ricevuto la buona notizia che la Ue si aspetta di ricevere 360 milioni di dosi fra aprile e giugno, a dispetto della diminuita fornitura di AstraZeneca. “L’intera questione è sospinta da motivazioni di politica interna”, dice Kirkegaard al Financial Times. 

Made with Flourish

Il caso Germania

Il riferimento è in special modo diretto al governo di Angela Merkel, in particolare al suo ministro della Sanità Jens Spahn. L’origine della decisione di sospendere il vaccino AstraZeneca, accusa il quotidiano della City, viene da Berlino e in particolare dall’eccesso di cautela di Spahn. Una decisione “incomprensibile”, la definisce Katrin Goring-Eckardt, leader dei Verdi al Parlamento tedesco, “che ha prodotto caos e incertezza in tutto il paese”. Concorda l’esperto di sanità del partito socialdemocratico, Karl Lauterbach: “Il danno causato dalla sospensione del vaccino, anche se per un breve periodo, è più grande del danno che sarebbe venuto se si fossero verificate rare complicazioni”, allusione alle poche decine di casi di trombosi su 17 milioni di dosi di AstraZeneca che hanno messo in moto la decisione di sospendere. In tre paesi scandinavi, Norvegia, Svezia e Danimarca, peraltro la somministrazione dell’AstraZeneca non è ripresa nemmeno dopo il via libera di giovedì dell’Agenzia del Farmaco Europea, in attesa di “maggior informazioni” su possibili effetti collaterali.

Christian Drosten, direttore dell’Istituto di Virologia del Charité Hospital di Berlino, è un altro esperto che critica l’approccio del governo tedesco, di cui pure è lui stesso uno dei massimi consiglieri sul Covid: “Un politico o un ministro dovrebbe riconoscere che c’è una pandemia in corso e tenere conto dei danni che risultano quando la gente non si vaccina proprio mentre arriva una terza ondata del virus”. Ma il ministro della Sanità Spahn, e in senso più ampio il partito Cristiano Democratico di Merkel nel suo complesso, è sotto pressione a sei mesi dalle elezioni per la cattiva gestione della campagna di vaccinazione e per le prospettive di un esteso lockdown, nota l’inchiesta del FT, e la sconfitta subita dalla Cdu alle elezioni regionali di domenica scorsa ha accresciuto il problema. La politica, non la scienza medica, si sarebbe intrufolata così nella risposta europea al coronavirus, già criticata per il ritardo nell’approvare i vaccini, i contratti poco chiari con le case farmaceutiche e il metodo per somministrarli rapidamente e in modo massiccio.

“Hanno voluto seguire le regole alla lettera”, sintetizza il professor Kampmann della London School of Hygiene and Tropical Medicine a proposito delle decisioni della Germania, “ma secondo me hanno seguito le regole sbagliate”. Anche la Francia è indicata dal FT come uno dei responsabili, ricordando lo scetticismo espresso dal presidente Macron sul vaccino AstraZeneca, da lui descritto come “quasi inefficace” sugli anziani, per poi cambiare idea. “Questa settimana è stata estremamente dannosa per l’Unione Europea, facendo emergere contraddizioni che di norma la Ue supera meglio di quanto sta facendo ora”, conclude Rosa Balfour, direttrice della think tank Carnegie Europe. “L’impressione è che tutti si arrampichino sugli specchi dando la colpa ad altri e nascondendo le proprie responsabilità. Sembra che non ci sia sufficiente fiducia e che nessuno sia veramente al comando”.

L’inverno del Covid, insomma, in Europa non poteva finire peggio. Speriamo che la primavera porti un cambio di stagione. 

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source