Coronavirus e mascherine fatte in casa: due strati di tessuto meglio di uno

La Republica News

Dopo mesi di tutorial e una certa esperienza maturata indossandole ogni giorno, ora ne sappiamo un po’ di più sulle mascherine e anche chi non ha molta dimestichezza con ago e filo può cimentarsi con il fai da te seguendo – s’intende – le indicazioni ufficiali, come quelle che arrivano dagli autorevoli Centers for Disease Control (Cdc) americani, in parte l’equivalente del nostro Istituto Superiore di Sanità. Oggi arrivano ulteriori istruzioni sulla quantità di strati necessari per prevenire la dispersione di goccioline virali dal naso e dalla bocca. A fornirle è un team di ricercatori australiani che ha appena pubblicato uno studio osservazionale (con relativo video) sulla rivista scientifica Thorax secondo cui le mascherine fai da te dovrebbero avere almeno due strati, e preferibilmente tre per proteggere in modo efficace.Il fai da te per la carenza di dispositivi di protezioneDa quando è diventato obbligatorio l’uso delle mascherine come protezione dalle goccioline virali generate durante la tosse, gli starnuti o il semplice parlare, la domanda di questi prodotti è aumentata vertiginosamente in tutto il mondo con situazioni di carenza che hanno indotto alcune agenzie sanitarie, come appunto i Cdc, a raccomandare l’uso di protezioni per il viso fatti in casa come alternativa alle mascherine chirurgiche.Mascherine a confrontoNei numerosi tutorial diffusi online sono stati suggeriti vari tipi di materiale per realizzarle in casa, ma senza avere prove reali di quanto funzionassero davvero fino a quando un team di ricercatori australiani ha confrontato l’efficacia delle protezioni facciali in tessuto a singolo e doppio strato (tessuto di cotone 175 g/m², con 170 fili per centimetro) con una maschera chirurgica a 3 strati (Bao Thach) nel ridurre la diffusione delle goccioline. La protezione facciale con uno strato singolo è stata realizzata con un pezzo piegato di maglietta di cotone ed elastici per capelli; quella a doppio strato è stata realizzata utilizzando una macchina per cucire, come indicato in questo video dei Cdc.Il test sulle protezioni in tessutoI ricercatori hanno utilizzato un sistema di illuminazione a Led e una telecamera ad alta velocità per filmare la dispersione di goccioline trasportate dall’aria e prodotte da una persona sana senza infezione respiratoria, mentre parla, tossisce e starnutisce mentre indossa ciascun tipo di mascherina. Cosa hanno concluso? La registrazione video ha mostrato che la maschera chirurgica a 3 strati è la più efficace nel ridurre la dispersione di goccioline trasportate dall’aria e la copertura doppia è meglio di quella con un singolo strato. “Le linee guida sulla realizzazione di mascherine di stoffa fatte in casa – scrivono i ricercatori – dovrebbero indicare la necessità di avere più strati. Servono, però, ancora altre sperimentazioni per capire qual è la forma delle mascherine più efficace a bloccare il virus”. I ricercatori hanno, inoltre, chiarito che la questione degli strati di tessuto è solo uno dei fattori che contribuiscono all’efficacia delle maschere che dipende anche dal tipo di materiale utilizzato, dalla forma, dal modo in cui si indossa e anche dalla frequenza di lavaggio.Mascherine fatte in casa: servono almeno due strati di tessuto per frenare il coronavirusin riproduzione….Condividi  


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