Coronavirus, il lockdown per No Vax spezza la quarta ondata in Austria e Germania

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La Germania e l’Austria sembrano aver spezzato la quarta ondata da coronavirus, che aveva travolto i due Paesi in autunno soprattutto per l’effetto della variante delta.

I dati più recenti vanno interpretati con la dovuta cautela, perché nei giorni di Natale molte amministrazioni locali non li trasmettono in tempo e in Austria il numero dei tamponi è sceso significativamente.

Ma in Germania i nuovi infetti sono crollati a 10.100, un quinto rispetto all’inizio di dicembre, quando viaggiavano al ritmo di 50mila al giorno.

Mentre in Austria i positivi registrati a Natale sono 1.717 – un mese e mezzo fa sfioravano quota 15mila. La tendenza al ribasso si osserva in entrambi i Paesi da settimane.

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E la discesa è cominciata da quando sono entrate in vigore le nuove disposizioni anti-Covid, in sostanza, con l’arrivo del “lockdown per i non vaccinati” annunciato da Berlino e Vienna a fine novembre.

Per scongiurare un ritorno ai ristoranti e alle palestre chiuse, ai negozi con le saracinesche abbassate in pieno periodo natalizio, ma anche per far salire una quota di vaccinati che in Germania langue ancora attorno al 70% e in Austria poco sopra il 71%, entrambi i governi hanno deciso a novembre di escludere dalla vita pubblica i non immunizzati. Che possono andare soltanto al supermercato o in farmacia e vedersi poco in privato.

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Grazie alla cosiddetta regola 2G (vaccinato o guarito), i No Vax fanno la vita che tutti facevano un anno fa, quando i vaccini ancora non esistevano e la pandemia costringeva tutti a barricarsi in casa.

Da circa un mese, appena varcano la porta di un ristorante o di un grande magazzino o di una palestra o di un caffè, i tedeschi e gli austriaci devono esibire il vaccino o l’attestato di guarigione.

Tertium non datur: i tamponi non sono ammessi. Per Vienna il “lockdown per i non vaccinati” è stato anche un modo per scongiurare la fine prematura della stagione sciistica.

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È presto per cantare vittoria perché non è detto che si riesca a scongiurare una “massiccia quinta ondata”, come ha avvertito anche il ministro della Salute tedesco Karl Lauterbach (Spd) che potrebbe essere provocata dal rapido diffondersi della variante omicron. Per ora soltanto il 20 per cento dei nuovi infetti in Germania è attribuibile all’ultima mutazione del Covid. Ma la tendenza è in forte aumento.

Secondo l’Istituto Koch “i dati raccolti finora sui sintomi fanno pensare a un decorso poco grave, nel caso di persone completamente vaccinate o che hanno fatto il richiamo”.

E la buona notizia per Berlino, confermata proprio ieri dal ministro-epidemiologo, è che una percentuale alta di tedeschi è già corsa a fare il “booster”. L’obiettivo dell’esecutivo di 30 milioni di persone tri-vaccinate entro la fine dell’anno, ossia oltre un terzo della popolazione, è stato raggiunto.

L’Austria è ferma a 3,5 milioni di terze dosi. Ma Vienna inizia da febbraio un altro esperimento inedito, quando entrerà in vigore l’obbligo vaccinale. Chi terrà duro nei prossimi due anni dovrà prepararsi a sborsare 4.800 euro per il rifiuto di immunizzarsi. E continuerà a uscire molto poco di casa.

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