Coronavirus in carceri milanesi positivi 260 detenuti caos sovraffollamento 2

Coronavirus: in carceri milanesi positivi 260 detenuti, caos sovraffollamento (2)

Libero Quotidiano News
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28 dicembre 2020

(Adnkronos) – Uno degli aspetti che più preoccupa gli operatori della Caritas Ambrosiana riguarda la chiusura della scuola e di gran parte delle attività lavorative, culturali, ricreative e di sostegno psicologico, sociale che nei tre istituti erano garantite dalla presenza di operatori esterni all’amministrazione penitenziaria e dei volontari. “Le attività scolastiche sono ferme e non è, a oggi, stata attivata alcuna forma di didattica a distanza, le attività trattamentali sono ridotte al lumicino”.
La presenza dei volontari “è stata drasticamente ridimensionata in tutti e tre gli istituti, con evidenti conseguenze peggiorative per la vita delle persone detenute, soprattutto quelle maggiormente vulnerabili, che non possono effettuare i colloqui con i volontari e le volontarie delle diverse associazioni”. Non solo. “La diminuzione dei volontari ammessi ad entrare in carcere ha anche determinato un calo nell’erogazione di alcuni servizi di aiuto materiale come la distribuzione di indumenti e prodotti per l’igiene personale (che l’amministrazione penitenziaria non riesce a garantire, nemmeno per quei prodotti essenziali previsti dalla normativa)”. Dalle informazioni raccolte dagli operatori “risulta che la situazione sia particolarmente critica nella casa circondariale di San Vittore, dove molti detenuti non hanno ancora ricevuto abiti adatti per proteggersi dal freddo”.
Persino l’accesso degli avvocati “è fortemente limitato e non riesce a essere opportunamente sostituito dai colloqui telefonici o dalle video-chiamate, tanto più per le persone straniere che hanno meno dimestichezza con la lingua italiana. Contemporaneamente, l’isolamento è reso ancora più intollerabile dall’impossibilità di svolgere i colloqui con i propri familiari e dalla limitazione, in alcuni casi dalla sospensione, della possibilità di ricevere i ‘pacchi’, con indumenti, prodotti alimentari e altri beni dall’esterno, a volte persino quelli recapitati per posta”. Quel che più preoccupa “è il protrarsi della durata di questo regime d’eccezione, con il blocco proprio di quelle attività che più di tutte assolvevano alla funzione rieducativa della pena stabilita dalla Costituzione e che dunque sono indispensabili per un corretto funzionamento del sistema penitenziario”, osservano gli operatori.



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