Coronavirus in Inghilterra, da oggi scatta la “regola del sei”

La Republica News

LONDRA – Oggi in Inghilterra è il giorno della “Rule of six”, della “regola del sei”. Che cosa significa? A causa del forte aumento di contagi da coronavirus negli ultimi giorni (costantemente sopra i 3000, quasi 3500 ieri), da oggi il governo Johnson ha deciso che non ci si può incontrare in più di sei persone di diversi nuclei familiari, sia all’interno che all’esterno. Una netta marcia indietro dopo il limite alzato di recente a 30 persone e in vigore fino a ieri. Ma l’applicabilità di queste nuove regole desta molti dubbi. Innanzitutto ci sono eccezioni importanti, come il lavoro in ufficio (fondamentale per Johnson per ripopolare il centro di Londra e i suoi business), i matrimoni e i funerali (fino a trenta persone), funzioni religiose, gli eventi sportivi riaperti al pubblico, e poi ovviamente le scuole, punto cardine della ripartenza post prima ondata in Regno Unito, come ha dichiarato più volte il premier Boris Johnson. Dunque, la “regola del sei” è destinata a essere impattare soprattutto pub, ristoranti e visite casalinghe.Ma se la ristorazione non prevederà più tavoli e prenotazioni con più di sei persone, come si potranno controllare gli incontri privati? Persino durante i momenti più duri del lockdown, la polizia inglese molto raramente ha effettuato controlli, sia per convenzione sociale sia perché le persone erano molto più rispettose delle regole anti Covid. Ora la situazione sembra sfuggita di mano, soprattutto tra i giovani: la fascia 18-25 anni rappresenta quasi il 40% dei contagi, il ministro della Salute Matt Hancock è stato durissimo (“così ucciderete i vostri nonni!”) e quindi il governo vuole mettere un freno agli assembramenti riesplosi durante l’estate. Anche perché, seppur mai escluso a livello ufficiale, Johnson e l’economia britannica non possono permettersi un altro lockdown totale, a maggior ragione in coincidenza della realizzazione della Brexit il 31 dicembre prossimo, quando è possibile un’uscita senza accordo dall’Ue, che in teoria aggraverebbe ancor più lo stato dell’economia britannica. Esteri


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