Coronavirus, l’appello delle donne: “Scuole chiuse? Inaccettabile scaricare la crisi su di noi”

La Republica News

“SE LE SCUOLE resteranno chiuse fino a settembre o magari anche oltre, a pagare saremo soprattutto noi donne”. Andrea Catizone, avvocata, è la prima firma insieme ad Antonella Madeo di una lettera aperta che centinaia di “donne della società civile” stanno firmando per chiedere di cominciare subito a organizzare non solo la riapertura delle scuole “con interventi immediati sull’edilizia scolastica”, ma anche una gestione formativa durante l’estate che consenta a entrambi i genitori di lavorare. “E’ inaccettabile scaricare sulle donne e sui minori, e più che negli altri Paesi, il peso di una crisi: vìola i nostri diritti fondamentali”. Perché sono soprattutto le donne che “rischiano di dover restare a casa rinunciando al lavoro per gestire i figli molto più spesso di quanto non accada ai papà, che spesso continuano a guadagnare più delle mogli per il gender gap sugli stipendi”, spiega l’avvocata Catizone. Non solo, sostengono nella lettera, “è ormai certa la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado perché non ci sono ancora le condizioni di sicurezza”, ma anche “il rientro, a settembre (quando non si sa) è pieno di incertezze”. La lettera, indirizzata alle ministre Lucia Azzolina ed Elena Bonetti, esprime “il senso di angoscia e di spavento da parte delle madri,  che da febbraio gestiscono una situazione che se non trova  a breve una soluzione adeguata determinerà una fuoriuscita definitiva dal mondo del lavoro delle donne e  produrrà gravissimi effetti sui minori”. Non che i papà siano esenti, ma “hanno mantenuto il loro già più solido legame con l’attività lavorativa e, come si sa, guadagnano di più”, avverte la lettera. Quello che le donne chiedono è dunque riassunto in cinque punti: “interventi immediati sull’edilizia scolastica per garantire la riapertura delle scuole al massimo a settembre, utilizzando anche le risorse europee per aumentare gli spazi richiesti dal distanziamento sociale”; provvedimenti specifici e urgenti per le famiglie con figli diversamente abili”, la dotazione di “adeguati supporti tecnologici e connessione per seguire le lezioni a distanza” e “programmare fin da ora la fase estiva per il periodo in cui i genitori dovranno rientrare al lavoro”. Rimettere in sesto le scuole – sostengono le organizzatrici, ispiratrici di Staffetta Democratica – non è un obiettivo così impensabile, dicono: “Alcune sono già pronte – spiega Catizone – ci sono già le condizioni per riaprirle. Per le altre ci sono già mappature di criticità, e bisogna iniziare subito. Invece non è proprio nell’agenda del governo, come se non fosse questo il momento migliore per lavorare sull’edilizia scolastica, ora che sono chiuse: salute e educazione sono entrambi valori costituzionalmente garantiti. Noi genitori ci siamo, ma lo Stato si assuma subito l’onere della formazione: mancano 5 mesi, non si può ancora tentennare dicendo ‘non sappiamo se le scuole riapriranno’ a settembre”. Una responsabilità che passa attraverso la necessità di “assistere le famiglie con problemi di disabilità, mentre ci sono Comuni che hanno tolto i finanziamenti per gli insegnanti di sostegno”, spiega l’avvocata Catizone. E poi “mancano gli strumenti: ciascuno studente deve avere il proprio computer o tablet, se la formazione è un diritto costituzionalmente garantito lo deve essere anche quella sostitutiva della classe. Non è pensabile che chi non può garantire pc o ipad o connessione ai suoi figli li condanni a non fare scuola. Per questo al governo diciamo: almeno poneteveli, questi problemi, invece sono lasciati inevasi e siamo preoccupate”. Preoccupate anche perché il conto finisce in tasca alle donne: “Già c’è una disparità salariale, è ovvio che se uno dei genitori deve rinunciare è quasi sempre la donna a farlo perché ha uno stipendio minore. Così vuol dire scaricare la crisi sulle donne e sui minori. Servono aiuti concreti, e bisogna pianificare subito una serie di attività da far fare a ragazzi e ragazze nel periodo estivo: non potranno certo restare insieme ai nonni, lo stato deve stringere convenzioni con piscine e centri sportivi, con associazioni culturali, teatri, cinema, con artisti…”.

Go to Source

Commenti l'articolo

Rispondi