Coronavirus scontro Governo Comuni su chiusura piazze Decaro Norma inapplicabile

Coronavirus, scontro Governo-Comuni su chiusura piazze, Decaro: “Norma inapplicabile”

La Republica News
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La notte è stata lunga, i toni dello scontro altissimi. E alla fine il nuovo Dpcm ha già la prima variazione: il riferimento ai sindaci, ai quali veniva demandata la facoltà di chiudere “strade e piazze nei centri urbani”, è sparito. Non è chiaro chi avrà questa competenza (i prefetti, forse?) ma la parola non c’è più nel testo. La decisione è frutto di una tensione profonda tra il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, i sindaci delle più importanti città italiane e l’esecutivo. Uno scontro che nasce a metà del pomeriggio quando sul tavolo dei primi cittadini italiani arriva la bozza del Decreto che stava per essere approvato.”Eravamo da due giorni in riunione, come i sindaci, con il presidente Conte e con i vari ministri. Ci avevano chiesto suggerimenti, indicazioni, abbiamo discusso su centinaia di temi la questione della chiusura delle piazze e delle strade non era mai venuta fuori. Poi, improvvisamente l’abbiamo letta e siamo andati su tutte le furie” ha raccontato questa notte Decaro ai suoi. “Per due motivi: la prima, si tratta di uno sgarbo istituzionale. D’ora in avanti i sindaci non andranno più alle riunioni, tanto è inutile, perché poi decidono senza nemmeno consultarci. Che senso ha? A questo punto che loro decidano e noi applichiamo le decisioni, ma non ci chiedano di dire che abbiamo partecipato a decisioni che loro hanno preso. La seconda questione – continua Decaro – è di merito: è una norma inapplicabile. Come indichiamo le strade e le piazze da chiudere? Con cartelli? Recintandole? E se i ragazzi si spostano da una piazza all’altra? Ogni quanto si decide quali sono le strade da chiudere? Soprattutto chi controlla? Oggi ovunque la maggior parte dei controlli li hanno fatto i vigili urbani, ma è impensabile scaricare tutta questa responsabilità sui sindaci soltanto perché non si è avuto il coraggio di decisioni più drastiche”.
Il riferimento è al mancato coprifuoco, che il Governo ha deciso di non ordinare. “I ministri hanno cercato, ciascuno per il suo settore – si è sfogato Decaro – di avere meno limitazioni possibili. E poi però si è scaricato tutto sui primi cittadini. Ma è una cosa seria, in piena emergenza sanitaria? Nessuno di noi si vuole sottrarre alle proprie responsabilità, ci mancherebbe. Non lo abbiamo mai fatto come sindaci e non lo faremo ora. Ma chiediamo rispetto e responsabilità”. Lo scontro è apparso chiaro al Governo nella notte, nonostante il tentativo di mediazione del ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia. Quando i sindaci delle principali città italiane hanno cominciato a prendere posizione.”La norma che attribuisce ai sindaci il compito di chiudere piazze e vie costituisce un evidente scarico di responsabilità ed è inattuabile con le sole forze di polizia locale” ha detto il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori. “Siamo stati tre ore con Governo e Regioni sul nuovo Dpcm” ha sbottato il sindaco di Ravenna, Michele De Pascale, “e non una parola ci è stata anticipata rispetto allo scaricabarile sui sindaci. La misura così com’è scritta è inapplicabile, ma soprattutto è vergognoso il metodo utilizzato”. Parole e toni identici a quelli usati dal sindaco di Firenze, Nardella, quello di Reggio, Falcomatà o quello di Lecce, Salvemini. Nella notte poi la decisione di togliere la parola “sindaci”. Soddisfatti? “E’ una sconfitta per tutti, comunque” commentavano all’alba tra di loro. “Ora sentiamo le Asl, i prefetti e le forze di polizia e cerchiamo di rendere le nostre città più sicure possibili per i nostri cittadini”.


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