Corsa al vaccino Mosca Il nostro funziona al 92. E gli Usa Pronti entro dicembre

Corsa al vaccino, Mosca: “Il nostro funziona al 92%”. E gli Usa: “Pronti entro dicembre”

La Republica News
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LA CORSA per il vaccino contro il Covid non si ferma. Dopo l’annuncio di Pfizer per gli ottimi risultati ottenuti nei test per ottenere un’immunizzazione contro il coronavirus, non si sono fatte attendere le risposte degli altri contendenti. Russia e Stati Uniti hanno annunciato di essere vicine al traguardo.Da tempo Putin è sceso in campo per vincere questa battaglia che avrà risvolti economici importanti. Mosca ha fatto sapere che, stando ai dati preliminari, il suo vaccino Sputnik V ha un’efficacia del 92% nel proteggere dal Covid-19.  Stando a una dichiarazione del ministero della Salute russo, del centro di ricerca statale Gamaleya e del Fondo Russo di investimenti diretti ripresa dal Moscow Times, i risultati mettono in evidenza che solo 20 dei 16.000 volontari che hanno ricevuto entrambe le dosi del vaccino o del placebo hanno contratto il Covid-19. 
Il vaccino russo
Una ricerca sulla quale il mondo della ricerca aveva espresso dubbi quella di Mosca, anche per la mancanza di diffusione di dati sui test. A settembre Sputnik V era stato somministrato, fuori dallo studio clinico, per la prima volta a un gruppo di volontari degli ospedali russi nelle zone ‘rosse’, anche in questo caso “è stata confermato il tasso di efficacia di oltre il 90%”. I dati raccolti dai ricercatori del Gamaleya Center dovrebbero essere pubblicati dopo la fine della sperimentazione. 
Gli Usa
In tutto sono 11 i vaccini che sono vicini al traguardo in questa sfida globale. Fra i candidati favoriti è in fase avanzata (Fase 3) anche la sperimentazione della biotech Usa Moderna. Dovrebbe essere disponibile entro dicembre. “Ben 30.000 partecipanti erano stati arruolati nello studio di Fase 3 Cove al 22 ottobre e 25.654 partecipanti hanno ricevuto la seconda vaccinazione”, fanno sapere dall’azienda Usa.
Pronto a dicembre
Anche qui c’è ottimismo. “La prima analisi intermedia è prevista per questo mese, a novembre. Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration ha richiesto di raccogliere due mesi di dati sulla sicurezza per almeno la metà dei partecipanti allo studio (cioè 15.000 persone), quota che speriamo di raggiungere il 24 novembre”, fa sapere Moderna. “Ciò ci consentirebbe di richiedere l’autorizzazione all’uso di emergenza del vaccino nella migliore delle ipotesi a fine novembre, inizio dicembre”. Moderna prevede che la produzione del vaccino mRna-1273 raggiungerà quota 20 milioni di dosi entro la fine del 2020. Moderna ha due partner per la produzione, pronti a soddisfare i requisiti per il vaccino in Europa: Lonza in Svizzera e Rovi in Spagna. Con Lonza, l’obiettivo è quello di consentire la produzione di una quota che oscilla fra 500 milioni e 1 miliardo di dosi l’anno di vaccini a partire dal 2021.

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Garattini invita alla prudenza
Il mese di ottobre è stato difficile da un punto di vista dei contagi e questi annunci fanno sperare. Notizie però che vanno trattate con cautela, in attesa della pubblicazione degli studi clinici, come ricorda Silvio Garattini, farmacologo, presidente e fondatore dell’Istituto ricerche farmacologiche “Mario Negri”. Serve prudenza, spiega commentando l’annuncio della pfeizer perché “si tratta di informazioni via stampa. Noi invece vorremmo vedere le pubblicazioni scientifiche, i dati perché ci sono ancora molti punti di domanda”. Il vaccino dovrebbe arrivare a inizio 2021. “Penso che per l’inizio dell’anno ci possa essere disponibilità. Ma molto piccola. E che in primavera si ampli. Sperando che non ci sia solo un vaccino ma che ce ne siano anche altri.”
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