Cosa restera del 2020

Cosa resterà del 2020

La Republica News
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YouTube ha cancellato il suo video di fine anno. Si chiamava Rewind, era una clip che riepilogava alcuni momenti video memorabili: un lavoro di selezione pazzesco se pensate che nel 2020 ogni minuto gli utenti hanno caricato 500 ore di materiali. In un anno fanno più 262 milioni di ore, dite che ne sarebbero venuti fuori dieci minuti da ricordare? Eppure Rewind non sempre piaceva, non a tutti piaceva. Ma YouTube non lo ha cancellato perché era una idea debole o mal confezionata: lo ha cancellato perché il 2020 “è stato differente” e “non si può far finta di nulla”. Insomma, non c’è nulla da ricordare in un anno così, siamo tutti d’accordo. Davvero? Davvero di un anno così vogliamo buttare via tutto? O non è proprio negli anni così che si scoprono le persone più belle, che si verificano le storie più commoventi? Non sono proprio gli anni così, con il loro carico di lutti e di problemi, a farci crescere, a farci scoprire le cose che contano davvero? A rendere il mondo che verrà migliore.Non sono parole vuote. Nel video di fine anno vorrei gli infermieri e i medici in Lombardia durante la terrificante prima ondata, le persone che cantano l’inno sul balcone al tramonto, un ragazzo che suona la canzone più bella di Ennio Morricone sui tetti di Roma deserta, i bambini che colorano le lenzuola per scrivere “andrà tutto bene” anche se non era vero, gli sguardi di chi ha perso tutto e non si è arreso, le dirette su Instagram con gli artisti che ci facevamo sentire tutti nelle stessa casa, le loro grandissime e le nostre no, ma pazienza; e le videochiamate con i genitori e i nonni quando è diventato vietato abbracciarli. Poi metto la scienza: non i virologi in tv, quelli no. Metto la formidabile, epica, corsa della scienza per darci un vaccino in un tempo che sarebbe stato inimmaginabile solo un anno fa. E invece ci siamo: l’anno sta finendo, presto finirà anche la pandemia. E nessuno la rimpiangerà, ma le immagini degli eroi grandi e piccoli di questo 2020 dobbiamo portarle con noi, non solo per gratitudine, ma perché sono le fondamenta del nuovo mondo migliore che speriamo ci sia dopo.



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