Cosenza, liceo occupato per molestie. La lettera dei prof ai ragazzi: “Stavolta la lezione ce l’avete data voi”

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“Carissime ragazze, carissimi ragazzi, ve lo vogliamo dire, questa volta la lezione ce l’avete data voi. E bella grande”. Inizia così la lettera aperta di alcuni docenti del liceo scientifico Valentini-Majorana di Castrolibero, in provincia di Cosenza, occupato dagli studenti in segno di protesta contro le presunte molestie sessuali che sarebbero state commesse da un professore nei confronti di una ragazza.

Mentre nell’istituto stamattina sono arrivati i tre ispettori inviati dal ministero dell’Istruzione per verificare se e come la dirigente, Iolanda Maletta, ha risposto alle segnalazioni degli abusi e degli episodi di “bullismo” arrivate in questi anni, i professori hanno preso carta e penna e scritto ai ragazzi, barricati da giorni nella scuola.

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“Siamo i vostri docenti, vi vediamo tutti i giorni per molte ore – è scritto nel testo firmato da Gabriele Petrone, Angela Pagliarulo, Alfonso Tarantino, Francesco Cirillo, Biancamaria Iusi e Giovanna Migliano – vi giudichiamo con un voto, ma non vi conosciamo. È forse colpa di un mestiere sempre più difficile, in una istituzione troppo spesso chiusa e burocratica come è sempre stata la scuola; sarà colpa della retorica della ricerca dell’efficienza e dell’eccellenza a tutti i costi che si è ormai diffusa in essa. Ma ciò che è successo ci ha posto di fronte ad una dura realtà e siete stati voi a sbattercela in faccia. Noi, troppo spesso ce lo dimentichiamo, non siamo impiegati del catasto. Dovremmo essere costruttori di teste, guide della conoscenza, edificatori dal basso di quella cosa bella e grande che si chiama democrazia. E troppo spesso non lo siamo stati”.

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“Ecco perché oggi – proseguono i docenti – dopo questi giorni intensi e convulsi, sentiamo il bisogno di andare al di là della stessa condanna di ogni forma di molestia, di violenza, di prevaricazione tanto più grave e imperdonabile se praticata da chi è chiamato a svolgere una funzione educativa”.

“Diciamoci la verità – ammettono – al di là del merito dei fatti specifici emersi in questi giorni, sui quali ormai indaga l’autorità giudiziaria, di fronte all’evidente inadeguatezza di chi doveva offrire in questi giorni ben altre risposte, noi docenti forse non siamo stati in grado di ascoltare, di vedere e quindi di capire il disagio che evidentemente pervadeva nel profondo questa scuola. E di questo, noi tutti, non possiamo non sentire il rimorso”.

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“Come diceva Edmond Rostand – sostengono i docenti nella lettera aperta – ‘anche se non si è fatto nulla di male / Si han di sé mille piccole nausee il cui totale / Non dà un rimorso, no, ma un oscuro tormento’. Al di là di come finirà questa vicenda dal punto di vista giudiziario rispetto a chi vi è coinvolto (e per il quale vale sempre la presunzione di innocenza), il tema che ci avete posto di fronte è quindi molto più grande, per certi versi anche più grave. A cominciare da quello di superare fino in fondo una cultura sessista e del possesso, certa concezione predatoria della relazione tra i sessi, su cui, nonostante la modernità che pervade le nostre vite, non si riflette mai abbastanza. Una cultura che non può essere banalizzata solo come espressione di atavici pregiudizi e di comportamenti scorretti e che è, invece, qualcosa di molto più pervasivo e radicato per poter essere sconfitto solo con le denunce e le iniziative giudiziarie. Qualcosa che sta dentro di noi e di cui troppo spesso siamo inconsapevoli e che emerge in forme troppo spesso superficialmente sottovalutate ma che feriscono, lacerano nel profondo, distruggono coscienze”.

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“Ecco – concludono i docenti – care ragazze e cari ragazzi, quando rientreremo in classe insieme dovremo lavorare su come tornare ad essere davvero una comunità protesa alla difesa della dignità di tutte e di tutti. E magari ci insegnerete a superare quel rimorso e quell’oscuro tormento di cui parlava Rostand”.

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