Covid, è allarme rosso in Germania: a Berlino niente locali pubblici per i non vaccinati

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Quasi 40 mila contagi in 24 ore, la Germania è in piena emergenza Covid e la linea morbida delle scorse settimane dovrà essere rapidamente corretta, stando agli esperti, che lanciano l’allarme e arrivano a chiedere l’obbligo vaccinale per insegnanti e sanitari, violando una sorta di tabù in un Paese dove neppure i vaccini per la prima infanzia sono vincolanti per i genitori.

“Il Paese si trova in una vera emergenza”, ha avvertito il virologo dello Charité di Berlino, Christian Drosten, che ha aggiunto una stima inquietante: “Se non si agisce subito potremmo arrivare ad avere altri 100 mila morti. E la previsione è cauta”. Figura di riferimento del governo di Angela Merkel, Drosten ha definito “inevitabile” una nuova riduzione dei contatti e ha tirato in ballo la necessità di “tornare a misure che speravamo di esserci lasciati alle spalle, diciamolo tranquillamente: misure da lockdown”. Un bel problema per i politici tedeschi che, a livello bipartisan, stanno da settimane ripetendo di “escludere” nuove chiusure. E intanto un segnale drastico è arrivato da Berlino, dove il Senato locale, a causa dei forti dati di contagio, ha deciso di tenere fuori dai bar, ristoranti, cinema ed eventi pubblici i non vaccinati, annunciando che il test negativo non sarà più valido sopra i 18 anni.

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“La pandemia si diffonde in modo drammatico”, ha affermato il portavoce di Merkel, Steffen Seibert, chiarendo che la cancelliera vuole un incontro “al più presto” fra Stato e Regioni per stabilire nuove misure. La conferenza che ha fatto da base istituzionale nella gestione delle prime ondate del Covid non sarebbe stata ancora convocata per le riserve dei socialdemocratici, che puntano sul prossimo esecutivo guidato da Olaf Scholz. Seibert ha però sottolineato che “sia il governo sia i politici che lavorano a formare il futuro governo sentono la responsabilità di garantire la protezione della salute dei cittadini e impedire il sovraccarico delle strutture ospedaliere”. In questo clima, si guarda all’Italia, da tempo, come a un modello, e oggi è stato lo stesso portavoce del Bundesregierung a citarla ancora una volta: “La nostra quota di vaccinati non è sufficiente contro il virus. Con un 10-15% di vaccinati in più, l’incidenza sarebbe più bassa. Come mostrano i dati di Spagna, Portogallo e Italia”, ha affermato.

All’ordine del giorno c’è anche la possibile introduzione del Greenpass tedesco (in Germania si chiama modello del 3G) sul posto di lavoro: presto si potrebbe chiedere ai dipendenti di esibire un certificato di vaccino, di guarigione o un test negativo, riattivando la campagna dei test gratuiti per tutti, allo studio sul tavolo del negoziato del cosiddetto ‘Semaforo’, la coalizione formata da Spd, Verdi e liberali al lavoro per un accordo. È stata poi l’Accademia nazionale scientifica della Leopoldina a esortare a rendere obbligatorio il vaccino anticovid per le professioni che possano fare da moltiplicatori di casi, come insegnanti e sanitari. Il celebre istituto ha anche chiesto che si estenda dove necessario il modello più severo (2G) che consente l’accesso ai locali e agli eventi pubblici soltanto agli immunizzati (escludendo quindi chi non ha fatto il vaccino). Quello già in vigore da lunedì scorso in Sassonia.

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Stando al Robert Koch Institut sono stati segnalati 39.676 nuovi positivi e 236 vittime in 24 ore (la settimana scorsa erano stati 20.676). E anche se il parametro di riferimento è ormai l’ospedalizzazione, diverse regioni hanno già le strutture sanitarie al collasso, come Sassonia, Turingia e Baviera.

Proprio il Land di Monaco ha dichiarato lo stato di emergenza, avendo ben 9 distretti dei dieci più colpiti dal virus: a Rottal Inn l’incidenza settimanale ha toccato il record federale con 1.104 casi su 100 mila abitanti. Su base nazionale questo valore ha raggiunto il terzo picco in tre giorni rispetto all’intera pandemia, con 232,1 positivi. Inutile dire che l’allarme rosso sta mettendo una seria ipoteca anche sul prossimo Natale: un incubo già vissuto – l’anno scorso i tedeschi lo festeggiarono in lockdown  – e ci sono già le disdette di alcuni mercatini.

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