Covid e misure Natale Decaro Non dobbiamo cedere sugli spostamenti la curva del contagio puo alzarsi di nuovo

Covid e misure Natale, Decaro: “Non dobbiamo cedere sugli spostamenti: la curva del contagio può alzarsi di nuovo”

La Republica News
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ROMA – “Sono contrario a ogni forma di allentamento delle misure e anche agli spostamenti tra Comuni per le feste di Natale e Capodanno”. Antonio Decaro è il presidente dell’Anci – l’associazione degli 8 mila Comuni italiani – e sindaco di Bari. È capofila della linea rigorista. Ammette solo una eccezione. Dice: “Una deroga di buonsenso può essere prevista, ma deve valere per Comuni molto piccoli, penso a Morterone in Lombardia o a Moncenisio in Piemonte che hanno una trentina di abitanti, e comunque a tutti quei luoghi dove i confini amministrativi non sono neppure percepiti dai cittadini, perché attraversi il ponte o la strada e, a pochi metri, passi da un paese all’altro”. 

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Sindaco Decaro, gli spostamenti tra i Comuni per le feste sono sconsigliabili? “Sì. Stiamo vivendo un momento particolarissimo in cui la curva dei contagi si sta invertendo. Ma c’è anche una voglia maggiore di stare insieme per il clima di festa. Allora potremmo ritrovarci di qui a poco con un aumento dei contagi e di nuovo piombare in una situazione di grave emergenza sanitaria, proprio ora che guardiamo con fiducia all’anno che viene, al 2021, che sarà l’anno dei vaccini”. Quindi lei è contrario?“Sì, sono contrario. Sono per non allentare le misure. Però potrebbe esistere una deroga di buonsenso per i Comuni molto piccoli”.Sotto i 5 mila abitanti? “No, non mi riferisco a questo. Penso a piccoli Comuni come Moncenisio o Morterone, per fare degli esempi, che hanno circa trenta abitanti. E comunque immagino deroghe per spostamenti nei giorni di festa in quei paesi limitrofi dove il confine amministrativo non è neppure riconosciuto dai cittadini. Non è avvertito dagli abitanti, che sono abituati a muoversi passando da un ponticello o attraversando la strada senza neppure sapere che cambiano Comune. Sono Comuni grandi quanto il condominio di una città”. Ma lei ha il polso della situazione tra i sindaci: cosa le chiedono? “Ci sono diversità di vedute. Ci sono sindaci che vogliono mantenere le restrizioni perché spaventati dalle conseguenze che i ricongiungimenti familiari potrebbero avere sull’aumento dei contagi e altri più propensi a deroghe tra paesi limitrofi proprio perché l’area è un tutt’uno. Io nel mio Comune sconsiglierei i ricongiungimenti, ma sono sindaco di una città, Bari, capoluogo di Regione e quindi comprendo la diversa esigenza dei piccoli e piccolissimi centri”. Giusto e naturale spostarsi per le feste solo in quelle aree?  “Esattamente. In montagna, nelle aree interne, popolate da 30, 50, 300 abitanti, andare da un paese all’altro non fa la differenza. Per il resto, sono tra quelli che sono molto preoccupati da questi giorni di festività. Capisco tutte le esigenze, ma cerchiamo di superare questo periodo e poi torneremo alla nostra quotidianità. E’ una raccomandazione. Una preghiera”. È per la linea rigorista? “Sento la responsabilità. Vivo una città dove ci sono molte occasioni di contagio”. Ha fatto una ordinanza molto restrittiva per Bari, che prevede la chiusura il 24 e il 31 dicembre dei bar e ristoranti alle 11 e dei negozi alle 13. Non è eccessivo? “Nell’ambito delle competenze del Dpcm di Conte, ho avvertito la necessità di misure specifiche per la vigilia di Natale e di Capodanno. All’ora di pranzo a Bari si sommano la passeggiata per l’aperitivo che si fa in piazza, le uscite per il regalo all’ultimo minuto (anch’io a mia figlia lo scorso Natale l’ho comprato il 24), gli incontri per gli auguri. Dobbiamo fermarci quest’anno. La mia responsabilità di sindaco è tutelare la salute della mia comunità. Se tra un mese le terapie intensive si riempiono di nuovo, se incontrassi chi ha perso nella terza ondata i suoi cari, cosa potrei dirgli? Che non sono riuscito a evitare l’aperitivo o il regalo? La vigilia della festa potrebbe diventare vigilia di una tragedia. Il momento della responsabilità delle istituzioni è adesso. Non riuscirei a perdonarmi se dovessi rimproverarmi: potevo fare, dovevo fare e non l’ho fatto”. 
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Sono misure impopolari. “Lo so. Non le ho prese a cuor leggero. Sono un colpo anche per le attività economiche. Ma pure i gestori delle attività commerciali sono classe dirigente di Bari”. Cosa teme più di tutto?  “Che si creda di essere già usciti dall’emergenza pandemia. Non è così. Il Covid c’è e ritorna. Però abbiamo un orizzonte temporale, che è quello della vaccinazione, per uscirne”.


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