Covid e smart working affondano la pausa caffe e i distributori automatici senza ristori vanno ko

Covid e smart-working affondano la pausa-caffè e i distributori automatici (senza ristori) vanno ko

La Republica News
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MILANO – La pandemia mette in stand-by la pausa-caffè negli uffici. E la galassia dei 400mila distributori automatici di bevande, snack e merendine seminata in ogni angolo del paese – orfana anche dei ristori governativi – si avvia a chiudere un 2020 da incubo. I motivi della crisi sono facili da capire: “Tutti i settori in cui sono state installate queste macchinette – spiega Alessandra Lanza, senior partner di Prometeia – sono in forte difficoltà”. “La pubblica amministrazione e molte aziende private sono in smart working – snocciola Massimo Trapletti, presidente di Confida, l’associazione del comparto – . Aeroporti e stazioni sono vuoti, negli ospedali non possono più andare i parenti”. Risultato: le vetrinette tentatrici piene di tavolette di cioccolato, tramezzini e bevande per tutti i gusti non le usa più nessuno. Da inizio anno le tazzine di caffè prelevate dall’erogatore sono calate del 27%, le bottigliette d’acqua del 42%, gli snack del 46% e i dolciumi – classica coperta di Linus nei lunghi pomeriggi di lavoro autunnali – sono giù del 38%.L’allarme è rosso. E i vertici del settore si sono riuniti nei giorni scorsi in una sessione straordinaria degli Stati generali per chiedere un aiuto alla politica. “Per ora non abbiamo visto un euro” spiega Trapletti. Le vending machines sono state equiparate durante la crisi ai negozi alimentari. “Peccato che supermercati & C. abbiano visto crescere le loro vendite in questo periodo mentre le nostre sono andate a picco – si lamenta il numero uno di Confida -. Siamo stati costretti a girare lo stesso con i nostri tecnici per controllare tutte le macchine e ricaricarle di pochi articoli anche nei periodi più duri, abbiamo dovuto sanificare tutto il materiale a ripetizione”. Ma il risultato alla fine è stato una Caporetto: un calo delle consumazioni del 33% nei primi sei mesi dell’anno “un dato peggiorato oggi con i servizi a Roma e Milano in flessione del 75%”.
“Il problema dell’assenza di ristori per il vending si spiega anche perché questo è un mondo percepito come non particolarmente “green”, dice Lanza. Troppe tazzine e bottiglie di plastica.  “Ma i nostri bicchieri sono ormai riciclati e riutilizzati al 100% – dice Trapletti -. L’Italia dei distributori automatici è leader in Europa con 30mila dipendenti diretti”. La richiesta degli Stati generali per non mandare in fumo questa eccellenza – anche nella costruzione delle macchine – è semplice: un credito d’imposta del 70% e contributi a fondo perduto “per favorire digitalizzazione e sostenibilità”, dice Trapletti.”I distributori automatici hanno ampi spazi per rinnovarsi – conferma Lanza -. Nei contenuti, ad esempio puntando più sul fresco e sui prodotti salutisti. Ma anche tecnologicamente. Lavorando non solo sui pagamenti digitali ma anche sui comandi vocali – come si è fatto sugli ascensori – per ridurre al minimo i contatti fisici” 
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