Covid hotel Sheraton nelle suite senza turisti ora si curano i malati

Covid hotel Sheraton, nelle suite senza turisti ora si curano i malati

La Republica News
Pubblicità

ROMA — La hall dello Sheraton è vuota, spettrale. Sono le sei del pomeriggio e la filodiffusione del golf hotel con vista sul Grande raccordo anulare e l’autostrada per l’aeroporto di Fiumicino fa rimbombare nella sala la voce di Stevie Wonder. Le note di Superstition (già, superstizione) si infrangono contro il plexiglass che scherma la reception e suggeriscono il ritmo ai lampeggianti delle ambulanze. Sì, perché la palazzina numero 3 del’albergo Parco de’ Medici è ormai una struttura parasanitaria. Una di quelle che serve a svuotare i reparti di malattie infettive degli ospedali di Roma, lasciando spazio ai casi più gravi.
Coronavirus, il bollettino di oggi 10 novembre: 35.098 nuovi casi su 217.758 tamponi. Le vittime sono 580
10 Novembre 2020

Qui il Covid, lo stesso virus che tiene lontani i turisti dalle bellezze della capitale, ha portato decine e decine di contagiati. Un viavai continuo: non è chiaro fin quando basteranno le 169 stanze messe a disposizione dalla direzione. Più della metà, per l’esattezza 93, sono già occupate. E c’è una novità: se prima del lockdown ospitavano soltanto pazienti asintomatici, con la seconda ondata sono arrivate anche le bombole d’ossigeno. I medici, astronauti in tuta bianca tra malati fortunatamente in via di guarigione, saturimetri alla mano fanno su e giù per i tre piani dell’hotel. Seguono le frecce tracciate a terra con il nastro adesivo giallo e nero e si infilano nelle doppie (rigorosamente a uso singola) per prestare soccorso a chi ha passato il peggio ma ha ancora quella che i sanitari chiamano «fame d’aria».Il quattro stelle alla periferia Sud di Roma può accoglierne 49.
Locatelli: “Le prime dosi di vaccino saranno disponibili a metà gennaio”
10 Novembre 2020

Non solo gli anziani in grado di superare il decimo giorno di polmonite. Tra le anime in pena che sospirano salutando i parenti dalle finestre ci sono anche tanti giovani. Come C., 23 anni, che dopo due settimane di isolamento si sente meglio e vuole «solo tornare a casa». Chissà, tra gli internati in attesa di negativizzazione, ci sarà pure chi invidia i dirimpettai: le ultime giornate di sole hanno riempito i campi da golf, sport individuale risparmiato dalla pandemia, per cui l’hotel è conosciuto in tutta la città.Insomma, fuori il vento pettina i green e dentro si lotta tra medicinali e flebo. Altro che minibar. In stanza, oltre al televisore, l’unico appiglio alla realtà sono le foto in bianco e nero dei monumenti capitolini. Dettagli e panoramiche del Colosseo sono ovunque. Così come i cartelli che indicano il percorso per l’area fitness, guidano fino alla sauna, suggeriscono la strada per le camere e ora portano tutti indistintamente all’accettazione del Covid hotel. Un desk presidiato costantemente da tre medici e due infermieri delle Uscar, le task force anti-coronavirus istituite dalla Regione Lazio e dal personale della Asl Roma 3. Tamponi, cure ed esami: l’assistenza a chi è finito in albergo perché non ha un posto dove passare la quarantena in solitaria e l’ossigenoterapia a bassa intensità (al massimo 2 litri al minuto) è garantita 24 ore su 24.
Coronavirus: parchi, spiagge e piazze nel mirino dei controlli
10 Novembre 2020

All’ingresso l’insegna dello Sheraton è stata coperta, fasciata con un telo. Ma la executive assistant del Parco de’ Medici, Raffaella Mazza, non teme una ricaduta negativa sull’immagine del brand: «Al contrario, credo che il nostro hotel dia un messaggio positivo. È i supporto agli ospedali. Agiamo a livello di comunità, siamo all’interno di una collaborazione collettiva». Parte di una galassia che a Roma conta anche l’albergo Alba, con altri 20 posti per chi ha bisogno dell’ossigeno, e altri 7 hotel per un totale di circa 800 posti Covid. Nel resto del Lazio, tra Viterbo e Latina, ce ne sono altri 5. Ma presto potrebbero aprirne ancora.Da Federalberghi, con il supporto del Campidoglio, hanno già fatto sapere di avere pronte almeno altre 5 strutture da convenzionare con il sistema sanitario regionale. Ogni posto letto costa 30 euro a notte, una somma a cui vanno aggiunte quelle per le sanificazioni, delle bombole e dei medicinali. Spese per cui il decreto Rilancio aveva previsto un fondo da 32,5 milioni. I fondi stanziati per affittare per tempo gli alberghi necessari a ridurre il lavoro degli ospedali sarebbero dovuti essere spesi per tempo. Ma salvo rari casi — il modello dei Covid hotel è stato adottato già da tempo in Toscana ed Emilia Romagna oltre che nel Lazio — la caccia ai posti letto è partita troppo tardi. Dal Nord al Sud, migliaia di suite potevano già essere a disposizione da settimane.


Go to Source