Covid, i contagi tornano a salire: ecco cosa dobbiamo aspettarci

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IL CAMPANELLO d’allarme ha dato il primo squillo. Chi sperava di aver quasi chiuso il capitolo pandemia, e di poter scordare i termini “mascherina”, o “isolamento”, avrà una delusione di fronte ai dati dell’ultimo monitoraggio settimanale diffuso dalla cabina di regia del Ministero della Salute-Iss. Dati che rispolverano un concetto che tutti stavano cercando di archiviare: “Potremmo essere di fronte a una nuova recrudescenza del virus”. La spiegazione sta “nell’incidenza settimanale a livello nazionale in rapido e generalizzato aumento, nella settimana dal 22 al 28 ottobre rispetto a quella precedente, appena al di sotto della soglia di 50 casi settimanali per 100.000 abitanti”. Anche la trasmissibilità stimata sui casi sintomatici è in aumento e intorno alla soglia epidemica, come quella sui casi di ricovero ospedaliero, che segue lo stesso trend. Questo andamento, sottolinea il report, “va monitorato con estrema attenzione e, se confermato, potrebbe preludere ad una recrudescenza epidemica”.

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L’Rt torna a risalire

Quindi i numeri della pandemia tornano a risalire. Per prima l’incidenza settimanale a livello nazionale, che ha raggiunto 46 per 100.000 abitanti contro 34 per 100.000 nel periodo da 15 al 21 ottobre scorso (dati flusso Ministero della Salute). Inoltre, dal 6 ottobre al 19 ottobre, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato dello 0,96 (range 0,83 – 1,16), appena al di sotto della soglia epidemica, pure in aumento rispetto alla settimana precedente. Al di sopra della soglia epidemica è Rt “augmented” (Rt=1.14 – 1,13-1,16 – al 19 ottobre), calcolato su dati parzialmente completi. Poi c’è l’indice di trasmissibilità, basato sui casi con ricovero ospedaliero, che risulta incrementato tanto da superare la soglia epidemica (1,13 contro lo 0,89). Stime che, rileva la cabina di regia Ministero-Iss, “si ritiene siano poco sensibili al recente aumento del numero di tamponi effettuati, poiché sono basate sui soli casi sintomatici e/o ospedalizzati”.

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Frena il calo dei ricoveri

Ma c’è un altro dato che inquieta: è l’improvvisa frenata del calo dei ricoveri. Il tasso di occupazione in Terapia intensiva non scende: si inchioda sul 3,7% (la rilevazione giornaliera fatta dal Ministero risale al 28 ottobre). Mentre il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale sale al 4,5%. A complicare le cose c’è una notevole crescita del numero delle regioni classificate a rischio moderato, che sono passate da 4 a 18. Solo 3 restano a rischio basso. In più 13 Regioni riportano un’allerta di resilienza. È da segnalare, poi, il “forte aumento il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (6.264 contro 4.759 della settimana precedente)”. La percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti è stabile (33%), come quella dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (47%), mentre risale la quota dei diagnosticati attraverso screening (20% contro il precedente 19%).

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“Questo trend non stupisce”

Parla di segnale di allerta anche il virologo Giovanni Maga, direttore del Cnr di Pavia, guardando ai ricoveri che non diminuiscono. “Assistiamo ad un aumento della circolazione del virus, che però al momento non si riflette in maniera significativa sull’occupazione dell’area medica – conferma –. Anche se, parallelamente, dobbiamo registrare una battuta d’arresto del calo dei ricoveri, sia per le Terapie intensive che per quelli ordinari. In pratica ingressi e dimissioni dagli ospedali si sono pareggiati. E questo è un segnale di allerta”. Ma, spiega Maga, “l’aumento de contagi, che corre di pari passo con la crescita dell’Rt, è in un certo senso atteso: sapevamo che in questa stagione ci sarebbe stato un incremento della circolazione del Covid, perchè in questa stagione i virus respiratori normalmente sono più presenti”.

L’effetto del rientro massiccio al lavoro

Secondo il virologo è una situazione figlia del “rientro massiccio delle persone al lavoro”, fenomeno che la prossima settimana dovrebbe completarsi. “Allora vedremo quanto tutto ciò avrà contribuito alla diffusione del virus”, annuncia. Quindi cosa bisogna fare? O cosa, semmai, è meglio evitare? “La conclusione è fondamentalmente una: non è il momento di abbandonare le misure di prevenzione, mi riferisco alla necessità di indossare la mascherina nei luoghi chiusi ed evitare gli assembramenti – insiste Maga –. Un’altra cosa importante è continuare a vaccinare, perchè abbiamo milioni di italiani che non l’hanno ancora fatto: nella fascia d’età fra 40 e 69 anni sono più di 3 milioni di persone; tra 30 e 39 anni 1 milione e 200mila. E ricordo che sopra i 50 anni si rischia il ricovero in ospedale”. “Una previsione? Penso che per le prossime due settimane abbiamo di fronte una tendenza al peggioramento – conclude –. È difficile dire come si muoverà il virus, ma più siamo prudenti e meglio è. Solo così, probabilmente, riusciremo a spezzare l’equazione tra aumento dei contagi e crescita dei ricoveri in ospedale”.

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