Covid il piano del ministro francese Blanquer La nostra priorita e tenere tutti gli alunni a scuola

Covid, il piano del ministro francese Blanquer: “La nostra priorità è tenere tutti gli alunni a scuola”

La Republica News
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PARIGI – “La nostra priorità è tenere gli alunni a scuola. Tutti, senza eccezioni”. Jean-Michel Blanquer è il ministro in prima linea nella doppia emergenza che affronta la Francia: Covid e terrorismo. Dopo la decapitazione del professore Samuel Paty, il ministro dell’Istruzione annuncia nuove misure di sicurezza per gli insegnanti minacciati. Difende il modello francese della laicità che suscita qualche incomprensione anche in Occidente. E spiega come, nel mezzo della seconda ondata, non bisogna sacrificare le nuove generazioni. Con l’aggravarsi degli indicatori sanitari molti pensano che non sia ragionevole lasciare le scuole aperte. Cosa risponde?”Da quando è cominciata la crisi sanitaria mi sono dato un obiettivo chiaro: tutti gli alunni devono andare a scuola. Abbiamo avuto risultati piuttosto buoni nel far tornare gli alunni da maggio e giugno. È stato molto difficile. Da settembre, dopo averli riportati tutti negli istituti, i primi dati dimostrano che non ci sono stati più abbandoni scolastici rispetto all’anno precedente. È una vittoria collettiva”. Lei ha parlato di un nuovo protocollo sanitario rafforzato, ma molti insegnanti dicono che non è stato fatto nulla. “Tra settembre e ottobre non ci sono state particolari contaminazioni nell’ambiente scolastico. Sono state dette cose imprecise al riguardo. Guardando tutti gli indicatori, posso assicurarvi che il protocollo sanitario ha funzionato molto bene. Sono state chiuse poche scuole medie o superiori. È successo, certo, quando alcune classi o istituti sono stati identificati come focolai. Ma abbiamo avuto solo lo 0,14% di chiusure tra settembre e ottobre”.Quindi non sente l’esigenza di cambiare regole davanti all’aggravarsi della crisi sanitaria?”Abbiamo solo deciso di intensificare alcune misure. Per esempio, limitiamo ancora di più l’incrocio tra le classi, ci saranno più momenti per arieggiare gli spazi, abbiamo allargato l’obbligo delle mascherine alle elementari a partire dai 6 anni”. Alle superiori però si rafforza la didattica a distanza con un’alternanza della presenza in classe?”Nei licei abbiamo studiato processi per una maggiore flessibilità, incoraggiando i mezzi gruppi nell’ambito di un quadro nazionale ma anche regionale, che si combina con il nostro protocollo di continuità pedagogica. Non tutte le scuole superiori si trovano nella stessa situazione. Ce ne sono alcune in zone rurali con 250 alunni dove non ci sono problemi, e altre più dense, nelle aree urbane, dove si potrà alternare la presenza in classe”. Il professore Samuel Paty, vittima di un attacco terrorista per aver mostrato in classe le caricature di Maometto, era stato per giorni minacciato in Rete. C’è stata una sottovalutazione del rischio?”Con il senno di poi, possiamo sempre vedere cosa avremmo potuto fare meglio. Paty aveva ricevuto un sostegno molto forte dalla preside che l’ha accompagnato al commissariato per sporgere denuncia per diffamazione. Non erano note minacce di morte. Un ispettore delle cosiddette ‘squadre dei valori della République’ era in contatto con lui fino a qualche giorno prima dell’attacco. Detto questo, ora vogliamo rafforzare la sicurezza degli insegnanti ma non solo. Stiamo creando un meccanismo che permetterà a qualsiasi funzionario pubblico di chiedere protezione quando si sente minacciato”.Anche lei è stato minacciato?”In tutta franchezza, cerco di non esprimermi troppo su questo argomento per non fare il gioco di chi minaccia”.La Francia si sente sostenuta in questa battaglia per la laicità?”Sul tema del terrorismo islamista dobbiamo essere tutti uniti. Sulle vignette di Maometto, la Danimarca è stata il punto di partenza (nel 2005, ndr.), come tutti sanno, e i francesi si sono mossi allora in solidarietà con i danesi. Oggi non sarebbe bello se i francesi fossero i soli in Europa a difendere i valori della democrazia e dell’umanesimo. La morte di Samuel Paty non significa solo un francese assassinato. È la conoscenza che viene attaccata”. Secondo il New York Times, la decapitazione di Paty da parte di un diciottenne che ha frequentato la scuola in Francia potrebbe essere il segno del fallimento del vostro modello di integrazione. Perché non accetta questa ipotesi?”E’ soprattutto il New York Times che ha bisogno di riflettere sul suo modello. Un anno fa ha rinunciato a pubblicare caricature. Il fatto che un’istituzione molto importante per la libertà di espressione abbia potuto fare marcia indietro su un tema del genere la dice lunga sulla gravità globale della situazione. Washington si rivolterebbe nella tomba leggendo il New York Times. Il modello repubblicano, laico, è quello che meglio ci permette di affrontare le sfide del ventunesimo secolo. Ci permette di convivere con le nostre differenze in pace. Non credo che il modello comunitario stia dimostrando il suo valore nell’America di oggi”. Anche il primo ministro canadese Justin Trudeau ha allertato sul rischio di ferire la comunità musulmana con la ripubblicazione delle caricature di Maometto. “Continuando su questo ragionamento anche io potrei sentirmi ferito dalle dichiarazioni di Trudeau, quindi non dovrebbe dire queste cose. Ci sono differenze tra ciò che non possiamo fare rispetto a una persona e ciò che non possiamo fare rispetto a un’idea. Esistono limiti alla libertà di espressione: non diffamare, non insultare, eccetera. E’ evidente. Ma nel regno delle idee, la libertà deve andare il più lontano possibile, purché non sia un richiamo all’odio o alla violenza”. Cosa pensa delle vignette su Maometto pubblicate da Charlie Hebdo, le piacciono?”Come ministro, non mi devono piacere. Quello che mi deve piacere è la libertà. Non esprimo un giudizio personale sul contenuto, ma lotto affinché un organo di stampa possa esistere e fare ciò che vuole con la sua libertà di espressione, purché non insulti o diffami una persona e rispetti la legge”.Raccomanda di mostrare le caricature in classe?”La mia raccomandazione è seguire il buon senso. Per spiegare agli alunni la libertà di espressione gli insegnanti hanno molti strumenti. Ciò che il mio ministero incoraggia non è concentrarsi solo sulle vignette di Maometto, ma far capire che la satira è una delle tante forme della libertà di espressione. E su questo principio non arretreremo di un centimetro”.  


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