Covid la Corte costituzionale boccia la Valle dAosta sospesa la legge che riapriva bar e ristoranti e la prima volta

Covid, la Corte costituzionale boccia la Valle d’Aosta: sospesa la legge che riapriva bar e ristoranti, è la prima volta

La Republica News
Pubblicità

151808816 d4cb631f ae66 42d0 b860 ca92e28371a0

La legge regionale della Valle d’Aosta che consentiva la riapertura di bar, ristoranti e di tutta un’altra serie di attività, nonostante la Vallée si trovasse ancora in zona arancione, è stata sospesa con effetto immediato dalla Corte costituzionale: motivo, il ” rischio di un irreparabile pregiudizio all’interesse pubblico” rispetto a una gestione unitaria dell’epidemia a livello nazionale, nonché “il rischio di un pregiudizio grave e irreparabile per la salute delle persone”. 

E’ quanto è scritto nell’ordinanza della Consulta depositata oggi (di cui è relatore il giudice Augusto Barbera) che accoglie l’istanza proposta, in via cautelare, dal presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte. E’ l’ultimo atto di una durissima polemica sulle misure anti-Covid che ormai da quasi due mesi oppone il governatore valdostano Erik Lavevaz, a capo di una giunta sostenuta da una maggioranza di progressisti e autonomisti, al governo e in particolare allo stesso premier Conte e al ministro della Sanità Roberto Speranza. La legge era stata approvata dal Consiglio regionale  lo scorso 2 dicembre con i voti degli autonomisti e della Lega. Il centrosinistra, che fa parte della maggioranza regionale, si era astenuto.

Val d’Aosta, nuova sfida al governo: bar e ristoranti aperti da mercoledì, via alle gite con le ciaspole

E’ la prima volta che la Corte Costituzionale sospende, in via cautelare, una legge, come avvenuto oggi in relazione alla legge regionale della Valle d’Aosta che consentiva l’applicazione di misure meno restrittive di quelle statali sull’emergenza Covid. La questione sulla sospensiva richiesta dal governo è stata trattata ieri in camera di consiglio, e oggi è stata resa nota la decisione della Corte, che ha già depositato l’ordinanza con le motivazioni.

Covid, il governo impugna l’ordinanza della Valle d’Aosta che riapre bar e ristoranti

La Corte, accogliendo l’istanza del presidente del Consiglio dei ministri, ha ritenuto che sussista il “fumus boni iuris”, considerato che gli interventi previsti dalla legge sotto esame riguardano la materia della profilassi internazionale, riservata alla competenza esclusiva dello Stato, come stabilisce l’articolo 117, secondo comma, della Costituzione. Il che non esclude diversificazioni regionali della disciplina, adottate però “nel quadro di una leale collaborazione tra Stato e Regioni”.

Il presidente della Valle d’Aosta attacca ancora il governo: “Dpcm iniquo sugli spostamenti”

Ma perché l’urgenza? Ecco il motivo: la Consultaha ritenuto che l’applicazione della legge fino alla trattazione nel merito della questione – fissata per il prossimo 23 febbraio – potrebbe comportare “il rischio di un irreparabile pregiudizio all’interesse pubblico” a una gestione unitaria dell’epidemia a livello nazionale nonché “il rischio di un pregiudizio grave e irreparabile per la salute delle persone”.

Con la legge da oggi sospesa, inoltre, la Valle d’Aosta, si legge nell’ordinanza della Consulta, ha “tra l’altro selezionato attività sociali e economiche il cui svolgimento è consentito, nel rispetto dei protocolli di sicurezza, anche in deroga a quanto contrariamente stabilito dalla normativa statale, recante misure di contrasto alla pandemia da Covid-19”.

Secondo i giudici la norma “impugnata, sovrapponendosi alla normativa statale, dettata nell’esercizio della predetta competenza esclusiva, espone di per sé stessa al concreto e attuale rischio che il contagio possa accelerare di intensità, per il fatto di consentire misure che possono caratterizzarsi per minor rigore; il che prescinde dal contenuto delle ordinanze in concreto adottate”.

In questo senso “le modalità di diffusione del virus Covid-19 rendono qualunque aggravamento del rischio, anche su base locale, idoneo a compromettere, in modo irreparabile, la salute delle persone e l’interesse pubblico ad una gestione unitaria a livello nazionale della pandemia, peraltro non preclusiva di diversificazioni regionali nel quadro di una leale collaborazione”. La Corte ricorda poi che “i limiti propri dell’esame che è possibile condurre in questa fase cautelare impediscono una verifica analitica delle singole disposizioni contenute dalla legge regionale impugnata”.
 



Go to Source