Covid, la grande paura della montagna: un inverno senza sci

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Sulle Alpi incombe un imprevedibile inverno, ad ostacoli e all’insegna dello “Snow Pass”. Primo obbiettivo: salvare Natale e settimane bianche sugli sci. A venti mesi dallo stop alle piste causa Covid, sugli impianti di risalita pesano variante Delta, quarta ondata del virus e non vaccinati. “Saltare due stagioni – dice Valeria Ghezzi, presidente nazionale degli impiantisti – sarebbe la morte economica e sociale della montagna italiana”.

Stadi, cortei, ristoranti: quei buchi nella rete delle misure anti virus

Alla vigilia della riapertura delle piste, tra domani e i primi di dicembre, Regioni, Governo e località turistiche concordano sulla necessità di scongiurare l’incubo di un altro lockdown dello sci. Nelle stazioni di alta quota, da Cervinia alla Val Senales e dal Tonale a Cortina d’Ampezzo, le discese sono già possibili. L’impennata dei contagi in Alto Adige, Friuli, Veneto e Valle d’Aosta, minaccia però una speranza di ripresa che vale 60 mila posti di lavoro, 12 miliardi di fatturato e quasi il 2% del Pil.

Complicato, se gli ospedali dovessero precipitare di nuovo nell’emergenza, permettere le Feste tra rifugi, cabinovie e après-ski. “Il problema – dice il presidente altoatesino Arnold Kompatscher – è evitare che No Vax e No Pass distruggano un’industria cruciale anche per la salute delle persone. La continuità delle attività economiche e della vita sociale va garantita, a costo di riservare lo sci in pista ai vaccinati con Green Pass”.

Ieri la Conferenza Stato-Regioni: entro oggi Comitato tecnico-scientifico e governo si sono impegnati ad aggiornare i protocolli. Per sciare, sport individuale all’aperto, attualmente non è richiesto il certificato verde. Questo è obbligatorio solo per salire su cabinovie e funivie, impianti chiusi accessibili all’80% della portata e con mascherina. Libero per tutti l’uso di seggiovie e skilift. “I grandi caroselli – dice Andy Varallo, presidente di Superski Dolomiti – sono però misti. Alcuni collegano Regioni e Province diverse. Dalle stazioni a valle quasi ovunque si sale in quota in cabine chiuse. Il problema dei controlli c’è”.

Gli impiantisti premono affinché la verifica del Green Pass sia “a campione, in pista e a carico delle forze dell’ordine”. Chiesto anche di sollevare i gestori da sanzioni, oggi in vigore come nei ristoranti. Grazie ad una App l’onere delle verifiche a inizio attività, con il rischio-assembramenti in coda, verrebbe superato con l’attivazione quotidiana dello skipass tramite QR code, aggiornato sul cellulare alla scadenza del certificato verde. “Nessuno impedisce però – dice Valeria Ghezzi – che i non vaccinati acquistino settimanali e stagionali grazie al tampone, che scade dopo due giorni”.

Di qui l’impasse su controlli e sanzioni per sciare usando gli impianti. Su Natale e inverno grava soprattutto il colore delle Regioni indotto dai numeri della pandemia. In zona bianca e gialla, nessuna conseguenza sulle piste. Ieri le Regioni all’unanimità hanno chiesto al governo di scongiurare la chiusura degli impianti anche in zona arancione e rossa, dove minacciano di finire presto Alto Adige e Friuli. Anche la Valle d’Aosta teme di scivolare presto in arancione e gli algoritmi proiettano il rischio su tutte le aree alpine, nel corso dell’inverno.

Le norme in vigore, pre-vaccini, impongono lo stop anche agli alberghi. Costrette a programmare l’intera stagione e a preparare comunque i tracciati, le categorie ieri hanno chiesto di arrivare, nello scenario peggiore, a ridurre al 50% la portata di cabinovie e funivie, escludendo chiusure e salvando “i diritti dei vaccinati”. Cauti il premier Draghi e il ministro alla salute Speranza. Sulle Alpi i reparti di terapia intensiva e i piccoli ospedali corrono verso la saturazione da Covid: in Sudtirolo, primatista per negazionismo, pesa anche la sospensione dal lavoro di oltre 700 sanitari No-vax.

Con il boom degli accessi ai pronto soccorso, causa incidenti lungo i 3200 chilometri di piste da sci, il sistema non sarebbe nelle condizioni di affrontare la recrudescenza del virus. A preoccupare è anche l’afflusso degli sciatori dall’estero, pari al 50% del totale. Esclusi i russi, bloccati dal non riconoscimento del siero Sputnik. Germania e Paesi Bassi fronteggiano una grave quarta ondata Covid. Già in lockdown e zona a rischio l’Austria: Berlino impone la quarantena per chi rientra e gli sciatori tedeschi sono pronti a cercare rifugio sul versante italiano. Travolto dal virus tutto l’Est Europa, grande mercato per il turismo sulla neve.

“Le prenotazioni – l’allarme degli albergatori – sono ferme e tra chi vive in montagna cresce la preoccupazione per l’invasione di stranieri non vaccinati”. Sorvegliati speciali anche i mercatini di Natale. Monaco di Baviera li ha sospesi. In Austria è questione di ore.

Il Nord Italia prova a salvare i prossimi week-end con obbligo di Green Pass, braccialetto giornaliero, mascherina e accessi alle bancarelle presidiati. Allo studio il numero chiuso contro l’assalto di pullman e treni speciali, per prevenire i “focolai da vin brulè” a dicembre, alla vigilia delle Feste.

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