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Covid, mozione di sfiducia di Fratelli d’Italia contro Speranza, la Lega è imbarazzata ma non si deve dire

La Republica News
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I leghisti sono imbarazzati, ma non si può dire. La mozione di sfiducia presentata da Giorgia Meloni contro il ministro della Salute Roberto Speranza è l’ennesima puntata del piccolo derby che dall’avvio del governo Draghi infiamma il centrodestra.

Matteo Salvini e Giorgia Meloni su Speranza dicono da tempo le stesse cose (“inadeguato e incompetente”), ma la leader di Fratelli d’Italia ha deciso di formalizzare il suo dissenso in un atto parlamentare che mette mediaticamente nei guai la Lega, anche se il respingimento appare scontato. Non ci sono i numeri per mandare a casa Speranza.

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“Non siamo nati ieri, mai potremmo votare contro un ministro del nostro stesso  governo”, dice Igor Iezzi. Capogruppo leghista in commissione Affari costituzionali, è un salviniano di ferro. Se Speranza cadrà ciò non avverrà certo per una mozione di sfiducia, che non ha i numeri. Anzi, Meloni ha fatto un errore, perché questo uscita finirà per rafforzarlo”.

l’iniziativa

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Nella pancia gli umori sono meno diplomatici. Molti peones ammettono che voterebbero volentieri sì alla destituzione, nella convinzione che “Leu sia sacrificabile”, come spiega un deputato del Nord. “Si spera in Mario Draghi“, dice. Il premier, dicono i rumors, ha qualche riserva sull’operato, intanto oggi in conferenza stampa l’ha pubblicamente difeso, annunciando il ritorno alle zone gialle dal 26 aprile, accogliendo una delle principali richieste della Lega.

“In commissione noi non abbiamo mai parlato di dimissioni”, dice Rossana Boldi, medico, vicepresidente della commissione Affari sociali. “Meloni ha voluto metterci in imbarazzo, ma noi non facciamo battaglie ad personam”. D’accordo, ma Salvini da settimane cannoneggia su Speranza. Non è in contraddizione? “Intanto Draghi ha preso in considerazione le richieste anche della Lega, questo governo sta facendo bene, in discontinuità con Giuseppe Conte“. I giornali veramente hanno titolato “Salvini chiede le dimissioni di Speranza”. “I giornali titolano come vogliono” ride Boldi.  

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“La gente ha altro a cui pensare,” taglia corto Iezzi. “Vuole riaprire i bar, i ristoranti, le palestre, deve lavorare”. Meloni gioca sul vostro stesso terreno. “Sì, ma i sondaggi non registrano scossoni. Noi siamo fermi al 23 per cento, tutti gli altri sono lì dov’erano prima, più o meno. Certo Speranza si salva se non pensa sempre e solo a chiudere, altrimenti temo che non andrà lontano. Noi chiedevamo un calendario palese di aperture certe, e di procedere con le zone gialle. E’ un po’ più duttilità. Perché un agriturismo di montagna non può aprire? E perché le palestre non possono accogliere gli anziani vaccinati, per fare ginnastica dolce? Serve un po’ di pragmatismo”.

“Speranza non ci rappresenta”, dice il deputato del Nord. “La nostra gente ne diffida”. L’imbarazzo c’è, ma la realpolitik impone di dire altro.



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