Covid, oggi al Senato il voto sulla sfiducia a Speranza. Occhi puntati sulle mosse della Lega

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Il governo incassa il via libera definitivo al Piano nazionale di ripresa e resilienza, pronto ora per essere inviato a Bruxelles, ma proseguono le frizioni in maggioranza e oggi è in programma una nuova battaglia parlamentare sul ruolo del ministro della Salute, Roberto Speranza. Battaglia che arriva all’indomani del braccio di ferro sul coprifuoco. Se infatti ieri si è trovata una mediazione comune sulla revisione del coprifuoco a metà maggio in base ai dati dell’epidemia, vero è che sulla mozione che aboliva tout court il divieto di uscire di casa dopo le 22 presentata da FdI, Lega e Forza Italia non hanno votato, lasciando Pd, M5S, Leu e Iv a sostenere la linea dell’esecutivo. Una scelta che non è piaciuta agli alleati di governo e nemmeno a palazzo Chigi.

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Oggi, dunque, la scena si sposta al Senato, dove Fratelli d’Italia ha presentato una mozione di sfiducia nei confronti del ministro Speranza. Finora la Lega non ha chiarito quale sarà il suo comportamento al momento del voto: la maggioranza del partito ha più volte garantito al premier che non voterà contro il ministro ma Matteo Salvini ieri ha detto di voler ascoltare prima il sottosegretario Pierpaolo Sileri, M5S, critico verso Speranza. “Non può esistere una maggioranza a la carte” ha detto ieri in aula la capogruppo Pd Debora Serracchiani, su una linea condivisa da M5S e Leu.

In Senato tre le mozioni presentate: la prima a firma del capogruppo di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani, la seconda del senatore Gianluigi Paragone, leader di Italexit e la terza del senatore Mattia Crucioli di Alternativa C’è.

La Lega salva Speranza e annuncia che non voterà la mozione di sfiducia

Oggi molti gettano acqua sul fuoco. “Chiunque facesse cadere Mario Draghi avrebbe la strada sbarrata perché porterebbe l’Italia al default. Invece di avere un Paese potenzialmente leader in Europa, avrebbe un Paese fallito”, avverte il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta. Che poi ricorda come “in ogni caso il programma del Recovery è di sei anni e vincola anche il prossimo governo”.

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L’alleanza di governo “deve funzionare” taglia corto Maria Elena Boschi, capogruppo Iv alla Camera. “Non è in ballo il futuro del Pd o della Lega: è in ballo il futuro dell’Italia. Sapere che alla guida della macchina oggi c’è Draghi è un elemento di fiducia enorme. Ma non basta. I partiti più grandi devono smettere di farsi la guerra e pensare al bene comune dell’Italia”.

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