Covid Speranza alla Camera chiede unita tra battute e citazioni. Lo spettro della crisi agita i deputati

Covid, Speranza alla Camera chiede unità tra battute e citazioni. Lo spettro della crisi agita i deputati

La Republica News
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“Unità, unità, unità sul piano vaccinale”. Roberto Speranza evoca nel suo intervento alla Camera sul nuovo Dpcm e il piano vaccinale un altro momento chiave della storia politica italiana: quel “resistere, resistere, resistere” di Francesco Saverio Borrelli durante Mani pulite. Il ministro della Sanità parla fra le scampanellate di Roberto Fico e il brusìo di sottofondo che arriva dai banchi del centrodestra. Brusìo che diventa un “buuh” quando, fra gli altri, Speranza ringrazia il commissario straordinario Domenica Arcuri. Timidi applausi arrivano dai banchi del centrosinistra, dove non si sa ancora se ci sono un governo e una maggioranza. E a quei banchi, più di una volta, volge lo sguardo il super mascherato ministro della Sanità, che negli occhi sembra avere lo stesso dubbio.

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Timidi applausi. Più deciso e robusto quello che accoglie Mara Carfagna, che, guarita dal Covid, torna a presiedere l’aula di Montecitorio. Un saluto che a sinistra magari nasconde altro, la speranza che sia lei e i suoi amici forzisti a  salvare Giuseppe Conte. L’aula è comunque piuttosto tranquilla, divisa fra merito e propaganda. Merito anche del fatto che i deputati parlano fra loro e le telecamere della diretta tv sono spente. Allora pochi applausi. Tipo quello che accoglie la difesa fatta dal ministro degli scienziati contro “gli uomini delle caverne”. Pochi sussulti. Uno quando Delmastro Delle Vedove, fa rimbombare nell’aula la frase “andrebbero presi a calci nel culo”. Rivolto a governo e burocrati.

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Ma lo spirito di propaganda, nonostante l’appello di Speranza all’unità, non si placa. Il centrodestra ha buon gioco a sfruttare le divisioni del centrosinistra. Allora parla per primo il leghista Mauro Sutto. Lui vuole il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in aula. E visto che non c’è non si risparmia la battuta: “Capiamo che in questo momento sia magari più predisposto a trovare i cosiddetti responsabili che garantiranno una futura maggioranza che, ad oggi, oggettivamente, non c’è più”. Poi si spende nel magnificare quanto sono stati bravi i suoi sodali nel Trentino. Tutto il contrario del commissario Arcuri, che se ne deve andare “perché arriva sempre in ritardo”.

Il governo e Speranza, quindi sono incapaci. E Marcello Gemmato, truppe di Giorgia Meloni, barese dall’uso tipicamente meridionale della gestualità e delle mani, tipo i due indici puntati severi e ammonenti verso il ministro, va sulla stessa strada. Lui porta a conoscenza dell’universo mondo la bravura di Marche e Abruzzo nel combattere il virus. E chi sono i governatori di Marche e Abruzzo? Ma i compagni di partito di Gemmato, Marco Marsilio e Francesco Acquaroli.

La cosa non piace molto a Gennaro Migliore, renziano, e dunque ascoltato con interesse per capire cosa combinano quelli di Italia viva. Votano, alla fine, la risoluzione della maggioranza, con un piede sulla porta. Ma, nel frattempo attacca, Gemmato. “Lo voglio dire al collega di Fratelli d’Italia, che prima ha fatto un esempio, secondo me inopportuno, perché ha parlato dell’Abruzzo, che peraltro è stata l’ultima Regione a uscire dalla zona rossa e non è riuscita neanche a garantire il vaccino antinfluenzale”.

Propaganda contro propaganda. Perché poi Migliore si dilunga a spiegare quanto sia stata fondamentale il ruolo di Italia viva nella stesura di progetti e soluzioni. E per convincere della bontà delle sue parole e delle mosse di italia viva lascia agli atti parlamentari una memorabile citazione dantesca: “s’io m’intuassi, come tu t’inmii … significa la compenetrazione degli spiriti beati. Certamente qui di beati ne vedo pochi, però lei si immedesimi, faccia lo sforzo di dire che le tante cose che in questi provvedimenti sono state fatte, sono soprattutto il frutto di qualcuno che viene accusato sistematicamente di rompere l’unità e che, nel momento principale del bisogno, contribuisce con la qualità delle nostre idee”.

Citazione fra le tante citazioni. Il forzista Roberto Novelli vola alto con Keynes e la sua frase “nel lungo periodo saremo tutto morti” e poi plana su Enzo Jannacci e il suo motivetto” per vedere l’effetto che fa”, “Di nascosto”, aggiunge per colpire la comunicazione di Palazzo Chigi. Il dem Paolo Siano, medico, invece cita la sindrome di Kawasaki e la proteina Spike, per poi concludere che il problema è “convincere il signor Esposito di Secondigliano a vaccinarsi”. Altri medici intervengono e danno spiegazioni scientifiche.

Ma alla fine prende il sopravvento la politica e la polemica. E viene fuori la il problema se chiudere o non chiudere. Se bloccare l’economia o no, mettendo incontro un certo numero di morti, “La formazione politica di un liberale che è di centrodestra, una formazione economica e politica liberista, è chiaro che spinga a pensare a cosa ne sarà delle imprese”, dice il deputato del Misto Giorgio Silli, – “esorto veramente il Governo a mettersi una mano sul cuore, a dimenticarsi delle crisi di questi ultimi giorni e di concentrarsi sul vero motore del Paese che sono le imprese e le partite IVA”.

Il tema è sempre all’ordine del giorno. E a Silli e al centrodestra risponde Nicola Stumpo: “Non è vero che avendo più posti letto e facendo più morti si possono tenere i ristoranti. Possiamo dire, con serietà, che rafforzare, così come ci ha detto il ministro, il piano vaccinale e farlo nel minor tempo possibile è la possibilità di riaprire quelle serrande? – dice il deputato di Leu. – Ma possiamo dirci tra di noi che fin qui si è fatto tutto quello che si poteva fare, perché non si potevano allungare con l’acqua minerale le dosi di vaccino fin qui arrivate, perché i numeri che avevamo a disposizione sono stati fatti?  Stumpo poi non c’è la più a sentire evocare ancora una volta i banchi a rotelle della Azzolina. E chiede. “Possiamo farlo o dobbiamo stare qui ad allenare la giugulare inutilmente“.

Maria Teresa Baldini arriva, invece, a mettere sotto accusa il governo per la mancanza di forza del governo nel combattere le fake news sul Covid. E con involontario umorismo, arriva a dire: le notizie false sul Coronavirus raggiungono il 67 per cento del totale; se non siete in grado di fermarle, la minoranza, in Parlamento, ma che rappresenta la maggioranza nel Paese, come idee, è in grado di aiutarvi. “Il Presidente Silvio Berlusconi, che rappresenta in questo Paese, più di ogni altro, la storia della televisione e dei media in generale sarebbe in grado di darvi suggerimenti per risolvere il problema, credo, in mezz’ora”. Magari facendo una telefonata a Matteo Salvini e Luca Morisi. Ma

Baldini non lo dice.



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