Covid, Zangrillo: “Mascherine all’aperto segno di psicosi”. Gori: “No, è comportamento raccomandato”

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“La ripresa graduale della normalità deve essere reale e deve interessare tutti. Non ci devono essere voci ‘fuori dal coro’ per distinguersi e rispondere al proprio egocentrismo”. “Tornare alla normalità vuol dire curare tutti, vuol dire tornare ai valori più semplici dell’umanità, il primo dei quali è consentire al malato di vedere i propri congiunti ma, soprattutto piantarla di fare tamponi alla prima linea di febbre.

Oggi a Milano 9 persone su 10 portano ancora la mascherina all’aperto e questo, per me, non è un segno di responsabilità ma di preoccupante psicosi collettiva, figlia dell’ignoranza, della disinformazione e dell’irrazionalità”. E’ la riflessione di Alberto Zangrillo, prorettore dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano e direttore del Dipartimento di anestesia e terapia intensiva dell’Irccs ospedale San Raffaele.

Dopo un silenzio di diverse settimane torna a parlare, e a sollevare polemiche, il medico personale di Silvio Berlusconi e di Flavio Briatore. Il primario per mesi aveva sostenuto la tesi che il virus avesse perso forza, “che è meno letale”. Giurava: “Il virus è clinicamente morto”. E quando gli esperti del Comitato tecnico scientifico insorsero, replicò: “Io sono molto più scienziato di tanti autoproclamatasi tali!”. Le sue previsioni, tuttavia, non si sono avverate.

La replica di Gori: “No, è un comportmento raccomandato”

Alle dichiarazioni di Zangrillo replica Andrea Gori primario di Malattie Infettive del policlinico di Milano. “Le mascherine – afferma – hanno un valore riconosciuto da tutte le autorità sanitarie mondiali, siamo molto contenti se i contagi sono in calo e la situazione epidemiologica migliora. Ma la raccomandazione di tenere le mascherine e altri dispositivi di protezione individuale al chiuso e nei luoghi affollati rimane valida”. “Raccomandare l’uso della mascherina soprattutto nei luoghi chiusi e in quelli affollati – prosegue – non è frutto di una psicosi collettiva ma è un comportamento raccomandato per evitare la diffusione dei contagi: anche se oggi la situazione epidemiologica sta migliorando bisogna sempre mantenere comportamenti prudenti”.

 

Zangrillo descrive così la nuova fase che si sta aprendo

Ora lo specialista torna a parlare di pandemia in un’intervista all’Adnkronos Salute, descriveno così la sua visione della nuova fase che si sta aprendo, dopo che la curva dei contagi schizzata in alto con l’avvento della variante Omicron di Sars-CoV-2 ha cambiato direzione puntando verso il basso.

Cosa rimarrà dopo l’ennesima ondata Covid? E quali sono le priorità adesso?

“La cosa fondamentale – dice Zangrillo – è comprendere che o ripartiamo subito e realmente o distruggiamo irreparabilmente una società, fatta di persone, imprese, attività ma soprattutto di giovani che devono tornare a vivere sognando e potendo realizzare i loro progetti”.

Ma i messaggi devono essere chiari e trasparenti, osserva, anche nel trattare temi come i vaccini: “Chi, come me, lavora in terapia intensiva, ha toccato con mano il ruolo straordinario della profilassi vaccinale che deve essere patrimonio di tutti e non della politica urlata. Altrimenti la gente non capisce e i più deboli pensano al complotto”, ragiona.

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