Criptovalute, Ftx in bancarotta. Si dimette l’ex enfant prodige Bankman-Fried

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Fine corsa per Ftx, piattaforma per il trading di criptovalute, che dichiara il fallimento e fa ricorso negli Stati Uniti al Chapter 11, ovvero alla bancarotta assistita. Contestualmente, si dimette il suo amministratore delegato, Sam Bankman-Fried.

L’epilogo arriva dopo che, nei giorni scorsi, la concorrente Binance si era offerta di intervenire in suo aiuto, ma si era poi ritirata dall’ipotesi di acquisto.

In una nota ufficiale, la società ha spiegato che l’ex enfant prodige delle cripto, che fino a pochi giorni fa sedeva su un patrimonio valutato nell’ordine dei 16 miliardi, rimarrà in azienda per contribuire a una transizione ordinata. Il Chapter 11 è strutturato proprio per continuare a far operare una società mentre cerca di reperire le risorse per ripagare i creditori.

Ftx si aspetta infatti ora di avviare un processo che prevede la valutazione e la valorizzazione degli asset, per poi procedere ai rimborsi degli stakeholder. Il ceo sarà John J. Ray III. Nel fallimeto rientrano anche Ftx Trading, la società che possiede il sito web di trading globale Ftx.com, Alameda Research, la società di trading che fa arbitraggi di cripto, e anche Ftx Us, la piattaforma degli utenti americani. Come nota il Wsj, dopo l’annuncio il Bitcoin è tornato a scivolare verso 16.500 dollari ciascuno.

Il crollo dell’impero di SBF è stato rapidissimo: tutto è iniziato lo scorso fine settimana, con uno scambio su Twitter tra SBF e Changpeng Zhao (meglio noto come CZ), il ceo di Binance. Il 2 novembre, un articolo della rivista online di settore Coindesk sollevava dubbi sui rischi legati alla solvibilità di Alameda in caso di crollo del valore di Ftt, il token dell’exchange Ftx che costituiva il grosso degli asset della piattaforma di trading. Qualche giorno dopo, domenica 6 novembre, CZ annunciava sul social network: “A causa delle recenti rivelazioni emerse, abbiamo deciso di liquidare qualsiasi Ftt rimanente sui nostri libri contabili”; una posizione da 500 milioni di dollari. CZ ha evocato il caso Luna, il token dell’ecosistema Terra agganciato alla stablecoin UST fallito la scorsa primavera. “Liquidare i nostri Ftt è solo una gestione del rischio post-uscita, abbiamo imparato da Luna”, ha detto CZ.

Il crollo di Ftt e la corsa al ritiro dei depositi da parte dei clienti ha creato una situazione insostenibile. CZ si è così offerto di prestare aiuto e di rilevare Ftx, decidendo poi di rinunciare perchè “i problemi sono al di là del nostro controllo e della nostra capacità di aiutare”. Per molti, si può ormai parlare della crisi attuale come della “Lehman Brothers delle cripto”.

Mentre esplode la bolla Ftx, gli operatori della finanza “tradizionale” ci tengono a metter le distanze dal mondo cripto. “Mentre la maggior parte degli operatori finanziari”, dice Roberto Rossignoli, portfolio manager di Moneyfarm, “operano e commerciano in sedi regolamentate, nel sistema delle cripto la maggior parte degli scambi non sono regolamentati e mancano del tutto sia un’istituzione che vigili sul mercato, come ad esempio la Consob in Italia, sia salvagenti di ultima istanza, come quelli che hanno salvato il sistema finanziario nel 1998 o nel 2008”. Pertanto, “quando scoppia la bolla, le ripercussioni sono drastiche se confrontate con i mercati finanziari tradizionali”. Pensando ai clienti di Ftx in particolare, Rossignoli annota: “Al momento non possono ancora prelevare i propri fondi e chi aveva acquistato Bitcoin o altre criptovalute ha visto crollare il valore del proprio investimento. Binance, da parte sua, sembra aver pensato a salvaguardare se stessa più che i propri clienti. Mossa che, in futuro, potrebbe non metterla in cattiva luce di fronte a potenziali acquirenti. Alla fine, in un mondo senza regolatori, i clienti sono arrivati all’ultimo posto”.

Secondo S&P questa crisi si diffonderà nell’ecosistema delle risorse digitali, ma i rischi di contagio per la finanza tradizionale sembrano per ora contenuti. Di sicuro darà spinta all’impulso normativo, mentre si propaga un duro colpo per la credibilità dell’industria delle criptovalute. La scomparsa di una società considerata uno degli attori più affermati del settore può consolidare la percezione dell’industria delle criptovalute come uno spazio immaturo e altamente rischioso. L’obiettivo delle autorità di regolamentazione di promuovere anche l’innovazione può passare in secondo piano rispetto a queste priorità di protezione verso i clienti. Nonostante ciò, ribadisce S&P, è improbabile che i problemi di Ftx e altre potenziali debolezze del settore abbiano un impatto materiale sui mercati finanziari tradizionali o sull’economia globale, con l’esposizione della finanza tradizionale verso entità focalizzate sulle criptovalute che rimane limitata.

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