Crisi di governo dai dissidi sul Recovery allo strappo la genesi di una guerra di nervi

Crisi di governo, dai dissidi sul Recovery allo strappo: la genesi di una guerra di nervi

La Republica News
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Quando nasce la crisi del governo Conte?
Le prime avvisaglie della crisi a inizio dicembre, dopo l’intervista a Repubblica in cui il premier Giuseppe Conte annuncia l’imminente approvazione in Consiglio dei ministri del piano di gestione del Recovery fund, i 209 miliardi messi a disposizione dall’Unione europea per la ricostruzione post-pandemia.

Conte: “Non cadrò sul Mes, l’Italia approverà la riforma. Rimpasto no, confronto sì”

Cosa contesta Matteo Renzi?
Il leader di Iv critica inizialmente l’idea di Conte di affidare la “regia” del Recovery a una struttura piramidale, composta da tre ministri (Gualtieri, Amendola, Patuanelli), sei supermanager e cento esperti. Renzi contesta “un’inutile moltiplicazione delle poltrone” e mette sotto tiro anche la prima stesura del piano, definito “raffazzonato” con una quota ritenuta insufficiente (9 miliardi) per la Sanità.

Quali sono le altre questioni poste del leader di Iv?
Renzi chiede che venga attivato il Mes, il prestito da 37 miliardi soltanto per la Sanità, e che Conte ceda la delega ai Servizi segreti.

Qual è stata la risposta di Conte?
Il premier ha aperto una verifica di maggioranza, incontrando tutti i leader dei partiti che lo sostengono: sul Mes non ha ceduto, non ritenendo in questa fase indispensabili i fondi, e ha tenuto sinora per sé la delega ai Servizi segreti. Il governo ha invece riscritto il piano di utilizzo del Recovery, che è stato approvato dal Consiglio dei ministri martedì sera.

Conte e Renzi, dall’inizio della crisi, si sono mai incontrati?
Una volta sola, il 17 dicembre: Renzi, con la delegazione di Iv, va a Palazzo Chigi per un vertice che dura solo mezz’ora. Il senatore fiorentino consegna un documento con le richieste del suo partito (poi rilanciate in un dossier in 61 punti chiamato “Ciao”) e non entra neppure nel merito. Fa sapere che senza risposte entro i primi giorni del 2021 ritirerà l’appoggio al governo. Non ufficialmente, si apre la questione del rimpasto: Iv vuole profondi cambiamenti, preferirebbe un altro premier o un esecutivo istituzionale a guida Draghi, accetterebbe un Conte-ter ma solo previe le le dimissioni dell’avvocato. Il presidente del Consiglio, nel discorso di fine anno, dice no agli ultimatum e sfida Renzi, invitandolo a esprimere il suo dissenso in Parlamento. A una conta, insomma.

Qual è stata la posizione degli altri partiti della coalizione che sostiene Conte?
Pd e M5S hanno sempre difeso Conte, anche se i dem hanno mosso critiche alla task force sul Recovery plan non lontane da quelle di Renzi e hanno tentato di favorire un rimpasto. I 5S si sono sempre detti indisponibili a cambiare i propri ministri. Posizioni diverse anche sul Mes: favorevole il Partito democratico, contrari i 5Stelle.

Perché è degenerata la crisi di governo?
Renzi negli ultimi giorni ha mosso nuove accuse a Conte, anche sulla prudenza nella condanna delle manifestazioni pro-Trump a Capitol Hill. In una situazione di stallo, il premier fa sapere che, in caso di uscita di Italia Viva, nessun altro governo con i renziani sarà possibile. Mossa vista come una provocazione da Matteo Renzi, convinto che il premier voglia andare avanti senza di lui, con l’appoggio di un plotone di “responsabili” in parlamento, fuoriusciti da altri gruppi. Il partito democratico tenta fino all’ultimo una mediazione, Giuseppe Conte sale al Colle e propone in extremis a Renzi un patto di legislatura. Ma l’ex Rottamatore non indietreggia. E ritira dal governo le ministre Bellanova e Bonetti e il sottosegretario Scalfarotto. È l’ufficializzazione della crisi.



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