Crisi di governo Mastella Noi come gli spaventapasseri una follia votare ora. Renzi Va verso leutanasia

Crisi di governo, Mastella: “Noi come gli spaventapasseri, una follia votare ora. Renzi? Va verso l’eutanasia”

La Republica News
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“Mi chiamano, mi chiedono: allora, quanti siete? Ce la facciamo? Ci siamo sì, ma forse serviamo già come spaventapasseri”. L’ex ministro della Giustizia nel governo Prodi travolto da imprevedibile centralità. Come nelle vecchie Repubbliche.

Clemente Mastella, quindi lei fa il regista degli spaventapasseri?

“È una funzione, di questi tempi, di servizio. Senza sparare agli uccelli, senza munizioni, stiamo cercando di difendere il grano senza usare munizioni. Poi lo gestiranno altri, speriamo solo si salvi il Paese”.

Chi la chiama? Fuori i nomi. Se li ha.

“Non mi sento con Conte, non mi sento più con Renzi. Ma da quel lato e dall’altro, non da loro, arrivano più che altro sfoghi, domande. Se servono, credo ci sia un gruppetto di parlamentari che si pongono il problema del Paese, onestamente. Ma io rispondo a tutti solo per una questione di attaccamento alla comunità nazionale. Certo alcuni hanno pensato: se c’è Mastella di mezzo, vuoi vedere che questi trovano una quadra”.

Ma i numeri scarseggiano in aula, la paura è l’unica certezza.

“E la paura dei Responsabili mi pare abbia mosso qualcosa, ma le evoluzioni sono imprevedibili. Per me l’unica certezza è che il voto ora mi sembra una follia. Sono stato a Napoli poco fa, la gente mi fermava in un bar: ma davvero ci fanno andare a votare? Cittadini spaesati. Chiudono, aprono, richiudono, seconda ondata, terza ondata, poi la scuola sì, la scuola no, e la variante inglese che è peggio del paziente inglese. Cosa gli raccontiamo a questi nostri cittadini?”.

Clima incandescente.

“La crisi economica che morde e uccide. Ieri, per tutto il giorno, era bastata la parola:  Responsabili, come una volta Falqui. Uno spauracchio per costringere Iv a rinsavire. Poi Renzi ha fatto ritirare le ministre, è in una specie di vicolo cieco, a me sembra che lui e Conte, nelle diverse posizioni, stiano rischiando il suicidio insieme “

Ha da perdere molto di più, il senatore toscano, o no?

“Sì, ma Conte ovviamente non può uscire di scena e ha con lui un Movimento 5S totalmente senza guida”.

Come va a finire, secondo lei?

“Più difficile che prevedere la pace tra israeliani e palestinesi. Io resto il sindaco di una bellissima città che è Benevento, ma marginale. Non credo di avere un’attrattiva in particolare. Ma farò un’iniziativa politica, questo sì”.

La illustri.

“Mentre non mi sono occupato quasi per nulla dei Responsabili sul piano parlamentare, mi occupo invece dei Responsabili che aderiscono alla mia Teoria dei Viandanti in giro per l’Italia. Non la conosce, immagino”

Teoria filosofica.

“Ecco. Se vai avanti e intralci, deviare a sinistra. Se poi trovi un punto invalicabile, deviare a destra”

Corrente di pensiero antica. Molto praticata in terra beneventana

“Qualcuno può scherzare, ma a un mezzo milioncino di voti ci arrivo, anzi ci arriviamo. Ovviamente, però, quando sarà il momento sereno per le elezioni politiche. Ora no”.  

Torniamo al Parlamento in bilico e alla famiglia politica. C’è la posizione di sua moglie Sandra: da tempo è metà responsabile, sedeva con Forza Italia e intanto faceva campagna per De Luca in Campania.

“Ma Sandra ha dato dimostrazione di responsabilità in più casi, certo. Ha votato per Bellanova, è una che ha sempre ragionato con la sua testa, che ha cercato di ricomporre e non di distruggere”

Eppure lei ne sa qualcosa di governi caduti. Con Prodi finì malissimo…

“E a me lo dice. Lo deve dire a quei magistrati che arrestarono mia moglie, mandarono un avviso di garanzia a me, di fatto sciolsero il mio partito considerato da loro una compagine di disonesti. Poi in aula, i processi hanno dimostrato che così non era. Ricordo che rimasi davvero malissimo: quel giorno indimenticabile, in Aula, mi ritrovai alla presidenza solo con Chiti al mio fianco. Gli sarò grato finché campo. Gli altri mi lasciarono solo”.

Lei tuttavia staccò la spina.

“Però non dimentichiamo i dati oggettivi. Prodi voleva i voti di Cossiga e miei all’epoca dell’Udeur. Ma senza un riconoscimento politico. E noi ci dicemmo: ci dispiace, no. Violante presiedeva”.

Che consiglio darebbe a Renzi e Conte?

“Difficile ricomporre. Conte può perdere Palazzo Chigi, ma Renzi va verso l’eutanasia, lo danno al 2 o 3 per cento, certo io alle ultime regionali ho preso più di lui: 104mila voti, lui sui 65mila”.

È vero che sua moglie è arrabbiata col leader di Iv?

“Beh, Sandra ci è rimasta malissimo, per quel riferimento sarcastico di Renzi l’altra sera su lady Mastella. Io, noi, abbiamo sempre considerato sacro il rispetto della dignità dei singoli e dei vincoli familiari. Quattro anni fa, io cacciai dalla giunta a Benevento un mio assessore, Giorgione. E sa perché? Aveva firmato un post offensivo e razzista, in generale, in cui attaccava anche Renzi e sua moglie. Era l’estate del 2016: Renzi premier, io badi che ero col centrodestra. Ciò nonostante, ci sentimmo con mia moglie. Lei mi fa: secondo me, devi provvedere, non si aggredisce verbalmente una donna, la moglie del presidente del Consiglio. E invece lui non ha di queste finezze”   

Che quadro vede, adesso?

“Penso sia avvilente quello che accade. Non posso non usare una metafora perché ci battiamo il capo ogni giorno. Il Paese è un malato agonizzante e vede i medici litigare al proprio capezzale. La medicina, per una nazione, ha solo un nome: la politica. Possibilmente capace”.



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