Crisi di governo oggi i leader dellopposizione al Colle. Conte al lavoro su fase 2 subito nuovi gruppi poi il rimpasto

Crisi di governo, oggi i leader dell’opposizione al Colle. Conte al lavoro su ‘fase 2’: subito nuovi gruppi poi il rimpasto

La Republica News
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Dopo il premier, oggi tocca ai leader di opposizione salire al Colle. Ieri, Giuseppe Conte è stato ricevuto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: un incontro interlocutorio di 50 minuti, niente dimissioni, ma una seconda fase senza Renzi del Conte 2. Nel pomeriggio di oggi al Quirinale saliranno i leader di Lega, Fdi e Fi, mentre Matteo Renzi riunisce i gruppi di Italia viva.

Bisogna accelerare i tempi, dopo i 156 voti di fiducia ottenuti al Senato martedì sera. Il presidente del Consiglio deve fare in fretta. Prima allargare la maggioranza giallorossa, aggiungere al più presto una quarta gamba con gruppi alla Camera e al Senato, cinque i nomi in uscita tra Forza Italia e Iv per un patto di legislatura e rimpasto: è la road map concordata ieri da Conte coi vertici di Pd, M5s e Leu (e illustrata a Mattarella) nel primo giorno senza Iv.

E mentre i leader di opposizione oggi incontreranno il capo dello Stato, domani partirà il confronto tra governo e parti sociali sul Recovery Plan. Il presidente del Consiglio, infatti, ha convocato i sindacati alle 11 per un incontro molte volte sollecitato da Cgil, Cisl e Uil. Il Pd, intanto, continua a sostenere il premier e punta a una legge elettorale proporzionale.

Crisi di governo, Conte accelera sui gruppi: in arrivo altri 5 senatori. Nessuna apertura a Renzi

Conte accelera sui gruppi

Il governo deve rafforzarsi nel giro di una settimana: perché mercoledì prossimo si vota a Palazzo Madama sulla relazione di Alfonso Bonafede e l’esecutivo rischia di entrare di nuovo in crisi. Cinque senatori: ecco l’asticella minima che Giuseppe Conte indica ai leader dell’alleanza per blindare il governo. Si punta sul rientro nel Pd di 2-3 renziani (si parla di Comincini, Marino e Grimani), mentre altri tre forzisti migrerebbero verso la maggioranza. E se Matteo Renzi si dice convinto che gli ex alleati torneranno a bussare alla porta di Italia Viva, il premier su questo è determinato: nessuna apertura al senatore fiorentino. Che ieri è tornato alla carica ribattezzando il governo “Conte dimezzato” e cercando di mantenere compatti i suoi. Ma dalla maggioranza confidano di riportare ‘a casa’ i deputati e senatori di Iv che non ci stanno ad accomodarsi all’opposizione. E far nascere un nuovo gruppo di maggioranza a Palazzo Madama anche con nuovi arrivi da Fi e Udc. I numeri sono fragili, però. La nascita della “quarta gamba” della maggioranza è una priorità e l’obiettivo è fare presto, se possibile entro una settimana. C’è infatti una data segnata in rosso sul calendario: il 27, salvo rinvii, si voterà in Parlamento la relazione sulla giustizia del ministro e capo delegazione M5s Bonafede: Renzi ha già schierato Iv per il No e il centrodestra spera di saldare al Senato i suoi 140 voti ai 16 ‘superstitì di Iv, per battere il governo, confidando sul fatto che martedì l’asticella si è fermata a 156 e che la maggioranza non può sempre fare affidamento sulla presenza dei senatori a vita. Non accadrà, ribattono dal governo.

Dopo il voto di fiducia

Il governo e il nodo giustizia: la sfida dei numeri nelle commissioni blocca le riforme di Bonafede

Pd in sintonia con il premier

Il segretario dem Nicola Zingaretti è convinto nel sostenere la costruzione della nuova maggioranza senza Iv. Ma resta sulla linea del voto (con proporzionale) in caso di insuccesso. La priorità è l’allargamento. Non solo per il voto sulla giustizia, ma anche perché ora in quasi tutte le commissioni Iv tiene in scacco la maggioranza e invece se nascesse un nuovo gruppo sarebbe possibile un riequilibrio dei componenti. Evitato il “salto nel buio”, bisogna “correre” per dare “identità alla maggioranza”, ha detto ieri Nicola Zingaretti. Al ritorno di Renzi chiude con nettezza non solo Palazzo Chigi ma anche il Pd, con Goffredo Bettini. Il dirigente Dem immagina un percorso in due fase, “bisogna allargare la maggioranza o elezioni, il Pd non le teme”, ha avvertito. E per varare una legge elettorale di stampo proporzionale, la maggioranza dovrebbe dialogare con Fi, sostiene Bettini.

Il centrodestra oggi al Quirinale

I leader del centrodestra domani saranno ricevuti al Quirinale dal capo dello Stato, Sergio Mattarella. Un incontro per chiedere, tra l’altro, al presidente della Repubblica per mettere fine alla “compravendita parlamentare”. Fibrillazione in Forza Italia ci sono, nonostante Silvio Berlusconi abbia garantito di tenere unito il gruppo. Quelle di Renata Polverini e Mariarosaria Rossi potrebbero essere solo le avanguardie di altri “volenterosi azzurri” che potrebbero arrivare. E Fi si conferma, al momento, il partito a rischio smottamento nella coalizione di centrodestra. Almeno quanto l’Udc di Lorenzo Cesa, da oggi non più segretario nazionale del suo partito perché indagato per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione antimafia “Basso profilo” della Dda di Catanzaro. Matteo Salvini e Giorgia Meloni poi temono che Forza Italia si faccia tentare dalle sirene del “proporzionale” fatte risuonare dal premier nei suoi interventi in aula. Ma Berlusconi nega.

l’intervista

Crisi di governo, Di Maio: “Grazie al Recovery la maggioranza si allargherà. Renzi aiuta Salvini e Meloni”

M5s, Di Maio: “Grazie al Recovery la maggioranza si allargherà”

Si agitano anche i gruppi parlamentari pentastellati. Dieci senatori hanno intenzione di chiedere un incontro con Conte non per sbarrare la strada all’operazione ‘volenterosì ma per chiedere eguale attenzione ai temi del Movimento. Ma nel fronte M5s c’è soddisfazione per l’esito del voto a Palazzo Madama e la convinzione che si possa andare avanti con i ‘costruttori’. “I numeri ci dicono che il governo ha la maggioranza assoluta alla Camera e quella relativa al Senato. Sono fiducioso, penso che nei prossimi giorni ci sarà un consolidamento della maggioranza proprio intorno al Recovery Plan”, ha commentato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio su Repubblica. CHe lancia un appello “Il Recovery equivale al Piano Marshall del dopoguerra. Dobbiamo sentire, seppur con modestia, quello spirito. Metterci insieme come forze e realtà europeiste per scrivere un Recovery Plan all’altezza della situazione”.

Il Quirinale mette fretta

Al Senato continua la campagna di rafforzamento del fronte rossogiallo. Che quella sia la direzione è emerso anche nel vertice che il premier ieri ha avuto con i leader della sua maggioranza prima di andare al Colle. Un incontro interlocutorio, viene riferito. Silenzio assoluto dal Colle. Nella maggioranza si sostiene che in questa fase il presidente della Repubblica non voglia in alcun modo smettere i panni dell’arbitro, che abbia preso atto del voto di fiducia a Palazzo Madama. Per Mattarella al centro di ogni riflessione resta il Paese, i problemi dei cittadini in una fase di crisi sanitaria ed economica. Già nei due incontri di una settimana fa, prima e dopo l’annuncio del ritiro dei ministri di Iv da parte di Matteo Renzi, Mattarella aveva chiesto di “uscire velocemente dall’incertezza”.



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