Crisi di governo Renzi dure critiche a Conte ma non chiude a ipotesi di un patto Mai con la destra populista

Crisi di governo, Renzi: dure critiche a Conte, ma non chiude a ipotesi di un patto: “Mai con la destra populista”

La Republica News
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“Non abbiamo una pregiudiziale sul nome di Conte, ma non faremo mai un ribaltone e non daremo mai vita a un governo con forze della destra sovranista che abbiamo combattuto e contro le quali abbiamo fatto nascere questo governo. L’unica pregiudiziale: non faremo un governo con Salvini per avere uno sguardo populista sull’Europa”. Conferenza stampa sul tema della crisi di governo dominata (per circa 45 minuti) dal leader Matteo Renzi che critica con durezza il premier Giuseppe Conte, ma non chiude all’ipotesi di un patto. Solo una minima parte della conferenza stampa è stata concessa alle ministre e al sottosegretario dimissionari.

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“Siamo orgogliosamente costruttori – esordisce Renzi – ma prima di costruire vogliamo vedere il progetto. Noi abbiamo diciotto senatori estremamente liberi, non c’è il controllo del gruppo, ma hanno una idea della politica. Se c’è un progetto e allora possiamo immaginare un programma di fine legislatura, allora ci siamo. Se il tema è, ‘si forma il gruppo dei responsabili’, al premier abbiamo detto ‘fai pure, buon lavoro’. Li hanno cercati, non li hanno trovati, non è detto che li trovino domani. Se Conte ci sfida in Parlamento, sbaglia”.

“Non ci credo al voto – dichiara Renzi – perché il Parlamento non ha le condizioni per andare il voto, si andrà nel 2023”. “Non ci sono stati contatti con Conte” precisa rispondeno a una domanda. “Non è un problema di perdere la faccia – chiosa poi – se c’è una apertura politica si misura in Parlamento non in un angolo della strada (riferendosi alle dichiarazioni di Conte fatte poco prima, ndr), bisogna avere uno stile nel fare le cose. Se vuoi fare una apertura vera, la fai sui contenuti”.

“Abbiamo cancellato il bicameralismo – polemizza quindi con il premier – ma questo lo fai facendo una riforma costituzionale, non per prassi come ha detto in modo perfetto in Senato Zanda. Non lo fai facendo un emendamento di notte che esautora i ministri: non si fa così la politica. Se non si fa questo, non vi stupite se poi arriva un Trump”. “Ciò che è accaduto in America – ha aggiunto – è che si è ignorata la democrazia”.

“Non voglio perdere opportunità di cambiare il Paese che è molto di più che cambiare la faccia. Fare gli scatoloni non è semplice, dovete avere rispetto e dignità di chi si dimette per servire la Carta costituzionale”.

Viviamo una grande crisi non politica ma pandemica, stiamo discutendo da settimane dei pericoli legati alla pandemie, delle esigenze legate al vaccino. Davanti a questa crisi il senso di responsabilità consiste innanzitutto nel cercare di risolvere i problemi non di nasconderli. Siamo al fianco di donne e uomini che lavorano contro il virus, ma siamo consapevoli che la nostra responsabilità è dare risposte al Paese”.

“La crisi politica non è partita da Italia viva ma è aperta da mesi. E il salto di qualità che abbiamo chiesto l’hanno chiesto anche altre forze politiche dicendo, ‘guardiamoci negli occhi e risolviamo sanità, pandemia, lavoro, giovani, scuola, cultura, università”.

“Abbiamo detto, risolviamo i problemi aperti, questa è la politica, risolvere i problemi sui social è populismo. Ma la politica prevede il rispetto delle liturgie della democrazia. Si dice c’è la pandemia. Proprio perche c’è la pandemia, se durante la pandemia non rispetti le regole la democrazia non serve più a niente, non giochiamo con le istituzioni. I problemi si risolvono nelle sedi delle istituzioni. Questo prevede la costituzione che non è una storia su Instagran.

“Nell’affermare la fiducia incrollabile nel presidente della Repubblica e nel ruolo che ricopre noi pensiamo che si debbano affrontare i tre punti cardine che le ministre e il sottosegretario hanno scritto al premier”.

“Ci vuole coraggio lasciare un ministero e dimettersi. Se le forze politiche hanno voglia di affrontare i temi lo facciano ma senza rinviare. Senza continui giochi di parole, rinvii, comunicati roboanti sui social, la democrazia ha forme e se non vengono rispettate come accaduto fin troppe volte, allora bisogna avere il coraggio di dire  che il re è nudo, che le cose vanno messe su piatto e se serve dimettersi per affrontare la realtà ci si dimette”.

I tre punti sono semplici. Il primo è di metodo: abbiamo fatto nascere questo governo contro Salvini che chiedeva pieni potere, qualcuno che ci fa la morale era di andare a elezioni e consegnare Paese alla destra anti-europea e sovranista. I pieni poteri a Salvini non glieli volevamo dare, e non consentiremo a nessuno di avere pieni poteri. L’utilizzo ridondante delle dirette a reti unificate, l’uso in modo discutibile della delega all’autorità delegata dei serviz segreti, l’assegnazione costante alla stessa figura commissariale di tutti i centri di spesa legati alla pandemia, e la timidezza con cui sono state condannate le recenti manifestazioni Ua e il loro mandante, rappresentano per noi un vulnus alle regole del gioco. Chiediamo di rispettare le forme democratiche”.

Il secondo punto riguarda il merito, c’è la drammatica emergenza da affrontare, ma non può essere l’unico elemento che tiene in vita il governo, rispondere alla pandemia significa sbloccare i cantieri, riaprire le scuole, pensare all’occupazione giovanile, creare una strategia unitaria sulle politiche industriali dall’acciaio ai trasporti”. “L’Italia ha il più alto numero di morti, il Pil più basso, il maggior numero di giorni di scuola persi”.

Il terzo punto è il recovery plan, abbiamo fatto una battaglia sui fondi europei, ci avevano detto che eravamo irresponsabili, poi ci hanno dato ragione perchè abbiamo cambiato le cose, ad esempio l’impianto giustizialista della riforma della giustizia, le risorse sul turismo, il patent box. Sono stati fatti passi avanti certo, meno bonus più investimenti. Ma resta problema perché non prendiamo il Mes, ovvero più fondi per la sanità. Se siamo in emergenza servono più fondi per la sanità, non prenderli per un motivo ideologico è da irresponsabile. Irresponsabile è chi porta proprie ideologie contro la realtà. Non vogliamo più ideologia”.

“Voteremo a favore dello scostamento di bilancio, siamo pronti a votare per le misure sul covid, siamo pronti a dare sostegno in Aula per il decreto ristori per i piccoli, sennò muoiono. M non siamo pronti come quelli che per rimanere aggrappati al loro incarico di responsabilità fingono che va tutto bene”.

“Va tutto bene se la politica fa il proprio mestiere, fare le cose giuste che servono a propri figli, siamo pronti a dare una mano a parlare di tutto senza ideologia, stiamo dicendo che se c’è una crisi politica la si affronta nelle sedi istituzionali non negli spot in piazza, nei post su Facebook, ma nei tavoli politici (l’ultimo dei quali è stato convocato il 5 novembre e poi si è fermato), o in Parlamento, dove non se ne parla più dal 22 luglio. Chiediamo di discutere”.



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