Crisi di governo scatoloni e ultime riunioni. Cosi Bellanova e Bonetti preparano laddio a Conte

Crisi di governo, scatoloni e ultime riunioni. Così Bellanova e Bonetti preparano l’addio a Conte

La Republica News
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“Ragazzi, poche storie, preparate gli scatoloni”. Teresa Bellanova è una donna passionale e concreta, non le piace alimentare false illusioni. Quando di buon mattino arriva nel suo ufficio in Via XX Settembre prefersice evitare i convenevoli. Dice subito ciò che i collaboratori temevano, ma avrebbero preferito non sentire: da oggi (salvo miracoli) si torna a casa.

Che sarebbe finita così lo avevano capito già dalla sera prima, quando l’ultima stesura del Recovery Plan era arrivata via mail e la ministra, sfogliandolo con foga, era sbottata: “Sull’Agricoltura c’è troppo poco, non lo posso accettare”. E poi aveva chiamato Renzi per sfogarsi: “È chiaro che non c’è rispetto per noi e le nostre richieste, non abbiamo alternative, dobbiamo rompere”. Una dichiarazione di guerra che il giorno dopo prende la forma dei cartoni da riempire con gli effetti personali. D’altra parte “il tango non si balla mai da soli”, ragiona coi fedelissimi. “Conte ci vuole fuori? E noi lo accontentiamo”.

Pochi chilometri più in là, Elena Bonetti è dello stesso umore, solo che l’indole più mite la tiene al riparo da incandescenze. «Sono convinta che la battaglia è giusta», spiega allo staff col fiato sospeso. Ma per commuoversi ci sarà tempo, l’agenda è piena di appuntamenti e lei dice di confermarli tutti: “Lavoreremo come abbiamo sempre fatto, fino all’ultimo, semmai un minuto di più e non uno di meno”. Certo è faticoso.

“È stata un’esperienza straordinaria”, si lascia andare a un certo punto, la forma verbale già declinata al passato. Prima una lunga riunione con l’ufficio legislativo per valutare il Recovery ed evidenziare le numerose mancanze sul Family Act, da contestare nel Cdm notturno (anche) per giustificare l’astensione. Quindi un paio di incontri in videoconferenza, tra una telefonata e l’altra. Chiama una ministra, poi un paio di parlamentari: “Elena ma allora che fate? Davvero vi dimettete? Peccato, abbiamo fatto tanta strada insieme”, dicono tutti, come fosse un appello. E la voce della ministra un po’ si incrina. Tutti vogliono sapere, ma lei preferisce non sbilanciarsi: “Da brava scout io ho sempre lo zaino pronto”, risponde.”Quando Matteo mi chiamò, due estati fa, ero a Parigi: dovevo fermarmi lì un mese, insieme alla famiglia, per un corso di dottorato. L’ho presa nel giro di una notte la decisione che ha cambiato la vita a me e a a quella dei miei figli”. Una ministra per caso. E adesso la storia si ripete: al contrario, però. È di nuovo tempo di spostare la tenda.

Di nero vestite nel giorno più lungo, le due renziane indossano entrambe il colore del lutto per recitare l’ultimo atto del governo giallorosso. Sanno bene che, qualunque cosa Renzi decida, questa è l’ora del commiato. Il capo non ha cambiato idea, ma se pure accadesse, se per un miracolo la frattura con Conte tornasse a posto, da oggi loro saranno comunque fuori dal palazzo. Anche se domani la maggioranza raggiungesse un accordo, a salire sulla giostra non saranno Bellanova e Bonetti. Hanno giurato fedeltà al leader e il leader ha fischiato la fine: semmai Italia Viva restasse in partita toccherà ad altri. Non più all’ex bracciante che ha scalato il paradiso né alla prof di matematica strappata all’Accademia.

Nessuna delle due se ne fa un cruccio. “Tornerò in Parlamento e continuerò a fare politica, non si libereranno facilmente di me”, promette minacciosa Teresa. “Torno ai miei studi”, sospira Elena. Fiere dell’ultima battaglia nella notte. vendere cara la pelle in Cdm.
 


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