Crisi di governo scontro nella notte sul Mes nellultimo cdm giallo rosso. Gualtieri e Speranza contro Bellanova Le tue parole fanno gelare il sangue

Crisi di governo, scontro nella notte sul Mes nell’ultimo cdm giallo-rosso. Gualtieri e Speranza contro Bellanova: “Le tue parole fanno gelare il sangue”

La Republica News
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ROMA – Lo scontro più duro si consuma nel mezzo della notte, sul Mes. Le finestre della sala della presidenza del Consiglio, al primo piano di Palazzo Chigi, sono aperte. Entra un’aria gelida, fuori ci sono 2 gradi. “E’ assurdo quello che andate a dire in giro su questo e sul piano pandemico – esplode Roberto Speranza – Vi invito a non farlo mai più. Non è vero che noi non curiamo le persone, queste dichiarazioni mi fanno raggelare il sangue”. Il ministro della Salute attacca Teresa Bellanova, che aveva appena annunciato: “Sul Recovery ci asteniamo perché in piena pandemia, per motivi ideologici, avete deciso di dire no anche a un pezzo di Mes”. È il culmine dell’ultimo Consiglio dei ministri del governo giallo-rosso. Nervoso. Teso come mai prima. 

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Sono le 23:36 della notte quando, dopo un apparente confronto tutto nel merito, si comincia a urlare. Fino a quel minuto, fino all’ultimo momento utile le delegazioni di Pd, Leu e Movimento 5 stelle hanno sperato che la minaccia non arrivasse a compiersi. Hanno creduto bastasse spiegare, come hanno fatto prima il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, poi quello delle Politiche europee Vincenzo Amendola, infine il responsabile del Sud Peppe Provenzano, su quanti e quali punti è cambiato il progetto del Recovery Plan. Anche recependo le richieste di Italia Viva e di parte del Pd sui maggiori investimenti necessari.

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Con pazienza, il responsabile del Mef spiega perché non si possono usare tutti i fondi solo per i progetti nuovi (si innalzerebbe enormemente il debito). Interviene Dario Franceschini, esprime tutto l’apprezzamento dei dem per il lavoro fatto. Dopo di lui Speranza, che chiede di guardare a quanto si è ottenuto in Europa, a come questo governo abbia saputo farlo. Sono le 22:30 e nulla è ancora successo.

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Romano Prodi è andato in tv, a Di Martedì, a dire che “Renzi è come Bertinotti, chiederebbe a Conte anche il ponte per la Sardegna”. Per questo, secondo l’ex presidente del Consiglio, il cui governo cadde nel 2008 per i mancati voti in Senato delle delegazioni centriste di Lanfranco Dini e Clemente Mastella, l’attuale premier fa bene a cercare di stanarlo. A dire “se rompe, rompe”.

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Parole che il Pd legge con entusiasmo, ma che fanno innervosire ancora di più Matteo Renzi e i suoi.

Elena Bonetti prende la parola. “In generale, quello che pensiamo di fare, ve lo dirà dopo Teresa. Io penso che il piano sia migliorato, ma che la parte progettuale non sia all’altezza di quella strategica”. Non ci sono ancora, sostiene, “i fondi per l’imprenditoria femminile che riteniamo centrali”. Le ribatte subito Gualtieri promettendo più risorse. Ma nulla, tocca a Bellanova, che – pur riconoscendo i miglioramenti – chiede subito: “E Il Mes?”.

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È lì che si comprende che tutto è perduto. Perché il Mes era l’unico punto di caduta realmente impossibile da trovare. Ancora Gualtieri: “Il Mes non c’entra nulla, è uno strumento del tutto diverso e non alternativo. Non ha nulla a che fare con quello di cui stiamo parlando oggi”. Gli danno man forte il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia, poi lo stesso Conte, per spiegare come si tratti di un debito che non garantisce automaticamente maggiore spesa sanitaria.

La ministra dell’Agricoltura apre il testo del piano pandemico e comincia a leggere a pagina 25, “quando la scarsità rende le risorse insufficienti rispetto alla necessità i principi di etica consentono di fornire trattamenti necessari preferibilmente a quei pazienti che hanno maggiori probabilità di trarne beneficio”. Il ragionamento è: non prendiamo il Mes, ci rassegniamo al fatto che i più fragili muoiano. Speranza esplode: “Non potete dire una cosa del genere! Questo documento è una bozza di lavoro con dentro una riflessione molto più articolata. È riservata e tale doveva restare”. Interviene anche Giuseppe Conte, che finora si è limitato – a parte una rapida battuta proprio sul fondo salva-Stati – a passare la palla a tutti coloro che parlavano in sua difesa. “È inaccettabile – dice il premier – inaccettabile”. Bellanova continua. “Noi sul Recovery non possiamo che astenerci”:

E poi: “Il mondo dell’agricoltura è in sofferenza, non avete fatto nulla”. Gualtieri tira fuori come da un cassetto 700 milioni in più, ma le cose non cambiano. Quindi sbotta: “Che senso ha stare qui a trattare sul Recovery se avete già deciso tutto! Non ho capito se la vostra astensione è legata a questioni di merito o se è preventiva”. Bellanova farfuglia. Chiede altre risorse. Provenzano promette una revisione delle programmazione dei fondi di coesione. “Ho già detto cosa manca, riprendete quello che ho detto”, chiede la renziana.

Tocca ad Alfonso Bonafede. Il capo delegazione M5S chiede più soldi per la realizzazione di nuove scuole. Oltre a un sistema per cui il coordinamento della digitalizzazione della Pa sia tutto in capo al ministero diretto dalla grillina Paola Pisano. Seduto al suo fianco, Luigi Di Maio pone un altro problema di merito, ma non interviene nella discussione politica.

Si chiude alle 00:51 con le parole di Conte, che dà appuntamento a oggi alle 21:30 per la proroga dello stato di emergenza e le modifiche al dpcm. Se tutto va come annunciato, Elena Bonetti e Teresa Bellanova lasceranno le loro sedie vuote.



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