Crisi di governo voto su Bonafede a rischio in aula. Il Pd insiste su Conte meglio tentare il ter

Crisi di governo, voto su Bonafede a rischio in aula. Il Pd insiste su Conte: meglio tentare il ter

La Republica News
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È l’ora delle scelte, per il Nazareno. Il Pd le ha provate tutte per allargare la maggioranza, invano. Ora tocca a Giuseppe Conte prendere l’iniziativa. Per evitare che il governo si schianti e il Paese precipiti in una crisi di sistema tale da compromettere la campagna vaccinale, il Recovery plan e la credibilità faticosamente riconquistata in Europa.

“I numeri non ci sono”, è il messaggio che gli ambasciatori dem recapitano nel pomeriggio a palazzo Chigi. I Responsabili latitano e dai senatori di Italia viva arrivano segnali troppo timidi per poterci fare affidamento. Se dunque il premier intende andare alla conta in Parlamento su un tema divisivo come la giustizia – è il ragionamento – deve sapere che ha davanti due soli scenari: o scendere subito a patti con l’arcinemico Matteo Renzi, l’unico che può garantirgli la sopravvivenza in aula, oppure cadere, col rischio di trascinare l’Italia alle urne nel pieno di un’emergenza sanitaria, in procinto di diventare anche sociale. A meno che non decida di imboccare l’unica strada che consentirebbe di scongiurare sia l’uno che l’altro: salire al Quirinale prima di mercoledì, dimettersi e ricevere un nuovo incarico per dar vita al Conte ter. Soltanto in questo caso i “costruttori” in sonno potrebbero risvegliarsi e offrire la loro disponibilità a sostenere il nuovo governo.

Il caso

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A sera è il Nazareno a indicare il percorso per uscire dal cul de sac. Affidando al vicecapogruppo della Camera Michele Bordo una serie di avvertimenti. Primo: “Il Pd non ha mai puntato e non punta alle elezioni anticipate e in questi mesi è la forza che di più si è spesa con la propria iniziativa per evitarle”, Una decisa frenata rispetto alla linea “o Conte o voto” che ha scatenato la rivolta dei parlamentari e che a un certo punto, sondaggi alla mano, sembra aver tentato il premier. Della serie: una volta chiusa la stagione giallorossa nulla è scontato, potrebbe anche iniziarne un’altra, magari con una maggioranza formato Ursula, che allarghi il fronte ai moderati contrari alla torsione sovranista del centrodestra. “Una situazione difficilissima”, ammettono i Zingaretti boys, provocata dalla “scelta irresponsabile di Renzi”. Per risolvere la quale “il Pd si sta adoperando”, è l’ultimo avviso ai naviganti, “per garantire sulla base di un programma di legislatura un governo autorevole con una base parlamentare ampia e stabile”. Un doppio messaggio, interno ed esterno, che serve ai Democratici per proposi come l’unica forza “unita e responsabile” in un quadro politico che sembra ormai fuori controllo. Rivolto sia al partito, diviso tra chi vorrebbe ricucire con Italia viva per salvare il salvabile e il vertice attestato sulla linea contiana del “mai più”. Sia a un presidente del Consiglio che si è arroccato, del senatore di Firenze non vuole sentir parlare ma non è in grado neppure di convincere gli ex grillini fuoriusciti a tornare all’ovile.

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In mattinata è Francesco Boccia a provare a sparigliare: “Noi ci siamo sempre stati, Renzi lo sa. Possiamo confrontarci in qualsiasi momento, il problema è non farlo con un ricatto”, apre al dialogo il ministro. “Servono fatti”, incalza pure Graziano Delrio, quasi a invocare “un gesto” di ravvedimento da parte del capo di Iv. Che in tanti si augurano possa arrivare dopodomani in aula, quando si voterà la relazione Bonafede sulla giustizia. Se i renziani non dovessero schierarsi contro, è opinione diffusa, i giochi si potrebbero riaprire. E i muri di oggi cadere. È quello che per tutto il giorno chiedono importanti senatori del Pd. “Per rilanciare la legislatura e l’attività del governo, fermiamo la guerra e ragioniamo intorno a un tavolo”, twitta il capogruppo Andrea Marcucci, considerato però assai vicino al leader di Iv. Ma senza giri di parole lo dice anche Andrea Romano, portavoce di Base riformista: “Oggi è fondamentale dare all’Italia un esecutivo che abbia una solida base parlamentare, sanando la ferita provocata dalla scelta irresponsabile di Italia viva”. Un passo necessario, soprattutto per evitare di schiacciarsi troppo su Conte: “Una cosa è dire che rappresenta un punto di equilibrio della maggioranza”, altro metterlo al centro “delle future alleanze elettorali del Pd” su cui si “discuterà al momento opportuno”, avverte Romano. “Confondere questi due piani adesso rischia” persino di “compromettere l’allargamento della maggioranza”. Zingaretti è avvisato.


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